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Giovedì, 27 Dicembre 2012 16:01

IL CLUB DEL TAVERNELLO

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IL CLUB DEL TAVERNELLO

Quando si sentono i cosiddetti esperti che parlano di vino si entra in un mondo di iniziati che hanno un linguaggio tutto loro e che non trasmette nulla ai normali bevitori per i quali il giudizio è molto più semplice: MI PIACE opppure NON MI PIACE
Parlare del vino significa immaginare che quel liquido, mentre ci accarezza il palato, prenda una forma, un ordine particolare, come se fosse una materia a tre dimensioni, che si evolve in bocca e diventa un'architettura. Questa è la struttura, il corpo del vino e per questa ragione gli aggettivi che si adoperano richiamano alla forma, all'equilibrio, alla consistenza come un qualcosa di fisico. L'immagine associata a un vino idealmente perfetto è quella di una sferaE poi...giù una sfilza infinita di aggettivi, sostantivi e similitudini assortite:Armonico, Corto, Persistente, Rotondo...e poi Brut, Secchissimo, Secco, Semi-secco e Dolce . Abboccato, Amabile, Grasso, Duro, Morbido, Vellutato...( pare stiano parlando delle tette di una donna! ) Acerbo, Acidulo, Allappante, Amaro, Astringente (?), Robusto. E che dire poi di questi?Asciutto, Austero, Frizzante, Fruttato, Maturo...per passare a - Aromatico, Erbaceo, Etereo, Fragrante, Marsalato e Maderizzato, Ambrato, Debole, Leggero, Vinoso...(e come dovrebbe essere un vino...forse ”birroso”? ), per seguire con – Elegante, Equilibrato, Franco (perché non Mario?), Generoso, Fresco, Giovane, Grande, Inebriante (capita se si alza troppo il gomito), Leggero, Liquoroso, Maturo, Nervoso, Nobile, Pastoso, Pieno, Potente, Schietto, Sfumato, Tranquillo...Ma non finisce qui! Nelle descrizioni è tutto un elencare di gusti e retrogusti, di sentori di frutti di bosco, amarene, fragole, cuoio vecchio (!?) di sapori di legno e tutto un immaginifico glossario riservato a pochi “eletti”.Perché oggi il vino non si beve più: il vino si “racconta”!

In contrapposizione a questi “poeti del vino” è nato tempo fa il “Club del Tavernello” che propone un metodo di giudizio semplice e comprensibile da tutti. Si prede un vino, lo si assaggia e poi si sceglie fra quattro opzioni: Buono – cattivo – mi piace – non mi piace. Semplice, se vuoi...forse brutale, ma certo e definitivo. SI o NO. Punto.
Come tanti seguaci di Bacco (ma anche di tabacco e Venere...) per anni ho seguito l'onda dei vini “raccontati”. Finché mi sono stufato di spendere cifre folli per bottiglie che di “credibile” avevano solo le recensioni e l'etichetta.
E ho cominciato a girare per fattorie. Alla ricerca di piccoli produttori capaci di fare il vino come lo facevano da generazioni. Non sempre funziona ma almeno c'è la soddisfazione di non farsi rapinare e soprattutto di non farsi prendere per i fondelli dai tanti “poeti cantatori” del vino.

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