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Mercoledì, 16 Ottobre 2013 20:00

PICCOLE GUERRE D'ITALIA

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Non si capisce il presente, non si progetta il futuro se non si conosce il proprio passato. Un detto sempre più dimenticato dagli Italiani. Il modo di essere, di vivere, di mettersi in relazione con altri popoli non nasce da un giorno all'altro ma è frutto di anni, decenni, secoli di storia e di trasformazioni sociali. 

PICCOLE GUERRE D'ITALIA

Una caratteristica tipica dell'Italia e degli italiani è il “campanilismo”. Che è una forma di appartenenza ad un gruppo presente fin dalle origini della società umana. La famiglia, il Clan, la tribù...sono i nuclei primitivi dell'aggregazione umana. Nell'era cristiana il simbolo di aggregazione è sempre stato rappresentato dalla chiesa e dal suo campanile. In civiltà che si sono trasformate in stati in ere lontane questo simbolo ha perso significato ma in Italia no. Perché l'Italia, dopo la caduta dell'Impero Romano, è sempre stata frazionata in tanti piccoli staterelli sempre in lotta fra di loro. Rafforzando così il sentimento di individualità e, appunto di appartenenza ad una ben precisa comunità. Nella seguente poesia Giosuè Carducci racconta le vicende di una guerra fra Pisa e Lucca intorno al 1.300:

FAIDA DI COMUNE

  • Manda a Cuosa in val di Serchio,
  • Pisa manda ambasciatori:
  • Del comun di santa Zita
  • Ivi aspettano i signori.
  • Ecco vien Bonturo Dati,
  • Mastro in far baratterie:
  • Ecco Cino ed ecco Pecchio,
  • Che spazzarono le vie:
  • Ecco il Feccia ed ecco il Truglia,
  • Detti ancor bocche di luccio:
  • Il miglior di tutti è Nello,
  • Merciaiuol popolaruccio.
  •  
  • Tutti a nuovo in bell'arnese,
  • Co 'l mazzocchio e con la spada:
  • Il fruscìo de le lor séte
  • Empie tutta la contrada.
  • Il fruscìo de le lor séte
  • Chiama il popolo a raccolta:
  • Gran dispregio han su le ciglia:
  • Parlan tutti in una volta.
  • Ma Banduccio di Buonconte,
  • Grave d'anni e più di gloria
  • (Tre ferite ebbe di punta,
  • Due di mazza a la Meloria),
  
  • Stando a capo de i pisani,
  • Come vecchio e maggior deve,
  • Fatto pria cenno d'onore,
  • Così disse onesto e breve:
  • Vincitori sì, ma stanchi
  • Di contese e cristiani,
  • Noi veniamo a segnar pace
  • Co' lucchesi, noi pisani.
  • Render Buti, Avane, Asciano,
  • Prometteste: or ce li date.
  • E viviam, fratelli, in pace,
  • Se viviamo in libertate.
  • . 
  • Qui Bonturo si fa innanzi
  • Tra i lucchesi ambasciatori
  • Di tre passi, e parla adorno
  • Con retorici colori.
  • Bel castello è Avane, e corte
  • Fu de i re d'Italia un giorno.
  • Vi si sente a mezza notte
  • Pe' querceti un suon di corno.
  • Vi si sente a mezza notte
  • La real caccia stormire,
  • Dietro ad una lepre nera
  • Un caval nero annitrire.
  • .
  
  • Perché Astolfo longobardo
  • D'una lepre ebbe contesa
  • Con l'abate Sighinulfo,
  • Qual de' due l'avesse presa:
  • Onde il re venuto in ira
  • Trasse in faccia al santo abate
  • Una mazza, e tutte gli ebbe
  • Le mascelle sgretolate.
  • Gran ricordi, e, come a seggio
  • Di marchese, a Lucca grati.
  • Pure Avane ed i suoi boschi
  • Noi vogliam che vi sian dati.
  • .
  • Brutto borgo è Buti: a valle
  • Tra le rocce grige e ignude
  • Il Riomagno brontolando
  • Va di Bientina al palude.
  • Ma su alto oh come belli
  • D'ubertà ridono i clivi,
  • Ma su alto oh come lieti
  • Ne l'april svarian gli ulivi!
  • Bacchian li uomini le rame,
  • Le fanciulle fan corona,
  • E di canti la collina
  • E di canti il pian risona,
  • .
  
