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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:48

Euro, la monata unica

Nella parlata veneta il vocabolo mona è generalmente utilizzato per indicare l'organo sessuale femminile della specie umana, ma oltre a questo pur rispettabile utilizzo ne conosce altri non meno interessanti e degni di attenzione. Chi dice a qualcuno "sei un mona" intende affermare che il proprio interlocutore ha una scarsa consapevolezza e/o comprensione della realtà che lo circonda. In altre parole che è uno stupido. La predetta espressione è sovrapponibile al romagnolo "sei un patacca",al lombardo  "sei un pirla" ed al sudtirolese "du bist ein Dummkopf".  L'espressione derivata hai fatto una monata significa hai commesso un errore, una sciocchezza, un'idiozia. Ecco, il senso del titolo di questo articolo è esattamente questo: creare una moneta unica ed imporla ad un'area economicamente disomogenea come l'Unione (non ridete!  ) Europea è stato un errore, una sciocchezza, un'idiozia... insomma una monata!  Con l'imposizione della monata unica, pardon, della moneta unica, i 17 paesi dell'Eurozona si sono preclusi la possibilità di compensare gli squilibri dei loro conti con l'estero svaluando o rivalutando la propria moneta, a seconda del fatto che siano importatori netti o esportatori netti. Sul costo delle principali materie prime, in particolare petrolio e gas, i paesi dell'Eurozona non hanno alcuna possibilità di influire perché sono in massima parte importate dall'esterno. L'unica opzione disponibile è attuare una politica di deflazione interna, cioè ridurre il costo del lavoro per recuperare competitività. Ridurre il costo del lavoro significa da un punto di vista macroeconomico ridurre la domanda interna, quindi mettere in crisi le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, che debbono ridurre l'attività, licenziare e nei casi più gravi chiudere bottega. Si innesca cioè un ciclo recessivo: le aziende riducono l'attività o chiudono, il PIL cala, la disoccupazione cresce, il potere di acquisto delle famiglie cala, la domanda interna cala, le aziende riducono ulteriormente l'attività o chiudono e così via. I dati salienti relativi al 2012 parlano chiaro: transazioni immobiliari -50%, immatricolazioni auto nuove -40%, turismo interno -30%, consumi delle famiglie -4%. Tempo fa, in concomitanza con le futili dichiarazioni rese 'in inglese' - così almeno crede lui - da "Sua Sobrietà" al World Economic Forum di Davos, le agenzie diffusero la buona novella che il PIL italiano del 2013 sarebbe stato di almeno un punto percentuale inferiore a quello già bassissimo del 2012. Tutto quello che hanno da dire i loschi figuri è che il rimedio è l'austerity, che occorre 'più Europa', che l'€uro è irreversibile, e meno male che ce l'abbiamo, sennò chissà mai cosa ci accadrebbe. Che curare una recessione con misure deflattive come l'austerity di "Sua Sobrietà" e soci a venire sia grossomodo come spegnere un incendio con un secchio di benzina, a questo punto sono in molti ad averlo capito. Senza che ci sia bisogno di scomodare il buon John M. Keynes, che lo ha scritto 77 anni fa, nel 1936. Lorsignori no? Dato che presi uno ad uno non sono più coglioni della media nazionale, c'è da pensare che il bi e il ba lo conoscano benissimo, dopotutto lo sa qualsiasi 'fagiolo' di Economia. Ma allora la logica che sta dietro alle loro scelte politiche è un'altra. Sta a vedere che è collegata agli interessi di chi da questa politica criminale ci guadagna, e ci guadagna miliardi...

Facciamo così, ci penso un pochino sopra e ne riparliamo alla prossima puntata.

