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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:03

Euro, facciamo il punto

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Eccolo il colpevole!L'ultima edizione dei ludi cartacei ci ha consegnato un quadro politico inedito. Tre minoranze, nessuna delle quali ha i numeri per governare da sola e nessuna delle quali ha finora manifestato disponibilità ad allearsi con nessuna delle altre due. A fare da sfondo c'è una quarta minoranza di dimensioni simili alle altre tre costituita dalla somma dei non votanti, delle schede nulle e delle schede bianche. In termini numerici si tratta del 27,50% circa degli aventi diritto al voto, quasi un elettore su tre, il massimo assoluto dalla nascita della Repubblica Italiana.
Mezzibusti e gazzettieri di regime hanno cominciato immediatamente a piangere e a lamentare l'ingovernabilità del paese, i politicanti hanno cominciato come sempre ad ordire le loro trame per assicurarsi un buon posto a tavola, mentre i nostri nemici di sempre, l'Unione (non ridete!) Europea ed i suoi padroni hanno urlato tutta la loro rabbia per il fallimento del loro campione in loden ed i rischi per la stabilità della eurobaracca e della sua sciagurata moneta. Poverini, con quello che hanno fatto per condizionare il risultato elettorale nel Gau Italien c'è da capirli.
Una delle novità più interessanti emerse dalle urne è la rilevante area politica euroscettica e contraria alla moneta unica europea. Tenuto conto dell'intensità del bombardamento mediatico filoeuropeo e filoeurista si tratta di un ottimo risultato. Nonostante decenni di disinformazione, terrorismo e censura di ogni voce critica la gente comincia a capire che l'europa (minuscola intenzionale) è una trappola, che la la sua moneta è una truffa e soprattutto che esse sono tra le cause principali della crisi.
L'unico problema è che probabilmente i meccanismi della crisi non sono stati compresi a fondo, il che determina l'adozione di politiche sbagliate che anziché risolverla la aggravano.
Una spiegazione meno buonista - e BTW condivisa dal sottoscritto - è che le élite al potere sono in assoluta malafede, che sanno perfettamente ciò che stanno facendo e che lo fanno di proposito per forzare i cittadini a subire decisioni contrarie ai loro interessi, che se fossero liberi di scegliere non accetterebbero mai.
Molti si ostinano, anche in buona fede, ad attribuire la responsabilità della crisi che sta strangolando i paesi periferici dell'Unione (non ridete!) Europea alla corruzione, ai costi della politica e all’elevato livello del debito pubblico. Che si tratti di problemi reali, gravi e da risolvere prima possibile è indubbio,  ma che abbiano granchè a che fare con la crisi lo è molto meno.
Come mai nei paesi sedicenti virtuosi dell’Unione (di nuovo, non ridete) Europea, dove di crisi non c'è traccia gli scandali sessuali, quelli finanziari ed in generale la corruzione delle élite al potere non sono in nulla diversi, né meno diffusi né meno gravi che quaggiù, tra noi porci del sud?
E come mai i primi paesi ad andare in crisi sono stati proprio quelli con il debito pubblico più basso rispetto al PIL, come Irlanda, Spagna e Grecia? Che la spiegazione sia un'altra?  
Nemmeno l’equilibrio del bilancio dello stato  (Imposte e tasse = Spesa pubblica) ha molto a che fare con la crisi. Quello italiano è molto prossimo al pareggio, eppure la crisi è scoppiata violentissima, è lì e non passa mai.
Esaminando i dati diffusi da ISTAT, EUROSTAT, OECD ed FMI appare evidente che tutti i paesi che sono andati in crisi avevano rispetto ai paesi 'core' dell'Eurozona (1) inflazione interna più elevata, quindi (2) competitività più bassa, quindi (3) importazioni maggiori delle esportazioni, quindi (4) elevato debito estero.
Pare di poter concludere che il fattore decisivo è l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
Se un paese ha la bilancia dei pagamenti costantemente in passivo (Export Import) e non può riequilibrarla agendo sul cambio, come nell’Eurozona da quando esiste l’Euro, deve finanziare il deficit, e di regola lo fa indebitandosi verso l’estero. Non si tratta però di debito pubblico ma di debito privato, cioè di imprese e famiglie verso l’estero che finisce col diventare pubblico quando il sistema va in crisi. Vediamo come.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo fornitore per comprare un tornio tedesco che usi per produrre pezzi che vendi sul mercato, con i ricavi delle vendite potrai pagare i costi di produzione, compreso l’ammortamento del tornio  e gradatamente estinguere il debito. Se sei un bravo imprenditore alla fine ti rimarrà un utile. Tutti contenti, tutti ci guadagnano qualcosa, il sistema è stabile, problemi zero.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo concessionario per comprare una Mercedes che usi per andare a spasso dovrai sacrificare una parte del tuo reddito per un certo numero di anni per ripagarlo e tutto finisce lì. Quando rottamerai la tua Mercedes ne dovrai comprare un’altra facendo un altro debito, ed il gioco ricomincia.
Se al gioco partecipano in troppi e per troppo tempo il debito complessivo del paese (ancora debito privato, nota bene) crescerà progressivamente fino a quando i creditori tedeschi non sentiranno puzza di bruciato e chiuderanno il rubinetto.
Improvvisamente le aziende rimangono senza liquidità e cominciano col ridurre l’attività, poi licenziano, chiudono o falliscono. A questo punto le banche vanno in crisi. Lo stato interviene per salvarle indebitandosi sul mercato perché non può più farlo presso la propria banca centrale a causa del divieto imposto dal Trattato di Lisbona (articolo 123 Paragrafo 1).
Così il debito privato è diventato pubblico e il sistema è entrato in crisi. I creditori tedeschi vogliono indietro il loro denaro fino all’ultimo centesimo, perciò rifiutano qualsiasi ipotesi di rifinanziamento, rinegoziazione e soprattutto aggiustamento del cambio, che decurterebbero il valore dei loro crediti.
Per tentare di rastrellare la liquidità necessaria a sostenere il servizio ed il graduale riacquisto del debito (nato privato ma diventato pubblico) vengono attuate politiche fiscali e di austerity di crescente ferocia. La domanda interna crolla. Si innesca una recessione che presto si evolve in depressione, cioè di recessione che si autoalimenta, dalla quale non è possibile uscire senza un intervento esterno.
Questo è a sua volta impossibile perché l’unico soggetto finanziariamente in grado di intervenire è, ma tu guarda che coincidenza, il paese che tramite la truffa dello spread su questa situazione guadagna miliardi in termini di minori costi per sé e di maggiori costi per i propri concorrenti, che sprofondano sempre più in una crisi senza sbocchi. Così finiscono per chiudere, fallire oppure per essere acquistati per quattro soldi da qualche loro concorrente d'oltreconfine.
Vi ricorda qualcosa?

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Letto 1429 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Dicembre 2014 09:33