  • Mentre pregni d'abondanza
  • Ispumeggiano i frantoi
  • Scricchiolando. Il ricco Buti
  • Noi cediam, pisani, a voi.
  • Ma d'Asciano in van pensate:
  • Quando a voi lo conquistammo,
  • Su le torri del castello
  • Quattro specchi ci murammo,
  • A ciò che le vostre donne,
  • Quando uscite a dameggiare,
  • Negli specchi dei lucchesi
  • Le si possan vagheggiare. 
  • .
  • E qui surse tra i lucchesi
  • Uno sconcio suon di risa.
  • A i pugnali sotto i panni
  • Miser mano quei di Pisa.
  • Ma Banduccio di Buonconte
  • Con un cenno di comando
  • Frenò l'ire, e, su i lucchesi
  • Fieramente riguardando,
  • Otto giorni – disse, e tese
  • Contro Lucca avea le mani, 
  • - E vedrete quali specchi
  • Han le donne de i pisani! –
  • .
  
  • Sette giorni: e a Pisa, in ponte,
  • Tra gli albor crepuscolari,
  • Era accesa una candela
  • Di sol dodici denari.
  • Stava presso la candela,
  • Tremolante nel bagliore,
  • Co' pennoni del comune
  • A cavallo un banditore.
  • E sonava a più riprese
  • De la tromba, e urlava forte:
  • Viva il popolo di Pisa
  • A la vita ed a la morte!-
  • .
  • Cittadini di palagio,
  • Mercatanti e buoni artieri;
  • E voi conti di Maremma
  • Da i selvatici manieri;
  • Voi di Corsica visconti,
  • Voi marchesi de' confini;
  • Voi che re siete in Sardegna
  • Ed in Pisa cittadini;
  • Voi che in volta dal levante
  • Mainaste or or la vela:
  • Pria che arrossi la Verruca
  • E si spenga la candela,
  • .
  
  • Fuori porta del Parlascio,
  • Su, correte arditamente!
  • Su, su, popolo di Pisa,
  • Cavalieri e buona gente!
  • Fuori porta del Parlascio,
  • Con gran cuore, a lancia e spada!
  • Uguccion de la Faggiola
  • Messo ha in punto la masnada.
  • Tutto ferro l'ampio busto,
  • Ed il grande capo ignudo,
  • Sta su 'l grande caval bianco
  • E imbracciato ha il grande scudo,
  • .
  • Che ben quattro partigiane
  • Regge, e, come fosser ceci,
  • De' lucchesi i verrettoni
  • Regge infitti a dieci a dieci. –
  • Così grida il banditore,
  • E la gente accorre armata.
  • Va co 'l sole di novembre,
  • Va la fiera cavalcata.
  • Va per grige irsute stoppie
  • Da la brina inargentate,
  • Va per languidi oliveti,.
  • Va per vigne dispogliate
  • .
  
  • Forte odora per le ville
  • La vendemmia già matura:
  • Ahi, quest'anno san Martino
  • Dà la mala svinatura!
  • O lucchesi, il vostro santo
  • Non è più, mi par, con voi.
  • Il pisan cacciasi avanti
  • Contadini e carri e buoi,
  • E battendo ed uccidendo
  • Corre il misero paese;
  • Fugge innanzi a quella furia,
  • Fugge il popolo lucchese.
  • .
  • Così giunge a San Friano
  • La feroce cavalcata.
  • Lucca dietro le sue torri
  • Téme l'ultima giornata.
  • I pisani oltre le mura
  • Gittan faci e verrettoni.
  • Togli su, pantera druda,
  • Togli su questi bocconi.
  • Tali specchi, o Lucca bella,
  • Pisa manda a le tue donne. –
  • E rizzaron su la porta
  • Due lunghissime colonne;
  • .
  
  • E due specchi in vetta in vetta,
  • Grandi e grossi come bótti,
  • V'appiccarono: ed intorno
  • Menan balli e dicon motti.
  • Ma Tigrin de la Sassetta,
  • Faccia ed anima cattiva,
  • Trasse a corsa pe' capelli
  • Un lucchese che fuggiva,
  • E la spada per le reni
  • Una volta e due gli fisse;
  • Tinse il dito entro quel sangue,
  • Su la porta così scrisse:
  • .
  • Manda a te, Bonturo Dati,
  • Che i lucchesi hai consigliati,
  • Da la porta a San Friano
  • Questo saluto il popolo pisano.
  • .
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Giosuè Carducci

  • VAL DI SERCHIO
  • LUCCA
  • PISA
  • GIOSUè CARDUCCI
  • GUERRE FRA PISA E LUCCA
  • olio e vino toscano

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