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:36

Euro, la nascita di un mostro

 

Un mostro è un essere vivente reale o immaginario che ha caratteristiche straordinarie.
Il termine deriva dal latino monstrum, che significa prodigio, portento, e può essere inteso sia in senso positivo, per esempio 'sei un mostro di bravura', sia in senso negativo, per esempio 'sei un mostro di ferocia', sia in un senso per così dire neutro, che non sottintende cioè giudizi morali.
Sei un mostro e basta, perché sei unico e strano!
L'€uro, la moneta unica europea, è una moneta orfana, perché è l'unica moneta mai apparsa sul pianeta Terra a non avere dietro di sé uno stato sovrano, quindi unico e strano lo è davvero, dunque è un mostro.
Ma come nasce questo mostro? E perché è nato? Quali sono i suoi effetti?
Cominciamo con un cincinìn di storia.
Dopo le due grandi baruffe del 1914 e del 1939 la Francia e la Germania si sono convinte che probabilmente avrebbero fatto meglio a mettersi d'accordo, così nel 1951 è nata la CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, che aveva il compito di gestire in comune la produzione di queste risorse. Oltre alla Francia ed alla Germania ne facevano parte il Benelux, che era legato a doppio filo ai due paesi membri maggiori, e l'Italia.
L'Italia, non è un mistero, non ha né ferro né carbone, ma nell'organizzazione a sei aveva una sua precisa funzione, quella di fornire agli altri paesi manodopera a bassa qualificazione ed a bassissimo costo. Non avete mai sentito parlare di 'contratti' tipo tot mila operai in cambio di quot mila tonnellate di carbone a prezzo di favore?
E' andata avanti così fino all'inizio degli anni '60 del secolo scorso, quando l'Italia ha conosciuto un periodo di sviluppo economico senza precedenti.
Nel 1957 i sei paesi membri della CECA hanno firmato il Trattato che ha istituito la CEE, la Comunità Economica Europea.
Il principio ispiratore della nuova organizzazione era perseguire il progresso attraverso lo sviluppo economico, ed il metodo scelto era quello della progressiva integrazione delle economie dei paesi membri fino a giungere, almeno nei deliri degli euroinvasati più convinti, alla creazione di un nuovo soggetto politico, gli Stati Uniti d'Europa.
Un progetto grandioso, forse anche condivisibile, ma che sta scontando ogni giorno di più i suoi vizi d'origine, che sono non avere tenuto conto della realtà che ci circonda, né della storia dei popoli europei né tantomeno della loro volontà.
Per secoli la storia dell'Europa è stata la storia del mondo, e forse è per questo motivo che i leader europei non si sono accorti che negli ultimi cinquant'anni il mondo è cambiato. Per tutto il resto hanno probabilmente creduto che il loro progetto fosse talmente grande che una volta che fossero riusciti a realizzarlo, con o senza il loro consenso, i popoli europei si sarebbero convinti che avevano avuto ragione.
Naturalmente non è andata così!
Il primo segnale di burrasca appare nel 1967 con la guerra dei Sei Giorni. Era la prima volta che la scintilla che avrebbe potuto dar fuoco al mondo scoccava fuori dall'Europa, ma non sarebbe stata l'ultima. Nel 1973 scoppia, sempre in Medio Oriente, la guerra dello Yom Kippur, che ci regala il primo shock petrolifero, seguito da altri due nel 1979 e nel 1991. Il prezzo del greggio si moltiplica per dodici, e continua a salire.
Poi con un paio di guerre combattute tra europei o a due passi dall'Europa a fare da sfondo, arriva la grande crisi.
Mentre accade tutto questo cominciano ad affacciarsi sul mercato delle materie prime energetiche e strategiche nuovi acquirenti, come Cina ed India, solo per citarne due. Tanto per capirci, un esssere umano su quattro è cinese, ed uno su tre è cinese o indiano. Sono tantissimi, giovani e determinati ad occupare il posto che ritengono gli spetti nel mondo.
Intanto i padroni dell'euromarchingegno continuano ad allargare i confini geografici della Comunità e ad espandere la gigantesca struttura burocratica che serve per gestirla.
La famiglia è cresciuta, al momento sono ventisette paesi, con quattrocentottanta milioni di abitanti.
Un mercato della madonna! Peccato che siano tanto diversi che di più non si può. Vi si parlano venticinque lingue, le leggi, gli usi ed i costumi sono diversissimi, i sistemi scolastici pure, il mercato del lavoro è iperframmentato, ed in queste condizioni la mobilità del lavoro, un fattore essenziale, è una chimera.
Allora cosa ti inventano i fenomeni? Nel 1992 vede la luce il Trattato di Maastricht, con i suoi cervellotici parametri e criteri di convergenza e con le sue procedure automatiche. Nasce l'Unione Europea, che non è uno stato federale come gli USA, non è una confederazione di stati indipendenti come la CSI e non è nemmeno un'organizzazione internazionale come l'ONU, ma è semplicemente una organizzazione sovranazionale, creata tramite accordi tra governi e gestita da istituzioni non legittimate dal voto dei cittadini, salvo il Parlamento Europeo.
Che però è solo una costosissima ed inutile nullità, perché non ha alcun vero potere.
E quale sarà mai la ciliegina su questa bella torta? Ma è ovvio, la moneta unica europea, il Santo Graal che per lasaelsignùr quale miracolo obbligherà i riottosi paesi membri, stati sovrani, o ex tali, a compiere le riforme strutturali necessarie per poter puntare dritti all'obiettivo dei fottuti Stati uniti d'Europa, superando di slancio tutti gli ostacoli che tremila anni di storia hanno messo sul loro cammino.
Poco importa quante sofferenze costerà agli europei, deus vult, Dio lo vuole! O forse a volerlo è solo una venticinquina di banche ed istituzioni finanziarie, il fottuto mercato, ma cosa cambia per voi, uomini di poca fede?
Lunga è la strada, ma grande è la meta, vade retro Satàn, vade retro Satàn... 

