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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:48

L'HITLER CHE NON TI RACCONTANO

Premessa: in questo scritto non c'è la minima intenzione di emettere giudizi morali o politici sul nazismo ma solo di raccontare fatti storici dei quali non parla mai nessuno... ma che restano comunque certi, documentati e indiscutibili.
Dopo la prima guerra mondiale la Germania fu costretta a ripagare le spese di guerra e il paese, pochi anni prima il più ricco d'Europa, precipitò nella miseria. Fu il periodo ricordato come Repubblica di Weimar che gli economisti citano come esempio da manuale di quello che può andare storto quando i governi hanno il potere illimitato di stampare denaro. Questo è ciò che citano ma come spesso accade è solo una mezza verità. La mezza verità che fa comodo ai signori del denaro e dell'interesse usuraio. L'iperinflazione portò alla follia di stampare banconote come quelle sotto che pagavano si e no una cena familiare.


Dopo 12 anni di questa situazione il popolo tedesco era in condizioni così disperate che nel '33 fu facile cedere il controllo del paese a un dittatore, dando ad Adolf Hitler il controllo totale sullo stato, la politica e sull'economia tedesca. Una situazione economica simile l'aveva affrontata Abramo Lincoln dopo la guerra di secessione americana. Come Lincoln, Hitler si trovò a un bivio: sottostare alla schiavitù del debito usuraio internazionale o creare una propria moneta. Come Lincoln, anche Hitler scelse la seconda soluzione e, come Lincoln, fece poi una brutta fine.
Hitler sosteneva che: "Il bisogno aiuta gli esseri umani a vedere più chiaramente e perciò ha messo il popolo tedesco in grado di aprire gli occhi. Sotto la costrizione di questa necessità in primo luogo ci siamo resi conto che prima del capitale c'è una cosa ancora più essenziale per una nazione: la sua capacità di lavorare e di produrre. Non servono riserve in oro e valuta estera se c'è un'industria ben pianificata ed efficienza nelle risorse umane. E nel sistema produttivo nazionale tedesco questi due fattori esistono."
A quel punto il governo tedesco decise di emettere moneta e assumere il controllo del credito. Un milione di nuovi marchi di Credito dello Stato furono emessi per finanziare opere pubbliche. I progetti previsti per il finanziamento andavano dal controllo delle inondazioni, riparazione di edifici pubblici e residenze private, costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali, strutture portuali a quella che, nel mondo, era la più lunga autostrada dell'epoca.
I banchieri profetizzarono un rapido fallimento ma la profezia si rivelò completamente sbagliata: in quattro anni la Germania raggiunse la piena occupazione e divenne la più efficiente potenza produttiva del mondo.
Tutto questo sotto gli occhi preoccupati del mondo finanziario internazionale. Entro due anni , il problema della disoccupazione era stato in gran parte risolto, il paese aveva una moneta stabile ed era di nuovo in piedi.
In quel momento, dopo la crisi del '29, milioni di persone negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano nella miseria.
La Germania fu sottoposta a boicottaggi e ad un embargo perché la sua moneta “non era ben vista” ma riuscì a ripristinare il commercio estero utilizzando un sistema di baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali, senza creare debito, senza movimento di capitali e senza deficit commerciale.
I nazisti erano arrivati al potere nel 1933 con l'economia al collasso totale, con i debiti di guerra da pagare e nessuna prospettiva di investimenti o di crediti esteri. Ma nel giro di quattro anni, attraverso una politica monetaria indipendente e di credito sovrano, ottenne la piena occupazione. In soli quattro anni il Terzo Reich era riuscito a trasformare la Germania in bancarotta nella più forte economia d'Europa!
Per pagare i costi della guerra di secessione anche Abramo Lincoln aveva scelto la strada di emettere moneta di carta, garantita dallo stato e non vincolata al valore dell'oro, per non sottostare al ricatto e all'usura delle banche inglesi.
L'esperimento stava dando i suoi frutti quando Lincoln fu ucciso. Settantacinque anni dopo la Germania di Hitler ci riprovò con successo e sappiamo come è finita. Cent'anni dopo anche Kennedy provò a fare qualcosa di simile e fece la stessa fine...
Evidentemente a qualcuno questi stati che si stampano la propria propria moneta non vanno proprio giù!
Si racconta che nel 1936 Winston Churchill abbia detto al generale USA Robert E. Wood : "La Germania sta diventando troppo forte e dobbiamo distruggerla"... Poi,nel primo dopoguerra, scriveva a Lord Robert Boothby: ”Il crimine imperdonabile della Germania di Hitler è stato il suo tentativo di staccare la sua potenza economica dal sistema commerciale internazionale e di creare il proprio meccanismo di scambio impedendo al mondo finanziaro la possibilità di profitto”... Il successo economico della Germania era, per la finanza internazionale, un fenomeno da ostacolare ad ogni costo prima che "l'epidemia" si diffondesse. Il successo era stato mostrato al mondo in occasione delle Olimpiadi del 1938 ed è tutt'ora un fenomeno economico senza precedenti nella storia: La Germania finanziò per 12 anni l'economia interna (e 6 anni di guerra) senza oro e senza debito e ci vollero tutto il mondo capitalista e e quello comunista messi insieme per distruggere il potere tedesco e riportare la Germania sotto il tallone dei banchieri. Questa storia non compare in nessun libro di testo delle scuole odierne. Ciò che appare nei libri di testo moderni è l'inflazione disastrosa della Repubblica di Weimar per giustificare l'ascesa del nazismo. Ma nulla si dice dei successi delle politiche economiche naziste. La scusa è che il nazismo - il male assoluto - è un periodo da dimenticare e guai a evidenziarne i lati positivi!
Ancora una volta la storia è scritta dai vincitori che ti raccontano solo la parte di verità che fa comodo ai signori del denaro e dell'usura bancaria!

