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Mercoledì, 24 Ottobre 2018 00:00

QUATTRO NOVEMBRE, UNA FESTA DIMENTICATA In evidenza

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Il 4 Novembre del 1918 l'Italia sconfiggeva l'Austria nella battaglia di Vittorio Veneto ed entrava di diritto nel novero dei vincitori della prima guerra mondiale. Una vittoria costata cara: settecentomila morti, un milione di feriti e decine di migliaia di invalidi. Con questa vittoria si concludeva l'unificazione della penisola con il “ritorno a casa” di Trento, Trieste e dell'Istria e su tutti i territori a sud delle Alpi sventolava il Tricolore. Il Risorgimento era concluso.

Da quell'anno fu la ricorrenza più festeggiata e sentita nel Paese. Anche più di quella dell'unità d'Italia perché ottenuta senza l'aiuto di eserciti stranieri ma solo con il coraggio, la tenacia, il valore e il sangue di tutti gli italiani. Per decenni sul calendario era evidenziata in rosso ed era la chiusura del cosiddetto “ponte dei morti” che metteva in movimento milioni di italiani. Oggi non è più festa nazionalee non si capisce perchè. Le feste nazionali sono tutte religiose ad eccezione di tre: 25 Aprile, 1° Maggio e 2 Giugno. Il due Giugno si festeggia l'anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il primo maggio si festeggia un lavoro che non c'è più ed più che altro la scusa per un grande sventolio di bandiere rosse e di un megaconcerto a Piazza S. Giovanni a Roma.
Il 25 Aprile si festeggia la fine di una guerra che ci ha visto uscire disastrosamente sconfitti ma che, con assoluta mancanza di senso del ridicolo, viene definita “Festa della Liberazione”. E' una coerenza tutta italiana quella che ci fa mettere nel dimenticatoio il ricordo di una grandiosa vittoria e ci fa festeggiare una sconfitta che ha generato divisioni non ancora rimarginate a settant'anni di distanza.
Il 4 Novembre, in certi, casi sembra addirittura provocare vergogna e nelle foto di seguito ne mostriamo un caso.  Nel periodo immediatamente successivo alla fine della prima guerra mondiale tutti i Municipi d'Italia avevano affisso una lapide con il testo del Bollettino della Vittoria dettato dal comandante delle forze armate per annunciare la fine della guerra. In alcuni casi era di marmo inciso come quella di Monza nella foto sopra. In tantissimi altri casi era in metallo, era stata fatta coniare dallo Stato e portava la dicitura "FUSA NEL BRONZO NEMICO" .

Una di queste era affissa a fianco dell'ingresso di un Palazzo Comunale fino al giorno in cui, prendendo occasione dei lavori di ristrutturazione della facciata, sparì nel nulla e nessuno ne seppe più niente. Quel comune è amministrato ininterrottamente dai comunisti e dai loro successori dal 1945 fino ad oggi.

Non chiedetemi il nome di quel comune perché me ne vergogno un po'... visto che ci sono nato!

BOLLETTINO DELLA VITTORIA

4 novembre 1918 Comando Supremo
 
La guerra contro l'Austria Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, una Czeco Slovacca ed un reggimento americano, contro 73 divisioni Austro Ungariche, è finita.
La fulminea arditissima avanzata del 29 Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della 7 armata e ad oriente da quelle della 1, 6 e 4, ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario.
Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della 12 della 8 della 10 armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta 3 armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate.
L'Esercito Austro Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiali di ogni sorta e pressoche per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con interi stati maggiori e non meno di 5.000 cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Diaz

 

Letto 535 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 Ottobre 2018 08:55