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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:14

Euro, l'€uropa finisce...

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Qualche giorno fa scartabellando tra i miei libri mi è capitata tra le mani una copia del Trattato di Roma, che ha istituito la Comunità Economica Europea. Correva l'anno 1957, e il giorno della sua firma, il 25 marzo, è universalmente considerato la data di nascita della nuova Europa.
Nuova lo sembrava davvero quell'Europa, perché quel giorno i sei paesi più avanzati del continente avevano formalizzato solennemente il loro impegno a porre fine alle divisioni del passato e a collaborare al perseguimento del bene comune.
Allora avevo nove anni e frequentavo la quarta classe elementare. Ricordo ancora con commozione le parole con le quali la maestra ci aveva illustrato questo progetto e l’entusiasmo con il quale tutti noi ragazzi lo avevamo accolto.
Sfogliando il vissuto documento mi è caduto lo sguardo sull'articolo 2, che fissa gli obiettivi a lungo termine della Comunità:
ARTICOLO 2 - La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
Col tempo la Comunità si è allargata, nel 1992 si è trasformata in Unione ed ha fatto passi davvero importanti sulla strada dello sviluppo armonioso delle attività economiche, dell'espansione continua ed equilibrata e del miglioramento sempre più rapido del tenore di vita.
Ci pensavo una sera guardando su YouTube le immagini della Grecia in fiamme, e mi chiedevo da chi e perché il sogno di allora è stato stravolto fino a trasformarlo in un incubo.
L’ipotesi che si sia trattato dell’effetto congiunto di un insieme di fattori esterni talmente sfavorevoli che ad un certo punto la situazione è sfuggita di mano non regge neanche a puntellarla.
Le élite europee, cioè banchieri ed industriali, ed i loro lacchè della politica e dell’euroburocrazia sapevano fin dall’inizio quello che stavano facendo, e conoscevano benissimo le conseguenze delle loro scelte.
Non potevano non saperlo, perché i più noti economisti del pianeta stavano studiando il problema da decenni, e le loro conclusioni erano esposte nella letteratura scientifica internazionale, che era ed è liberamente accessibile a chiunque.
Già nel 1961 l’economista canadese Robert A. Mundell, premio Nobel, aveva teorizzato le condizioni di base per la sostenibilità di una moneta unica in un’area economicamente disomogenea.
Delle unioni monetarie e dei loro problemi si sono poi occupati economisti noti come Dornbusch, Feldman e Krugman, solo per citarne alcuni, seguiti in epoca più recente da studiosi più giovani come Roubini, Sapir, Bagnai ed altri.
Già all’inizio degli anni settanta del secolo scorso l’argomento era approdato sui manuali universitari di economia internazionale, come quello di Charles P. Kindleberger, sul quale ha studiato, tra tanti, anche il sottoscritto.
Sulla stampa e sui media internazionali è in corso da anni un vivace dibattito, nel quale molti politici europei non hanno remore a intervenire.
In Italia no. Sulla stampa sovvenzionata, e quindi asservita, e sulla TV ‘servizio pubblico di regime’ è tutto un coro di "Euro irreversibile" e "più Europa".
Dei politici italiani è meglio non parlare. Alcuni giungono al punto di parlare in un modo alla stampa estera e nel modo opposto a quella italiana, come se in Italia non ci fosse nessuno in grado di accorgersi del trucco e di porsi qualche domanda.
La decisione delle élite europee di imporre ugualmente la moneta unica alla iperdisomogenea Eurozona significa che la crisi era voluta, perché solo facendo leva su di essa sarebbe stato possibile forzare gli stati europei a cedere gradatamente la propria sovranità alle non elette istituzioni comunitarie al di fuori di ogni controllo democratico.
Non sono io a dirlo, lo hanno detto e scritto loro, quelli della politica, per esempio questi:
"L’Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato."(Tommaso Padoa Schioppa, 2001)
"Le crisi economiche servono per fare in modo che, psicologicamente, il costo di cedere sovranità e democrazia ai vertici dell’Unione Europea sembri un male minore rispetto alla catastrofe imminente."(Mario Monti, 2012).
L’obiettivo di questi illuminati fenomeni è dunque imporre ai popoli europei uno stato federale che essi non hanno mai voluto, facendo carne di porco dei diritti da essi faticosamente conquistati in secoli di lotte ed infliggendo a milioni di cittadini inaudite sofferenze.
In questo progetto nazista la moneta unica, il maledetto Euro, è un elemento essenziale, come lo è il detonatore in qualsiasi bomba.
C’è l’impronta inconfondibile della follia nell’arrogante supponenza di costoro.
Sono convinti di possedere una conoscenza talmente sublime da legittimarli a forzare la realtà per adeguarla ai loro modelli. Solo loro, non noi popolo sovrano, sanno "guardare lontano", e lo dicono anche, senza provare vergogna:
"Gli europei vorrebbero essere forti come se l’Europa fosse unita, ma senza cedere neanche una parte della propria sovranità nazionale, come se l’Europa unita non esistesse affatto." - (Sylvie Goulard e Mario Monti -(La democrazia in Europa, Rizzoli).
Eppure qualcuno che capisce cosa sta succedendo e lo dice chiaramente c’è. Non in Italia, è ovvio, ma guarda caso proprio nel paese che apparentemente con questa politica ha più guadagnato, e vorrebbe guadagnare ancora:  
"È tutto così palese: la soppressione della democrazia, l'aumento del divario sociale ed economico tra poveri e ricchi, il disfacimento dello stato sociale, la privatizzazione e la conseguente applicazione delle norme del mercato a tutte le sfere della nostra vita, e così via." - (Ingo Schulze, Süddeutsche Zeitung,27 gennaio 2012).
Dopo cinquantasei anni di inconcludenti schermaglie possiamo trarre le prime conclusioni, che non sono lusinghiere.
Gli egoismi nazionali fanno sempre e comunque premio su tutto. In altri termini il progetto europeo sta fallendo perché nessuno riesce a guardare più in la del proprio orticello.
L’Europa si sta rivelando incapace di competere con le altre grandi aree economiche mondiali, e cioè Russia, America ed Asia, perciò i suoi membri più forti, in particolare uno, stanno ripiegando sullo sfruttamento della loro temporanea posizione di forza all’interno dell’Eurozona.
E’ un gioco miope, che fallirà come quelli tentati in passato e che, come in passato, non porterà da nessuna parte.
Di "sviluppo armonioso", di "espansione continua" e di "miglioramento del tenore di vita" non si vede traccia, anzi, stiamo vivendo una crisi che si sta avvitando in una spirale depressiva dagli esiti incerti.
Con la fine della democrazia e del benessere gli odi antichi seppelliti per decenni sotto un fiume di melassa europeista stanno lentamente riaffiorando.
Diciamocelo chiaramente: l’Europa non ha un futuro per il semplice motivo che non ha nemmeno un presente e non ha mai avuto un passato.
Tutto ciò che abbiamo in mano è il mazzo di trattati con i quali le élite europee si sono messe d’accordo per spartirsi tutto.
E che i popoli europei si fottano!
Gut gemacht Pilote!

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Letto 1549 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Dicembre 2014 09:48