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:44

LA REPUBBLICA DELLE TASSE - La tassa più facile"

"Vile, tu uccidi un uomo morto!" disse il moribondo Franceso Ferrucci a Maramaldo che lo stava finendo con una pugnalata.
Oggi si dice anche "è come sparare sulla Croce Rossa" e lo si fa parlando di azioni vigliacche verso esseri indifesi che non possone né reagire né fuggire. Due frasi fatte su misura per le tasse più infami e vigliacche che colpiscono una cosa immobile, in bella vista senza alcuna possibilità di fuga. Sono le tasse più facili da applicare: le tasse sulla casa.
Chi compra una casa lo fa con risparmi accumulati che naturalmente sono stati già tassati. Oppure la pagherà a rate con i risparmi futuri, avanzati da quello che lo stato gli lascerà in tasca dopo averlo spremuto come un limone. Anche in questo caso si tratta di quattrini già tassati. Ma appena questi risparmi già tassati diventano mattoni, muri e tetti diventano oggetto di nuove tasse. Lo capisce anche un bambino che la casa in cui si abita è più fonte di costi che di reddito ma lo stato non capisce. O fa finta di non capire e tassa brutalmente. Immaginiamo qualcuno che abbia speso 200.000 € per acquistare una casa con soldi risparmiati negli anni e tenuti in banca. Su quei soldi avrà già pagato altri 200.000 € di tasse. Se li ha tenuti in banca ed è riuscito ad incassare il 5% annuo di interesse avrà pagato 2.700 € di tasse ogni anno. Oltre il 70% degli italiani preferisce non avere soldi in banca ma vivere fra quattro mura proprie da padrone in casa propria. Ma allo stato non si sfugge! Arrivi dal nnotaio e paghi l'imposta di registro. Se hai chiesto un prestito ad una banca paghi anche un'imposta catastale proporzionale al valore dell'immobile. Se acquisti da una impresa costruttrice paghi anche l'IVA con percentuali dal 4 al 22%. Paghi tutto e finalmente entri in casa tua. Se però hai la pretesa di entrare in garage con la tua auto devi pagare la tassa sul passo carraio. Spera di non avere una tenda che faccia ombra sulla pubblica via perché altrimenti scatta la tassa sull'occupazione di suolo pubblico (tassa sull'ombra! ) Se tu avessi tenuto i tuoi 200.000 €uro sotto il materasso non sarebbero costati un centesimo ma avendoli trasformati in abitazione ti sei messo in bella vista e ti becchi l'IMU-TASI-TARES... ECC. Poi si aggiunge un'altra tassa infame: la tassa sui rifiuti. In altra sede abbiamo scritto di come, per applicarci sopra l'IVA (22%), l'abbiano ribattezzata servizio. Ma se fosse un servizio dovrebbe essere proporzionale al peso/volume dell'immondizia prodotta. Invece è proporzionale alla superficie dell'appartamento. Col risultato che un anziano pensionato che vive in 100 mq paga come una famiglia di 6 persone che abita un appartamento identico. Peggio ancora un appartamento vuoto che non produce immondizia paga come se fosse abitato da una grossa famiglia. Alle tasse e imposte sulla casa non sfugge nessuno. Nelle zone di frontiera qualcuno ha pensato di comprarsi la casa all'estero, qualche kilometro più in la. Appena lo stato se ne accorge pretende una tassa pari allo 0,76% annuo sul valore della casa. Roba da morire di invidia per gli zingari che con 200.000 € si comprano un camper grande come un appartamento e non pagano un cent di tasse!
Alcune delle innumerevoli tasse che gravano sulle nostre case:
IVA - L'IVA si paga allo Stato se si acquista l'immobile da una impresa.
Esistono varie aliquote, a seconda che si acquisti come prima o seconda casa.
L’aliquota a carico dell'acquirente è del 4% per la prima casa, del 10% per le altre abitazioni non di lusso e del 22% per cento per quelle di lusso.
Imposta di registro - L'imposta di registro si paga allo Stato al momento dell'acquisto dell'immobile ed è proporzionale al valore dell'immobile, secondo certi coefficienti stabiliti dallo Stato. Esistono varie aliquote variabili, a seconda che si acquisti da imprese o da privati e se l'immobile è prima o seconda casa.
Imposta ipotecaria e catastale - È una tassa che si paga allo Stato in seguito a volture catastali e trascrizioni, iscrizioni e variazioni nei pubblici registri immobiliari, in proporzione ad aliquote stabilite dallo Stato. Se si acquista da un privato, entrambe le imposte corrispondono a 168 € (se si puo’ godere delle agevolazioni, per la prima casa). Senza agevolazioni l’imposta ipotecaria corrisponde al 2% del valore catastale e quella di registro costa un altro 7%
Tassa sui passi carrabili - Tassa che si paga al Comune per accedere dalla proprietà privata alla strada comunale con l'automobile. Tipica tassa medioevale: sei libero di avere una casa ma devi pagare per poter entrare e uscire!
IVIE - Imposta sul valore degli immobili all'estero - Chi possiede un immobile all'estero deve pagare ogni anno una tassa corrispondente allo 0,76% del suo valore, in concomitanza col saldo dell'Irpef ed usando il modello Unico per dichiararla.