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:26

Euro, perché non poteva funzionare

Ad Aprile 1989 la Commissione Delors pubblica il suo rapporto contenente il piano di attuazione della decisione politica di introdurre la moneta unica europea. I membri della Commissione sono per la maggior parte banchieri, e questo spiega molte cose. Il loro piano prevede tre fasi.
A Luglio 1990 ha inizio la prima, che prevede il completamento della creazione del mercato interno e la rimozione dei residui ostacoli all'integrazione finanziaria, in particolare la liberalizzazione del mercato dei capitali, che è, come vedremo, fondamentale.
A Gennaio 1994 ha inizio la seconda, che prevede il coordinamento delle politiche monetarie nazionali ed il rafforzamento dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht, che era stato firmato a Febbraio 1992.
A Gennaio 1999 ha inizio la terza, che prevede la fissazione irrevocabile dei rapporti di cambio. La nuova moneta inizia ad essere utilizzata nelle transazioni commerciali e sui mercati finanziari, ma occorre attendere fino a gennaio 2002 per vedere fisicamente la faccia del mostro, cioè le nuove banconote e le nuove monete.
Il nome scelto per il mostro è Euro. Quello della vecchia moneta scritturale del defunto SME, cioè Ecu è stato abbandonato, si dice per non mettere in imbarazzo i tedeschi.
E' una storia divertente, che vale la pena raccontare. In tedesco 'un Ecu' si traduce con 'ein Ecu', che però si pronuncia esattamente come 'eine Kuh', che significa 'una vacca'.
Nomen omen, non c'è che dire, perché se non proprio una vacca la nuova moneta si rivela presto una vaccata.
A quattordici anni di distanza non è necessario disturbare lasaelsignùr quali scienziati per concludere che il progetto non ha funzionato, che non funziona e che non funzionerà mai, e che nonostante gli uomini del regime ed i loro lacchè dei media si dannino per convincerci del contrario anziché contribuire a sviluppare il commercio nell'ambito dell'Eurozona l'ha gettata e la sta mantenendo in una profonda crisi.
Non sono io a dirlo, ma i dati, cioè disoccupazione, salari, pensioni, prezzi e imposte che ognuno di noi può verificare sulla propria pelle ogni giorno.
Eppure è da oltre trent'anni che i più accreditati specialisti del pianeta dibattono e pubblicano lavori scientifici su questo argomento. Se i politici europei avessero voluto documentarsi prima di prendere le loro sciagurate decisioni, le fonti non mancavano. Come vedremo, la spiegazione è un’altra.
A Settembre 1961 l'economista canadese Robert A. Mundell pubblica un lavoro che gli frutterà il premio Nobel, nel quale enuncia la teoria della Optimal Currency Area, o OCA.
L'idea centrale di questa teoria è che un'unione monetaria tra paesi diversi può reggere solo se essi costituiscono un'area valutaria ottimale, cioè un'area nella quale i prezzi ed i salari sono perfettamente flessibili ed i fattori della produzione sono perfettamente mobili.
In altri termini, se viene imposta un’unica moneta ad un gruppo di paesi strutturalmente diversi ne deriveranno squilibri nei loro conti con l’estero che non potranno essere corretti svalutando le monete nazionali dei paesi importatori netti e rivalutando quelle dei paesi esportatori netti, perché tutti usano la stessa moneta.
