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Venerdì, 04 Settembre 2020 13:26

VEDIAMO IL BLUFF

“Fatte er nome, poi fai qello che te pare!” recita un antico detto romano.
Detto che i tedeschi di “Crande Cermania” hanno fatto proprio e che è diventato il loro abituale “modus operandi”.
Ma i crucchi non sono così virtuosi come vorrebbero far credere.
Ma i crucchi non stanno così bene in salute come i mercati e lo spread cercano di dimostrare.
Perché i crucchi imbrogliano sui conti e nascondono sotto il tappeto l'immondizia dei loro conti truccati.
Qualche esempio? Il debito pubblico. Il loro debito pubblico “ufficiale” è il terzo del mondo dopo USA e Giappone.
Quasi 2.200 miliardi di €uro. Oltre l'85% del loro prodotto interno lordo annuo (PIL).
Quando l'Italia è al 140% circa. Ma questa differenza è apparente perché i crucchi sono autorizzati a truccare i conti.
L'Italia ha una specie di Banca pubblica (Cassa depositi e prestiti) i cui debiti sono conteggiati nel debito pubblico nazionale.
La Germania ha lo stesso tipo di banca (Kreditanstalt für Wiederaufbau – KfW -) che ha debiti per oltre 650 milioni di €uro che, stranamente, non sono conteggiati nel debito pubblico tedesco.
Se lo fossero, come in tutte le altre nazioni europee, il debito schizzerebbe a un molto meno virtuoso 120% rispetto al proprio PIL.
Ma è solo l'inizio. Fra le banche di tutto il mondo, Deutsche Bank è la banca che ha “in pancia” la maggior quantità di titoli derivati: 55.650 miliardi di €uro pari a 21 anni di PIL tedesco attuale e di 33 anni di PIL italiano.
Di questi (dicono gli esperti) almeno 1.000 miliardi di titoli sicuramente “tossici”... più o men carta straccia.
Se la Germania dovesse correre in aiuto alla SUA banca il suo debito salirebbe a percentuali italogreche rispetto al suo PIL.
Circa il 133%. In prospettiva futura la situazione tedesca è drammaticamente peggiore di quella italiana.
Uno studio (tedesco, non italiano!) dell'Università di Friburgo ha certificato che nel tempo la Germania starà sempre peggio rispetto alla nostra “Italietta”.
Il Prof. Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie all’Università di Friburgo, guarda i debiti pubblici dell'area €uro attuali dividendoli fra “ESPLICITI” (i titoli di debito pubblico emessi) e "IMPLICITI"
"IMPLICITI" sono i debiti futuri, conseguente all'invecchiamento della popolazione ed al conseguente maggior costo per pensioni e assistenza sanitaria.
E qui - chi l'avrebbe mai detto! - l'Italia risulta di gran lunga lo stato più virtuoso dell'area €uro e fra i primi al mondo.
I valori riportati in tabella sono riferiti all'anno 2015 ma le proporzioni sono rimaste sostanzialmente invariate
Il buon professore, per carità di patria, si guarda bene dal citare i trucchi contabili e tutti i vari rischi del "sistema Germania” altrimenti il debito totale tedesco sarebbe nell'ordine del 250% del PIL!
Come si evince dalla tabella, in prospettiva futura la nostra “Italietta” starà molto meglio di tutte le nazioni dell'area €uro.
Perché dunque sottostare alle imposizioni di austerity imposte da questa Europa “germanocentrica” ?
Perché non fanno loro politiche di austerity senza imporre a noi le misure recessive che ci stanno dissanguando e mettendo in ginocchio?
La risposta è facile: perché non abbiamo una classe politica all'altezza della situazione.
La differenza fra Germania e Italia è semplicemente questa: La Germania perde sempre le guerre ma vince sempre la pace.
Noi siamo capaci a volte di vincere la guerra e di perdere poi la pace che ne segue.
Ma siamo in una situazione in cui l'Italia ha tante carte favorevoli da giocarsi:

1 – Risparmi privati di oltre 4 volte il debito pubblico (oltre 8.000 miliardi- dati Bankitalia)
2 – Ricchezza pubblica in immobili, partecipazioni societarie, scorte auree (3.000 mld)
3 – Il debito pubblico di oltre 2.000 miliardi (ma "coperto" da un patrimonio di 3.000 mld)

Non ridete! Non siamo impazziti! Un debito di questa entità è un'arma micidiale perché, per un debito piccolo, la preoccupazione è del debitore; ma se il debito è troppo grande sono i creditori a doversi preoccupare!
Ci manca solo una classe politica che prenda coscienza di questi nostri punti di forza, che vada in Europa e giochi la “partita della vita” andando a vedere il bluff degli Anglo-franco-tedeschi.
ALL IN!!!... e il piatto è nostro!

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:44

LA REPUBBLICA DELLE TASSE - La tassa più facile"

"Vile, tu uccidi un uomo morto!" disse il moribondo Franceso Ferrucci a Maramaldo che lo stava finendo con una pugnalata.
Oggi si dice anche "è come sparare sulla Croce Rossa" e lo si fa parlando di azioni vigliacche verso esseri indifesi che non possone né reagire né fuggire. Due frasi fatte su misura per le tasse più infami e vigliacche che colpiscono una cosa immobile, in bella vista senza alcuna possibilità di fuga. Sono le tasse più facili da applicare: le tasse sulla casa.
Chi compra una casa lo fa con risparmi accumulati che naturalmente sono stati già tassati. Oppure la pagherà a rate con i risparmi futuri, avanzati da quello che lo stato gli lascerà in tasca dopo averlo spremuto come un limone. Anche in questo caso si tratta di quattrini già tassati. Ma appena questi risparmi già tassati diventano mattoni, muri e tetti diventano oggetto di nuove tasse. Lo capisce anche un bambino che la casa in cui si abita è più fonte di costi che di reddito ma lo stato non capisce. O fa finta di non capire e tassa brutalmente. Immaginiamo qualcuno che abbia speso 200.000 € per acquistare una casa con soldi risparmiati negli anni e tenuti in banca. Su quei soldi avrà già pagato altri 200.000 € di tasse. Se li ha tenuti in banca ed è riuscito ad incassare il 5% annuo di interesse avrà pagato 2.700 € di tasse ogni anno. Oltre il 70% degli italiani preferisce non avere soldi in banca ma vivere fra quattro mura proprie da padrone in casa propria. Ma allo stato non si sfugge! Arrivi dal nnotaio e paghi l'imposta di registro. Se hai chiesto un prestito ad una banca paghi anche un'imposta catastale proporzionale al valore dell'immobile. Se acquisti da una impresa costruttrice paghi anche l'IVA con percentuali dal 4 al 22%. Paghi tutto e finalmente entri in casa tua. Se però hai la pretesa di entrare in garage con la tua auto devi pagare la tassa sul passo carraio. Spera di non avere una tenda che faccia ombra sulla pubblica via perché altrimenti scatta la tassa sull'occupazione di suolo pubblico (tassa sull'ombra! ) Se tu avessi tenuto i tuoi 200.000 €uro sotto il materasso non sarebbero costati un centesimo ma avendoli trasformati in abitazione ti sei messo in bella vista e ti becchi l'IMU-TASI-TARES... ECC. Poi si aggiunge un'altra tassa infame: la tassa sui rifiuti. In altra sede abbiamo scritto di come, per applicarci sopra l'IVA (22%), l'abbiano ribattezzata servizio. Ma se fosse un servizio dovrebbe essere proporzionale al peso/volume dell'immondizia prodotta. Invece è proporzionale alla superficie dell'appartamento. Col risultato che un anziano pensionato che vive in 100 mq paga come una famiglia di 6 persone che abita un appartamento identico. Peggio ancora un appartamento vuoto che non produce immondizia paga come se fosse abitato da una grossa famiglia. Alle tasse e imposte sulla casa non sfugge nessuno. Nelle zone di frontiera qualcuno ha pensato di comprarsi la casa all'estero, qualche kilometro più in la. Appena lo stato se ne accorge pretende una tassa pari allo 0,76% annuo sul valore della casa. Roba da morire di invidia per gli zingari che con 200.000 € si comprano un camper grande come un appartamento e non pagano un cent di tasse!
Alcune delle innumerevoli tasse che gravano sulle nostre case:
IVA - L'IVA si paga allo Stato se si acquista l'immobile da una impresa.
Esistono varie aliquote, a seconda che si acquisti come prima o seconda casa.
L’aliquota a carico dell'acquirente è del 4% per la prima casa, del 10% per le altre abitazioni non di lusso e del 22% per cento per quelle di lusso.
Imposta di registro - L'imposta di registro si paga allo Stato al momento dell'acquisto dell'immobile ed è proporzionale al valore dell'immobile, secondo certi coefficienti stabiliti dallo Stato. Esistono varie aliquote variabili, a seconda che si acquisti da imprese o da privati e se l'immobile è prima o seconda casa.
Imposta ipotecaria e catastale - È una tassa che si paga allo Stato in seguito a volture catastali e trascrizioni, iscrizioni e variazioni nei pubblici registri immobiliari, in proporzione ad aliquote stabilite dallo Stato. Se si acquista da un privato, entrambe le imposte corrispondono a 168 € (se si puo’ godere delle agevolazioni, per la prima casa). Senza agevolazioni l’imposta ipotecaria corrisponde al 2% del valore catastale e quella di registro costa un altro 7%
Tassa sui passi carrabili - Tassa che si paga al Comune per accedere dalla proprietà privata alla strada comunale con l'automobile. Tipica tassa medioevale: sei libero di avere una casa ma devi pagare per poter entrare e uscire!
IVIE - Imposta sul valore degli immobili all'estero - Chi possiede un immobile all'estero deve pagare ogni anno una tassa corrispondente allo 0,76% del suo valore, in concomitanza col saldo dell'Irpef ed usando il modello Unico per dichiararla.

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:42

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI

Per i credenti fu un grande miracolo, per i non credenti, gli atei e gli agnostici è una barzelletta che fa ridere da 2.000 anni e più.
Ma non tutti ridono: le banche hanno preso esempio da Gesù Cristo e ripetono il "miracolo" ogni giorno. Vediamo di capire dove sta il trucco:
Considerate il caso ipotetico di una piccola città con una sola banca .
Vendi la tua casa per 100.000 Euro e li depositi sul tuo conto corrente.
La banca è autorizzata legalmente a prestare il 90% di questa somma e concede un mutuo di 90.000 Euro al Sig Bianchi per acquistare la casa del Sig. Neri. La banca incasserà dal Sig Bianchi sia il capitale su questo prestito che l'interesse. Si supponga che il tasso di interesse medio sia del 6,25%.
In 30 anni il Sig. Bianchi darà alla banca 199,490 Euro. Utile = 109.490 €
Il Sig. Neri ora deposita i 90.000 Euro sul suo conto corrente presso l'unica banca cittadina che potrà legalmente prestare 81.000 Euro (il 90% di 90.000) che in 30 anni diventeranno 179.541. Utile = 98.541 €
Il processo continua fino a quando la banca avrà "prestato" 900.000 €, (che non aveva ma che non ha in deposito) sul quale raccoglierà 900.000 € in capitale e 985.410 € di interessi , per un totale di 1885,41 Euro.
Tutto partendo dai 100.000 € che tu hai versato e tenuto sul tuo C/C per 30 anni.
In questo periodo la banca ti avrà dato (se va bene) 35.000 € di interesse incassandone 985.000 con un utile netto di 950.000 €.
Creati dal nulla... perché i 100.000 iniziali non erano suoi ma i 950.000 € netti finali sono suoi.
Creati dal nulla perché, avendo in cassa solo i tuoi 100.000 €, ne ha prestati ben 900.000.
E senza correre rischi perché i mutui erano garantiti da ipoteche.
Per 30 anni la banca è stata l'effettiva proprietaria dei beni ipotecati e, se qualche mutuo non è stato rimborsato, ne è diventata anche la definitiva proprietaria.
La cosa strana e che, nel caso di Gesù, bisogna credere ai miracoli mentre nel caso delle banche è tutto perfettamente normale e credibile!

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:41

LA LIRA FINTA DEL VENTUNO


L'Europa si stava “leccando le ferite” dopo essere uscita devastata dalla prima guerra mondiale. Tutti quanti malconci, i vinti e i vincitori. La Germania era la più malridotta con cifre spaventose da pagare come danni di guerra ma le sue industrie non erano state intaccate perchè la guerra aveva toccato in minima parte il suolo germanico. L'Italia invece, anche se vincitrice, si trovava con intere regioni distrutte che andavano ricostruite e debiti con i fornitori dell'esercito che bisognava pagare. Erano tempi in cui il valore della moneta di una nazione era legato alle scorte auree e stampare banconote equivaleva a svalutare la propria moneta nei confronti delle monete estere. Epure in Germania si scelse questa strada arrivando ad una svalutazione mai vista nella storia che portò ad un cambio di 4 miliardi di marchi per comprare un dollaro.
In Italia scelsero una strada diversa: l'emissione di BUONI da 1 Lira (valore attualizzato 1,5 Euro circa). Queste monete avevano valore legale ma NON erano vera moneta in quanto potevano circolare solo sul mercato interno. Tuttavia l'immissione di una massa di circolante sul mercato portò indubbi benefici senza alterare il rapporto di cambio con l'estero. Cosa fondamentale per un paese essenzialmente importatore di materie prime come il nostro. A questo provvedimento ne seguirono altri, anche molto discussi, che portarono la lira a “quota novanta” ovvero a 90 Lire per una Sterlina contro le oltre 150 Lire del periodo 1919-1920. E' stato uno degli ultimi casi di moneta battuta direttamente da uno stato senza ricorrere alle banche.

Sessant'anni prima lo aveva fatto, negli Stati Uniti, Abramo Lincoln con l'emissione dei Greenbacks, dollari di carta emessi direttamente dallo stato per pagare i costi della guerra civile. Dieci anni dopo lo fecero la Germania di Hitler, il Giappone e, in parte l'Italia di Mussolini. Quarant'anni dopo, ci riprovò John F. Kennedy ma non ebbero fortuna: fecero tutti la stessa fine di Abramo Lincoln... morti ammazzati

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:35

ITALIA - LA REPUBBLICA DELLE TASSE - TASSE MEDIOEVALI

E' il motto del made in Italy. Ma non solo...anche quando si tratta di sprecare denari rastrellati con le tasse, possono impegnarsi quanto vogliono. Ma non ci batte nessuno.

Le tasse medioevali - La tassa di passaggio-1
Il Comune di Milano ed altri hanno introdotto
un ecopass a pagamento avente, dicono, la riduzione dell’inquinamento atmosferico. Ma l'inquinamento dipende per il 90% dal riscaldamento abitativo! Per cui altro non è che la tassa che i gabellieri medioevali riscuotevano alle porte delle mura delle città.
Le tasse medioevali - La tassa di passaggio-2
Naturalmente tassare l'ingresso in città non era sufficiente.
Per cui fu introdotta la tassa per entrare ed uscire da casa propria:
La tassa sui passi carrai.
Ricorda le imposte medievali ma nasce nel 1997. Il Governo diminuì i fondi all’Anas ed ai comuni consentendo però di “rifarsi” sui cittadini.
Le tasse medioevali - (ius primae noctis? ).
La tassa sugli sposi
In alcuni comuni viene chiesto un corrispettivo per poter celebrare il matrimonio in Comune.
E' la casa di tutti i cittadini...ma a “noleggio” per chi vuole sposarsi.
A Roma, ad esempio, costa € 200 sposarsi in Campidoglio nel week-end.
Il Comune di Sorrento incassa da questa gabella 6 milioni di euro all’anno.

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:29

IL DEBITO CHE NON C'E'

Una volta lo stato faceva debiti solo in circostane eccezionali: calamità naturali, guerre, grandi opere pubbliche... in ogni caso mai si sarebbe pensato di far debiti per acquistare carta stampata travestita da moneta.
I suoi quattrini lo Stato se li stampava da solo senza intermediari... come la banconota sottostante che fu l'ultima appartenente allo Stato Italiano e, pertanto, a noi tutti... ai cittadini italiani.
L'ultima banconota "nostra" perché da quel momento le banconote italiane furono emesse da un Istituto Bancario appartenente a un pool di banche private che, per non dare nell'occhio, si chiamava Banca d'Italia.
Da quel momento lo stato iniziò a farsi prestare soldi pagando fior di interessi. Mentre prima l'unico costo era quello, insignificante, della carta e della tipografia.
Erano i primi anni '80 e l'Italia, uscita stremata da una guerra disastrosa, aveva "rimesso insieme i cocci" riuscendo a raggiungere un periodo di boom economico che aveva stupito il mondo. E riuscendo a indebitarsi solo di una cifra pari a 115 miliardi degli attuali €uro.
Oggi i miliardi di debito sono 2.272 pari a oltre il 130% del PIL nazionale.
Le spiegazioni che vengono date al fenomeno sono le più disparate e fantasiose, per il "popolo bruto" la più gettonata è il costo della politica, per altri l'evasione fiscale, per altri ancora il costo esagerato di uno stato burocrate e sprecone.
Hanno ragione un po' tutti ma ancora più ragione hanno quei pochi che, dopo essersi fatti quattro conticini, hanno scoperto la verità: dal 1982 a oggi abbiamo pagato oltre 3.500 miliardi di interessi sul debito pubblico. Per cui il debito pubblico attuale è costituito ESCLUSIVAMENTE dagli interessi pagati dallo stato alle banche per farsi prestare quei quattrini che, fino agli anni '80, venivano stampati A COSTO ZERO!
Meditate gente... meditate!

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:25

GLI STIPENDI RUBATI


Se qualcuno vi chiedesse il nome del politico europeo, di lingua tedesca, con lo stipendio più alto voi cosa rispondereste?

Il 97% degli interrogati ha risposto Angela Merkel.
Invece la risposta esatta è Luis Durnwalder, presidente della provincia di Bolzano.
25.600 Euri il nostro contro i 18.500 di Angela Merkel.

Peraltro superata anche dall'Ambasciatore italiano a Berlino che si "pappa" oltre 200.000 Euro l'anno.

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:20

Euro, perché non poteva funzionare

Ad Aprile 1989 la Commissione Delors pubblica il suo rapporto contenente il piano di attuazione della decisione politica di introdurre la moneta unica europea. I membri della Commissione sono per la maggior parte banchieri, e questo spiega molte cose. Il loro piano prevede tre fasi.
A Luglio 1990 ha inizio la prima, che prevede il completamento della creazione del mercato interno e la rimozione dei residui ostacoli all'integrazione finanziaria, in particolare la liberalizzazione del mercato dei capitali, che è, come vedremo, fondamentale.
A Gennaio 1994 ha inizio la seconda, che prevede il coordinamento delle politiche monetarie nazionali ed il rafforzamento dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht, che era stato firmato a Febbraio 1992.
A Gennaio 1999 ha inizio la terza, che prevede la fissazione irrevocabile dei rapporti di cambio. La nuova moneta inizia ad essere utilizzata nelle transazioni commerciali e sui mercati finanziari, ma occorre attendere fino a gennaio 2002 per vedere fisicamente la faccia del mostro, cioè le nuove banconote e le nuove monete.
Il nome scelto per il mostro è Euro. Quello della vecchia moneta scritturale del defunto SME, cioè Ecu è stato abbandonato, si dice per non mettere in imbarazzo i tedeschi.
E' una storia divertente, che vale la pena raccontare. In tedesco 'un Ecu' si traduce con 'ein Ecu', che però si pronuncia esattamente come 'eine Kuh', che significa 'una vacca'.
Nomen omen, non c'è che dire, perché se non proprio una vacca la nuova moneta si rivela presto una vaccata.
A quattordici anni di distanza non è necessario disturbare lasaelsignùr quali scienziati per concludere che il progetto non ha funzionato, che non funziona e che non funzionerà mai, e che nonostante gli uomini del regime ed i loro lacchè dei media si dannino per convincerci del contrario anziché contribuire a sviluppare il commercio nell'ambito dell'Eurozona l'ha gettata e la sta mantenendo in una profonda crisi.
Non sono io a dirlo, ma i dati, cioè disoccupazione, salari, pensioni, prezzi e imposte che ognuno di noi può verificare sulla propria pelle ogni giorno.
Eppure è da oltre trent'anni che i più accreditati specialisti del pianeta dibattono e pubblicano lavori scientifici su questo argomento. Se i politici europei avessero voluto documentarsi prima di prendere le loro sciagurate decisioni, le fonti non mancavano. Come vedremo, la spiegazione è un’altra.
A Settembre 1961 l'economista canadese Robert A. Mundell pubblica un lavoro che gli frutterà il premio Nobel, nel quale enuncia la teoria della Optimal Currency Area, o OCA.
L'idea centrale di questa teoria è che un'unione monetaria tra paesi diversi può reggere solo se essi costituiscono un'area valutaria ottimale, cioè un'area nella quale i prezzi ed i salari sono perfettamente flessibili ed i fattori della produzione sono perfettamente mobili.
In altri termini, se viene imposta un’unica moneta ad un gruppo di paesi strutturalmente diversi ne deriveranno squilibri nei loro conti con l’estero che non potranno essere corretti svalutando le monete nazionali dei paesi importatori netti e rivalutando quelle dei paesi esportatori netti, perché tutti usano la stessa moneta.
Così avremo da un lato paesi più competitivi, che diverranno esportatori netti ed accumuleranno crediti crescenti verso quelli più deboli, e paesi meno competitivi, che diverranno importatori netti ed accumuleranno debiti crescenti verso quelli più forti.
Se il costo delle materie prime utilizzate dalle loro industrie è una variabile esterna sulla quale nessuno di essi ha alcun controllo l’equilibrio potrà essere ristabilito soltanto abbassando il costo del terzo fattore della produzione, e cioè il costo del lavoro.
I paesi più deboli dovranno cioè tagliare i salari, forzare i lavoratori a rilocalizzarsi, cioè ad emigrare in cerca di lavoro e dulcis in fundo accettare un elevato livello di disoccupazione per tenere sotto controllo l’inflazione. In caso contrario la moneta unica diventerà progressivamente sempre meno sostenibile, ed alla fine collasserà.
Non serve una laurea in Economia per comprendere che nemmeno i singoli paesi dell’Eurozona presi uno ad uno possono essere considerati aree economicamente omogenee, cioè OCA.
Non lo sono né la Spagna né l’Italia, dove gli squilibri tra le regioni più forti e quelle più deboli anziché ridursi si stanno talmente aggravando da mettere in serio pericolo l’unità nazionale.
Sorprendentemente, almeno agli occhi di un osservatore superficiale, non lo è nemmeno la Germania, dove ai tradizionali squilibri tra le ricche regioni del sud e quelle più povere del nord si sono aggiunti quelli ancora più profondi tra esse ed i Länder orientali recentemente annessi.
Figurarsi se potrà mai essere considerata OCA l’Eurozona, con i suoi diciassette paesi parlanti quattordici lingue diverse, con diciassette ordinamenti giuridici diversi, diciassette legislazioni fiscali diverse, diciassette sistemi educativi diversi, diciassette mercati del lavoro diversi e soprattutto con tremila anni di guerre, di odio e di diffidenze reciproche che aspettano solo un pretesto per riesplodere.
In teoria il marchingegno potrebbe forse funzionare se le aree forti dell’Unione (non ridete!) Europea, in pratica i paesi della ex area del marco, fossero disponibili ad effettuare trasferimenti fiscali, cioè trasferimenti di risorse nette, verso i paesi periferici, come avviene da sempre negli Stati Uniti.
Solo in teoria però, perché le forze politiche conservatrici d’Europa si oppongono da decenni a misure di questo tipo anche all’interno dei singoli paesi. In Italia si parla di federalismo fiscale, altrove si usano altri termini, ma la logica è dappertutto la stessa: a ciascuno il suo, e che gli altri si arrangino. E’ difficile costruire qualcosa su basi simili. E’ altrettanto difficile credere che i leader politici europei abbiano preso un abbaglio così gigantesco, che abbiano cioè preso decisioni così importanti senza valutarne le conseguenze. Sapevano benissimo cosa sarebbe successo introducendo nella disomogenea Eurozona una moneta più debole del marco tedesco, ma più forte di quelle di tutti gli altri paesi. La crisi era prevista e voluta, perché solo attraverso di essa le elite europee avrebbero potuto attuare la più gigantesca redistribuzione dei redditi mai tentata nella storia e la cancellazione della maggior parte dei diritti dei cittadini al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Un progetto sinistro, che oltre ad aver annientato il benessere della maggior parte di noi si sta preparando a cancellare ogni residua traccia di democrazia in Europa.
In altre parole, un progetto nazista.

By Sergio der Kampfuhn

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:18

Euro, facciamo il punto

L'ultima edizione dei ludi cartacei ci ha consegnato un quadro politico inedito. Tre minoranze, nessuna delle quali ha i numeri per governare da sola e nessuna delle quali ha finora manifestato disponibilità ad allearsi con nessuna delle altre due. A fare da sfondo c'è una quarta minoranza di dimensioni simili alle altre tre costituita dalla somma dei non votanti, delle schede nulle e delle schede bianche. In termini numerici si tratta del 27,50% circa degli aventi diritto al voto, quasi un elettore su tre, il massimo assoluto dalla nascita della Repubblica Italiana.
Mezzibusti e gazzettieri di regime hanno cominciato immediatamente a piangere e a lamentare l'ingovernabilità del paese, i politicanti hanno cominciato come sempre ad ordire le loro trame per assicurarsi un buon posto a tavola, mentre i nostri nemici di sempre, l'Unione (non ridete!) Europea ed i suoi padroni hanno urlato tutta la loro rabbia per  i rischi per la stabilità della eurobaracca e della sua sciagurata moneta. Poverini, con quello che hanno fatto per condizionare il risultato elettorale nel Gau Italien c'è da capirli.
Una delle novità più interessanti emerse dalle urne è la rilevante area politica euroscettica e contraria alla moneta unica europea. Tenuto conto dell'intensità del bombardamento mediatico filoeuropeo e filoeurista si tratta di un ottimo risultato. Nonostante decenni di disinformazione, terrorismo e censura di ogni voce critica la gente comincia a capire che l'europa (minuscola intenzionale) è una trappola, che la la sua moneta è una truffa e soprattutto che esse sono tra le cause principali della crisi.
L'unico problema è che probabilmente i meccanismi della crisi non sono stati compresi a fondo, il che determina l'adozione di politiche sbagliate che anziché risolverla la aggravano.
Una spiegazione meno buonista - e BTW condivisa dal sottoscritto - è che le élite al potere sono in assoluta malafede, che sanno perfettamente ciò che stanno facendo e che lo fanno di proposito per forzare i cittadini a subire decisioni contrarie ai loro interessi, che se fossero liberi di scegliere non accetterebbero mai.
Molti si ostinano, anche in buona fede, ad attribuire la responsabilità della crisi che sta strangolando i paesi periferici dell'Unione (non ridete!) Europea alla corruzione, ai costi della politica e all’elevato livello del debito pubblico. Che si tratti di problemi reali, gravi e da risolvere prima possibile è indubbio, ma che abbiano granchè a che fare con la crisi lo è molto meno.
Come mai nei paesi sedicenti virtuosi dell’Unione (di nuovo, non ridete) Europea, dove di crisi non c'è traccia gli scandali sessuali, quelli finanziari ed in generale la corruzione delle élite al potere non sono in nulla diversi, né meno diffusi né meno gravi che quaggiù, tra noi porci del sud?
E come mai i primi paesi ad andare in crisi sono stati proprio quelli con il debito pubblico più basso rispetto al PIL, come Irlanda, Spagna e Grecia? Che la spiegazione sia un'altra?
Nemmeno l’equilibrio del bilancio dello stato (Imposte e tasse = Spesa pubblica) ha molto a che fare con la crisi. Quello italiano è molto prossimo al pareggio, eppure la crisi è scoppiata violentissima, è lì e non passa mai.
Esaminando i dati diffusi da ISTAT, EUROSTAT, OECD ed FMI appare evidente che tutti i paesi che sono andati in crisi avevano rispetto ai paesi 'core' dell'Eurozona (1) inflazione interna più elevata, quindi (2) competitività più bassa, quindi (3) importazioni maggiori delle esportazioni, quindi (4) elevato debito estero.
Pare di poter concludere che il fattore decisivo è l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
Se un paese ha la bilancia dei pagamenti costantemente in passivo (Export Import) e non può riequilibrarla agendo sul cambio, come nell’Eurozona da quando esiste l’Euro, deve finanziare il deficit, e di regola lo fa indebitandosi verso l’estero. Non si tratta però di debito pubblico ma di debito privato, cioè di imprese e famiglie verso l’estero che finisce col diventare pubblico quando il sistema va in crisi. Vediamo come.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo fornitore per comprare un tornio tedesco che usi per produrre pezzi che vendi sul mercato, con i ricavi delle vendite potrai pagare i costi di produzione, compreso l’ammortamento del tornio e gradatamente estinguere il debito. Se sei un bravo imprenditore alla fine ti rimarrà un utile. Tutti contenti, tutti ci guadagnano qualcosa, il sistema è stabile, problemi zero.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo concessionario per comprare una Mercedes che usi per andare a spasso dovrai sacrificare una parte del tuo reddito per un certo numero di anni per ripagarlo e tutto finisce lì. Quando rottamerai la tua Mercedes ne dovrai comprare un’altra facendo un altro debito, ed il gioco ricomincia.
Se al gioco partecipano in troppi e per troppo tempo il debito complessivo del paese (ancora debito privato, nota bene) crescerà progressivamente fino a quando i creditori tedeschi non sentiranno puzza di bruciato e chiuderanno il rubinetto.
Improvvisamente le aziende rimangono senza liquidità e cominciano col ridurre l’attività, poi licenziano, chiudono o falliscono. A questo punto le banche vanno in crisi. Lo stato interviene per salvarle indebitandosi sul mercato perché non può più farlo presso la propria banca centrale a causa del divieto imposto dal Trattato di Lisbona (articolo 123 Paragrafo 1).
Così il debito privato è diventato pubblico e il sistema è entrato in crisi. I creditori tedeschi vogliono indietro il loro denaro fino all’ultimo centesimo, perciò rifiutano qualsiasi ipotesi di rifinanziamento, rinegoziazione e soprattutto aggiustamento del cambio, che decurterebbero il valore dei loro crediti.
Per tentare di rastrellare la liquidità necessaria a sostenere il servizio ed il graduale riacquisto del debito (nato privato ma diventato pubblico) vengono attuate politiche fiscali e di austerity di crescente ferocia. La domanda interna crolla. Si innesca una recessione che presto si evolve in depressione, cioè di recessione che si autoalimenta, dalla quale non è possibile uscire senza un intervento esterno.
Questo è a sua volta impossibile perché l’unico soggetto finanziariamente in grado di intervenire è, ma tu guarda che coincidenza, il paese che tramite la truffa dello spread su questa situazione guadagna miliardi in termini di minori costi per sé e di maggiori costi per i propri concorrenti, che sprofondano sempre più in una crisi senza sbocchi. Così finiscono per chiudere, fallire oppure per essere acquistati per quattro soldi da qualche loro concorrente d'oltreconfine.
Vi ricorda qualcosa? Un progetto nazista?

By Sergio der Kampfuhn

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Venerdì, 04 Settembre 2020 12:01

ARANCE DI SICILIA, ADDIO!


Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo bilaterale col Marocco, che abbatte i dazi doganali sui prodotti agricoli, dagli agrumi agli ortaggi, diretti concorrenti dei prodotti delle aziende siciliane. Arance in primis.
Abbattere i dazi doganali vuol dire aprire le porte d'Europa a prodotti di cui non sappiamo nulla perché nell'accordo non sono espressi criteri di controllo qualità. Quello che arriva arriva!... basta che costi poco!
Già le arance marocchine entravano “travestite” da arance spagnole, ora entreranno dalla porta principale ancora più a buon mercato non dovendo passare dai grossisti spagnoli.
Fra gli europarlamentari italiani c'è una numerosa pattuglia di traditori che ha votato a favore del Marocco e, di conseguenza, contro la Sicilia.

Ecco chi sono:

FAVOREVOLI ALL’ACCORDO UE-MAROCCO

P D:
Salvatore Caronna, Leonardo Domenici, Roberto Gualtieri, Antonio PanzeriI, Gianni Pittela, Debora Serracchiani, David Sassoli, Francesca Bazzani, Luigi Berlinguer, Sergio Cofferati, Vittorio Prodi, Silvia Costa, Gianluca Susta, Patrizia Toia, Francesco De Angelis, Guido Milana.
FLI:
Salvatore Tatarella, Cristiana Muscardini.
UDC:
Tiziano Motti
PdL:
Gabriele Albertini, Antonio Cancian, Vito Bonsignore
SVP:
Herbert Dorfmann

CONTRARI ALL’ACCORDO UE-MAROCCO

PdL-UDC:
Roberta Angelilli, Carlo Fidanza, Mario Mauro, Erminia Mazzoni, Lia Sartori, Marco Scurria, Raffaele Baldassarre, Paolo Bartolozzi, Sergio Berlato, Elisabetta Gardini, Salvatore Iacolino, Giovanni La Via, Barbara Matera, Alfredo Pallone, Enzo Rivellini, Sergio Silvestris, Iva Zanicchi. Antonello Antinoro, Clemente Mastella, Gino Trematerra
PD:
Pino Arlacchi, Rosario Crocetta, Mario Pirillo
Lega Nord:
Francesco Speroni, Mara Bizzotto, Mario Borghezio, Lorenzo Fontana, Claudio Morganti, Fiorello Provera, Oreste Rossi, Giancarlo Scottà,
IDV:
Vincenzo Iovine (ApI, eletto nell’IdV), Giommaria Uggias, Gianni Vattimo Andrea Zanoni

ASTENUTI

PdL:
Licia Ronzulli, Laura Comi PD: Paolo De Castro

 

Pubblicato in Politica e Attualità
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