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:42

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI

Per i credenti fu un grande miracolo, per i non credenti, gli atei e gli agnostici è una barzelletta che fa ridere da 2.000 anni e più.
Ma non tutti ridono: le banche hanno preso esempio da Gesù Cristo e ripetono il "miracolo" ogni giorno. Vediamo di capire dove sta il trucco:
Considerate il caso ipotetico di una piccola città con una sola banca .
Vendi la tua casa per 100.000 Euro e li depositi sul tuo conto corrente.
La banca è autorizzata legalmente a prestare il 90% di questa somma e concede un mutuo di 90.000 Euro al Sig Bianchi per acquistare la casa del Sig. Neri. La banca incasserà dal Sig Bianchi sia il capitale su questo prestito che l'interesse. Si supponga che il tasso di interesse medio sia del 6,25%.
In 30 anni il Sig. Bianchi darà alla banca 199,490 Euro. Utile = 109.490 €
Il Sig. Neri ora deposita i 90.000 Euro sul suo conto corrente presso l'unica banca cittadina che potrà legalmente prestare 81.000 Euro (il 90% di 90.000) che in 30 anni diventeranno 179.541. Utile = 98.541 €
Il processo continua fino a quando la banca avrà "prestato" 900.000 €, (che non aveva ma che non ha in deposito) sul quale raccoglierà 900.000 € in capitale e 985.410 € di interessi , per un totale di 1885,41 Euro.
Tutto partendo dai 100.000 € che tu hai versato e tenuto sul tuo C/C per 30 anni.
In questo periodo la banca ti avrà dato (se va bene) 35.000 € di interesse incassandone 985.000 con un utile netto di 950.000 €.
Creati dal nulla... perché i 100.000 iniziali non erano suoi ma i 950.000 € netti finali sono suoi.
Creati dal nulla perché, avendo in cassa solo i tuoi 100.000 €, ne ha prestati ben 900.000.
E senza correre rischi perché i mutui erano garantiti da ipoteche.
Per 30 anni la banca è stata l'effettiva proprietaria dei beni ipotecati e, se qualche mutuo non è stato rimborsato, ne è diventata anche la definitiva proprietaria.
La cosa strana e che, nel caso di Gesù, bisogna credere ai miracoli mentre nel caso delle banche è tutto perfettamente normale e credibile!

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:20

Euro, perché non poteva funzionare

Ad Aprile 1989 la Commissione Delors pubblica il suo rapporto contenente il piano di attuazione della decisione politica di introdurre la moneta unica europea. I membri della Commissione sono per la maggior parte banchieri, e questo spiega molte cose. Il loro piano prevede tre fasi.
A Luglio 1990 ha inizio la prima, che prevede il completamento della creazione del mercato interno e la rimozione dei residui ostacoli all'integrazione finanziaria, in particolare la liberalizzazione del mercato dei capitali, che è, come vedremo, fondamentale.
A Gennaio 1994 ha inizio la seconda, che prevede il coordinamento delle politiche monetarie nazionali ed il rafforzamento dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht, che era stato firmato a Febbraio 1992.
A Gennaio 1999 ha inizio la terza, che prevede la fissazione irrevocabile dei rapporti di cambio. La nuova moneta inizia ad essere utilizzata nelle transazioni commerciali e sui mercati finanziari, ma occorre attendere fino a gennaio 2002 per vedere fisicamente la faccia del mostro, cioè le nuove banconote e le nuove monete.
Il nome scelto per il mostro è Euro. Quello della vecchia moneta scritturale del defunto SME, cioè Ecu è stato abbandonato, si dice per non mettere in imbarazzo i tedeschi.
E' una storia divertente, che vale la pena raccontare. In tedesco 'un Ecu' si traduce con 'ein Ecu', che però si pronuncia esattamente come 'eine Kuh', che significa 'una vacca'.
Nomen omen, non c'è che dire, perché se non proprio una vacca la nuova moneta si rivela presto una vaccata.
A quattordici anni di distanza non è necessario disturbare lasaelsignùr quali scienziati per concludere che il progetto non ha funzionato, che non funziona e che non funzionerà mai, e che nonostante gli uomini del regime ed i loro lacchè dei media si dannino per convincerci del contrario anziché contribuire a sviluppare il commercio nell'ambito dell'Eurozona l'ha gettata e la sta mantenendo in una profonda crisi.
Non sono io a dirlo, ma i dati, cioè disoccupazione, salari, pensioni, prezzi e imposte che ognuno di noi può verificare sulla propria pelle ogni giorno.
Eppure è da oltre trent'anni che i più accreditati specialisti del pianeta dibattono e pubblicano lavori scientifici su questo argomento. Se i politici europei avessero voluto documentarsi prima di prendere le loro sciagurate decisioni, le fonti non mancavano. Come vedremo, la spiegazione è un’altra.
A Settembre 1961 l'economista canadese Robert A. Mundell pubblica un lavoro che gli frutterà il premio Nobel, nel quale enuncia la teoria della Optimal Currency Area, o OCA.
L'idea centrale di questa teoria è che un'unione monetaria tra paesi diversi può reggere solo se essi costituiscono un'area valutaria ottimale, cioè un'area nella quale i prezzi ed i salari sono perfettamente flessibili ed i fattori della produzione sono perfettamente mobili.
In altri termini, se viene imposta un’unica moneta ad un gruppo di paesi strutturalmente diversi ne deriveranno squilibri nei loro conti con l’estero che non potranno essere corretti svalutando le monete nazionali dei paesi importatori netti e rivalutando quelle dei paesi esportatori netti, perché tutti usano la stessa moneta.
Così avremo da un lato paesi più competitivi, che diverranno esportatori netti ed accumuleranno crediti crescenti verso quelli più deboli, e paesi meno competitivi, che diverranno importatori netti ed accumuleranno debiti crescenti verso quelli più forti.
Se il costo delle materie prime utilizzate dalle loro industrie è una variabile esterna sulla quale nessuno di essi ha alcun controllo l’equilibrio potrà essere ristabilito soltanto abbassando il costo del terzo fattore della produzione, e cioè il costo del lavoro.
I paesi più deboli dovranno cioè tagliare i salari, forzare i lavoratori a rilocalizzarsi, cioè ad emigrare in cerca di lavoro e dulcis in fundo accettare un elevato livello di disoccupazione per tenere sotto controllo l’inflazione. In caso contrario la moneta unica diventerà progressivamente sempre meno sostenibile, ed alla fine collasserà.
Non serve una laurea in Economia per comprendere che nemmeno i singoli paesi dell’Eurozona presi uno ad uno possono essere considerati aree economicamente omogenee, cioè OCA.
Non lo sono né la Spagna né l’Italia, dove gli squilibri tra le regioni più forti e quelle più deboli anziché ridursi si stanno talmente aggravando da mettere in serio pericolo l’unità nazionale.
Sorprendentemente, almeno agli occhi di un osservatore superficiale, non lo è nemmeno la Germania, dove ai tradizionali squilibri tra le ricche regioni del sud e quelle più povere del nord si sono aggiunti quelli ancora più profondi tra esse ed i Länder orientali recentemente annessi.
Figurarsi se potrà mai essere considerata OCA l’Eurozona, con i suoi diciassette paesi parlanti quattordici lingue diverse, con diciassette ordinamenti giuridici diversi, diciassette legislazioni fiscali diverse, diciassette sistemi educativi diversi, diciassette mercati del lavoro diversi e soprattutto con tremila anni di guerre, di odio e di diffidenze reciproche che aspettano solo un pretesto per riesplodere.
In teoria il marchingegno potrebbe forse funzionare se le aree forti dell’Unione (non ridete!) Europea, in pratica i paesi della ex area del marco, fossero disponibili ad effettuare trasferimenti fiscali, cioè trasferimenti di risorse nette, verso i paesi periferici, come avviene da sempre negli Stati Uniti.
Solo in teoria però, perché le forze politiche conservatrici d’Europa si oppongono da decenni a misure di questo tipo anche all’interno dei singoli paesi. In Italia si parla di federalismo fiscale, altrove si usano altri termini, ma la logica è dappertutto la stessa: a ciascuno il suo, e che gli altri si arrangino. E’ difficile costruire qualcosa su basi simili. E’ altrettanto difficile credere che i leader politici europei abbiano preso un abbaglio così gigantesco, che abbiano cioè preso decisioni così importanti senza valutarne le conseguenze. Sapevano benissimo cosa sarebbe successo introducendo nella disomogenea Eurozona una moneta più debole del marco tedesco, ma più forte di quelle di tutti gli altri paesi. La crisi era prevista e voluta, perché solo attraverso di essa le elite europee avrebbero potuto attuare la più gigantesca redistribuzione dei redditi mai tentata nella storia e la cancellazione della maggior parte dei diritti dei cittadini al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Un progetto sinistro, che oltre ad aver annientato il benessere della maggior parte di noi si sta preparando a cancellare ogni residua traccia di democrazia in Europa.
In altre parole, un progetto nazista.

By Sergio der Kampfuhn

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Giovedì, 03 Settembre 2020 12:44

LA MONATA UNICA

Nella parlata veneta il vocabolo mona è generalmente utilizzato per indicare l'organo sessuale femminile della specie umana, ma oltre a questo pur rispettabile utilizzo ne conosce altri non meno interessanti e degni di attenzione. Chi dice a qualcuno "sei un mona" intende affermare che il proprio interlocutore ha una scarsa consapevolezza e/o comprensione della realtà che lo circonda. In altre parole che è uno stupido. La predetta espressione è sovrapponibile al romagnolo "sei un patacca", al lombardo "sei un pirla", al toscano "sei un bischero" ed al sudtirolese "du bist ein Dummkopf". L'espressione derivata hai fatto una monata significa hai commesso un errore, una sciocchezza, un'idiozia. Ecco, il senso del titolo di questo articolo è esattamente questo: creare una moneta unica ed imporla ad un'area economicamente disomogenea come l'Unione (non ridete! ) Europea è stato un errore, una sciocchezza, un'idiozia... insomma una monata! Con l'imposizione della monata unica, pardon, della moneta unica, i paesi dell'Eurozona si sono preclusi la possibilità di compensare gli squilibri dei loro conti con l'estero svaluando o rivalutando la propria moneta, a seconda del fatto che siano importatori netti o esportatori netti. Sul costo delle principali materie prime, in particolare petrolio e gas, i paesi dell'Eurozona non hanno alcuna possibilità di influire perché sono in massima parte importate dall'esterno. L'unica opzione disponibile è attuare una politica di deflazione interna, cioè ridurre il costo del lavoro per recuperare competitività. Ridurre il costo del lavoro significa da un punto di vista macroeconomico ridurre la domanda interna, quindi mettere in crisi le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, che debbono ridurre l'attività, licenziare e nei casi più gravi chiudere bottega. Si innesca cioè un ciclo recessivo: le aziende riducono l'attività o chiudono, il PIL cala, la disoccupazione cresce, il potere di acquisto delle famiglie cala, la domanda interna cala, le aziende riducono ulteriormente l'attività o chiudono e così via. I dati salienti relativi dal 2012 parlano chiaro: transazioni immobiliari -50%, immatricolazioni auto nuove -40%, turismo interno -30%, consumi delle famiglie -24%. Tempo fa, in concomitanza con le futili dichiarazioni rese 'in inglese' - così almeno crede lui - da "Sua Sobrietà" al World Economic Forum di Davos, le agenzie diffusero la buona novella che il PIL italiano del 2013 sarebbe stato di almeno un punto percentuale inferiore a quello già bassissimo del 2012. Tutto quello che hanno da dire i loschi figuri è che il rimedio è l'austerity, che occorre 'più Europa', che l'€uro è irreversibile, e meno male che ce l'abbiamo, sennò chissà mai cosa ci accadrebbe. Che curare una recessione con misure deflattive come l'austerity "lo chiede l'Europa" e soci a venire sia grossomodo come spegnere un incendio con un secchio di benzina, a questo punto sono in molti ad averlo capito. Senza che ci sia bisogno di scomodare il buon John M. Keynes, che lo ha scritto 84 anni fa, nel 1936. Lorsignori no? Dato che presi uno ad uno non sono più coglioni della media nazionale, c'è da pensare che il bi e il ba lo conoscano benissimo, dopotutto lo sa qualsiasi 'fagiolo' di Economia. Ma allora la logica che sta dietro alle loro scelte politiche è un'altra. Sta a vedere che è collegata agli interessi di chi da questa politica criminale ci guadagna, e ci guadagna miliardi...

Facciamo così, ci penso un pochino sopra e ne riparliamo alla prossima puntata.

By Sergio Der Kampfuhn

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