Così avremo da un lato paesi più competitivi, che diverranno esportatori netti ed accumuleranno crediti crescenti verso quelli più deboli, e paesi meno competitivi, che diverranno importatori netti ed accumuleranno debiti crescenti verso quelli più forti.
Se il costo delle materie prime utilizzate dalle loro industrie è una variabile esterna sulla quale nessuno di essi ha alcun controllo l’equilibrio potrà essere ristabilito soltanto abbassando il costo del terzo fattore della produzione, e cioè il costo del lavoro.
I paesi più deboli dovranno cioè tagliare i salari, forzare i lavoratori a rilocalizzarsi, cioè ad emigrare in cerca di lavoro e dulcis in fundo accettare un elevato livello di disoccupazione per tenere sotto controllo l’inflazione. In caso contrario la moneta unica diventerà progressivamente sempre meno sostenibile, ed alla fine collasserà.
Non serve una laurea in Economia per comprendere che nemmeno i singoli paesi dell’Eurozona presi uno ad uno possono essere considerati aree economicamente omogenee, cioè OCA.
Non lo sono né la Spagna né l’Italia, dove gli squilibri tra le regioni più forti e quelle più deboli anziché ridursi si stanno talmente aggravando da mettere in serio pericolo l’unità nazionale.
Sorprendentemente, almeno agli occhi di un osservatore superficiale, non lo è nemmeno la Germania, dove ai tradizionali squilibri tra le ricche regioni del sud e quelle più povere del nord si sono aggiunti quelli ancora più profondi tra esse ed i Länder orientali recentemente annessi.
Figurarsi se potrà mai essere considerata OCA l’Eurozona, con i suoi diciassette paesi parlanti quattordici lingue diverse, con diciassette ordinamenti giuridici diversi, diciassette legislazioni fiscali diverse, diciassette sistemi educativi diversi, diciassette mercati del lavoro diversi e soprattutto con tremila anni di guerre, di odio e di diffidenze reciproche che aspettano solo un pretesto per riesplodere.
In teoria il marchingegno potrebbe forse funzionare se le aree forti dell’Unione (non ridete!) Europea, in pratica i paesi della ex area del marco, fossero disponibili ad effettuare trasferimenti fiscali, cioè trasferimenti di risorse nette, verso i paesi periferici, come avviene da sempre negli Stati Uniti.
Solo in teoria però, perché le forze politiche conservatrici d’Europa si oppongono da decenni a misure di questo tipo anche all’interno dei singoli paesi. In Italia si parla di federalismo fiscale, altrove si usano altri termini, ma la logica è dappertutto la stessa: a ciascuno il suo, e che gli altri si arrangino. E’ difficile costruire qualcosa su basi simili. E’ altrettanto difficile credere che i leader politici europei abbiano preso un abbaglio così gigantesco, che abbiano cioè preso decisioni così importanti senza valutarne le conseguenze. Sapevano benissimo cosa sarebbe successo introducendo nella disomogenea Eurozona una moneta più debole del marco tedesco, ma più forte di quelle di tutti gli altri paesi. La crisi era prevista e voluta, perché solo attraverso di essa le elite europee avrebbero potuto attuare la più gigantesca redistribuzione dei redditi mai tentata nella storia e la cancellazione della maggior parte dei diritti dei cittadini al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Un progetto sinistro, che oltre ad aver annientato il benessere della maggior parte di noi si sta preparando a cancellare ogni residua traccia di democrazia in Europa.
In altre parole, un progetto nazista.

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA