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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:26

Euro, perché non poteva funzionare

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Ad Aprile 1989 la Commissione Delors pubblica il suo rapporto contenente il piano di attuazione della decisione politica di introdurre la moneta unica europea. I membri della Commissione sono per la maggior parte banchieri, e questo spiega molte cose. Il loro piano prevede tre fasi.
A Luglio 1990 ha inizio la prima, che prevede il completamento della creazione del mercato interno e la rimozione dei residui ostacoli all'integrazione finanziaria, in particolare la liberalizzazione del mercato dei capitali, che è, come vedremo, fondamentale.
A Gennaio 1994 ha inizio la seconda, che prevede il coordinamento delle politiche monetarie nazionali ed il rafforzamento dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht, che era stato firmato a Febbraio 1992.
A Gennaio 1999 ha inizio la terza, che prevede la fissazione irrevocabile dei rapporti di cambio. La nuova moneta inizia ad essere utilizzata nelle transazioni commerciali e sui mercati finanziari, ma occorre attendere fino a gennaio 2002 per vedere fisicamente la faccia del mostro, cioè le nuove banconote e le nuove monete.
Il nome scelto per il mostro è Euro. Quello della vecchia moneta scritturale del defunto SME, cioè Ecu è stato abbandonato, si dice per non mettere in imbarazzo i tedeschi.
E' una storia divertente, che vale la pena raccontare. In tedesco 'un Ecu' si traduce con 'ein Ecu', che però si pronuncia esattamente come 'eine Kuh', che significa 'una vacca'.
Nomen omen, non c'è che dire, perché se non proprio una vacca la nuova moneta si rivela presto una vaccata.
A quattordici anni di distanza non è necessario disturbare lasaelsignùr quali scienziati per concludere che il progetto non ha funzionato, che non funziona e che non funzionerà mai, e che nonostante gli uomini del regime ed i loro lacchè dei media si dannino per convincerci del contrario anziché contribuire a sviluppare il commercio nell'ambito dell'Eurozona l'ha gettata e la sta mantenendo in una profonda crisi.
Non sono io a dirlo, ma i dati, cioè disoccupazione, salari, pensioni, prezzi e imposte che ognuno di noi può verificare sulla propria pelle ogni giorno.
Eppure è da oltre trent'anni che i più accreditati specialisti del pianeta dibattono e pubblicano lavori scientifici su questo argomento. Se i politici europei avessero voluto documentarsi prima di prendere le loro sciagurate decisioni, le fonti non mancavano. Come vedremo, la spiegazione è un’altra.
A Settembre 1961 l'economista canadese Robert A. Mundell pubblica un lavoro che gli frutterà il premio Nobel, nel quale enuncia la teoria della Optimal Currency Area, o OCA.
L'idea centrale di questa teoria è che un'unione monetaria tra paesi diversi può reggere solo se essi costituiscono un'area valutaria ottimale, cioè un'area nella quale i prezzi ed i salari sono perfettamente flessibili ed i fattori della produzione sono perfettamente mobili.
In altri termini, se viene imposta un’unica moneta ad un gruppo di paesi strutturalmente diversi ne deriveranno squilibri nei loro conti con l’estero che non potranno essere corretti svalutando le monete nazionali dei paesi importatori netti e rivalutando quelle dei paesi esportatori netti, perché tutti usano la stessa moneta.
Così avremo da un lato paesi più competitivi, che diverranno esportatori netti ed accumuleranno crediti crescenti verso quelli più deboli, e paesi meno competitivi, che diverranno importatori netti ed accumuleranno debiti crescenti verso quelli più forti.
Se il costo delle materie prime utilizzate dalle loro industrie è una variabile esterna sulla quale nessuno di essi ha alcun controllo l’equilibrio potrà essere ristabilito soltanto abbassando il costo del terzo fattore della produzione, e cioè il costo del lavoro.
I paesi più deboli dovranno cioè tagliare i salari, forzare i lavoratori a rilocalizzarsi, cioè ad emigrare in cerca di lavoro e dulcis in fundo accettare un elevato livello di disoccupazione per tenere sotto controllo l’inflazione. In caso contrario la moneta unica diventerà progressivamente sempre meno sostenibile, ed alla fine collasserà.
Non serve una laurea in Economia per comprendere che nemmeno i singoli paesi dell’Eurozona presi uno ad uno possono essere considerati aree economicamente omogenee, cioè OCA.
Non lo sono né la Spagna né l’Italia, dove gli squilibri tra le regioni più forti e quelle più deboli anziché ridursi si stanno talmente aggravando da mettere in serio pericolo l’unità nazionale.
Sorprendentemente, almeno agli occhi di un osservatore superficiale, non lo è nemmeno la Germania, dove ai tradizionali squilibri tra le ricche regioni del sud e quelle più povere del nord si sono aggiunti quelli ancora più profondi tra esse ed i Länder orientali recentemente annessi.
Figurarsi se potrà mai essere considerata OCA l’Eurozona, con i suoi diciassette paesi parlanti quattordici lingue diverse, con diciassette ordinamenti giuridici diversi, diciassette legislazioni fiscali diverse, diciassette sistemi educativi diversi, diciassette mercati del lavoro diversi e soprattutto con tremila anni di guerre, di odio e di diffidenze reciproche che aspettano solo un pretesto per riesplodere.
In teoria il marchingegno potrebbe forse funzionare se le aree forti dell’Unione (non ridete!) Europea, in pratica i paesi della ex area del marco, fossero disponibili ad effettuare trasferimenti fiscali, cioè trasferimenti di risorse nette, verso i paesi periferici, come avviene da sempre negli Stati Uniti.
Solo in teoria però, perché le forze politiche conservatrici d’Europa si oppongono da decenni a misure di questo tipo anche all’interno dei singoli paesi. In Italia si parla di federalismo fiscale, altrove si usano altri termini, ma la logica è dappertutto la stessa: a ciascuno il suo, e che gli altri si arrangino. E’ difficile costruire qualcosa su basi simili. E’ altrettanto difficile credere che i leader politici europei abbiano preso un abbaglio così gigantesco, che abbiano cioè preso decisioni così importanti senza valutarne le conseguenze. Sapevano benissimo cosa sarebbe successo introducendo nella disomogenea Eurozona una moneta più debole del marco tedesco, ma più forte di quelle di tutti gli altri paesi. La crisi era prevista e voluta, perché solo attraverso di essa le elite europee avrebbero potuto attuare la più gigantesca redistribuzione dei redditi mai tentata nella storia e la cancellazione della maggior parte dei diritti dei cittadini al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Un progetto sinistro, che oltre ad aver annientato il benessere della maggior parte di noi si sta preparando a cancellare ogni residua traccia di democrazia in Europa.
In altre parole, un progetto nazista.

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Letto 1648 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Dicembre 2014 10:12