Effemeridi

Cancro
Sole in Cancro
6 gradi
Vergine
Luna in Vergine
19 gradi
Primo Quarto di luna
Primo Quarto di luna
di 6 giorni
Powered by Saxum
Venerdì, 01 Novembre 2013 17:36

L'OCCASIONE PERSA

Scritto da  successivamente
Vota questo articolo
(0 Voti)
Affrontare la vita di tutti giorni, può risultare frustante alle volte. Ancora di più quando si ha alle spalle un lavoro che non ti soddisfa. Fu ciò che mi capitò per due mesi.
Accettai un lavoro per un progetto in cui dovevo passare le giornate davanti al computer a
catalogare file, rinominare fotografie e scrivere dei dati su un foglio di Excel, controllato a vista da una collega bisbetica ed irritante. Quella routine poteva massacrarmi, vista anche la distanza dal mio alloggio al luogo di lavoro, un tempo di percorrenza infinito con i mezzi pubblici: un'ora e mezza. Bus, metropolitana ed un secondo bus... Bus, metropolitana, secondo bus... Bus, metropolitana ed ancora secondo bus: tutti i giorni per due mesi, senza sosta. Si poteva perfino impazzire anche solo a immaginarlo e già al primo giorno avrei voluto abbandonare, talmente ero sfiduciato ed abbattuto. Ma dal secondo giorno fino alla fine  fu tutto diverso perché, alla fermata del secondo bus, incontrai lei: la donna che avevo sempre desiderato incontrare.

L'OCCASIONE PERSA

Bella! Fin da quando la vidi mi persi nei suoi capelli color rame che le scendevano fino al collo ed il suo viso con quelle fossette da baciare, il nasino delicato all'insù e gli occhi verdi come solo uno smeraldo può essere. Appena il sole glieli illuminava, pareva quasi che brillassero. Da quel giorno, tutte le mattine non riuscivo a smettere di osservarla, cercando di essere il più discreto possibile per evitare di essere scoperto. Mi tenevo a debita distanza e la osservavo seduta, immersa nella lettura. Era una grande divoratrice di libri e ne cambiava uno ogni settimana, sempre di diverso genere. Poteva leggere Wells, Hemingway, King, Poe, Dostoevskij, senza mai staccare la testa dal libro. Era immersa nelle sue letture, ed io mi immergevo in un sogno,immaginandomi una vita assieme a lei. Il lavoro cessò di essere motivo di odio e di noia, perché lei era il motivo per cui la mattina mi alzavo  con un sorriso. Nei due mesi non c’eravamo mai parlati, mai un gesto, uno sguardo che potesse dare inizio ad una conversazione... Io sono un ragazzo introverso e non sapevo come cominciare uno scambio di battute. Mi bastava guardarla, sapere che lei era lì ad aspettarmi, anche se non era vero. Poterla vedere era per me come vivere una storia d’amore, seppur solo nella mia mente e non nella realtà. Ero felice, anche se sapevo che sarebbe durato poco. Passarono i due mesi e mi ritrovai in breve tempo all'ultimo giorno di lavoro. Il sollievo che quei lunghi viaggi avanti e indietro e quelle ore interminabili al computer sarebbero finiti, si scontrava con la piacevolezza della sua visione: sarebbe stato l’ultimo giorno dal nostro incontro. Mi ero crogiolato in un sogno da cui non volevo più destarmi...almeno... non prima di aver fatto qualcosa per provare a mantenerlo ancora in vita: quella mattina le avrei rivolto la parola. Non sapevo cosa le avrei detto, se avrei avuto il coraggio, sapevo solo che dovevo parlarle. Mi sarebbe bastato un semplice saluto contraccambiato, sentire almeno una volta la sua voce, dopo che ci eravamo visti tutti i giorni lavorativi della settimana per due lunghi mesi.
La mattina prima di partire ero elettrizzato ma anche nervoso. Mi preparai con cura perché volevo che mi vedesse perfetto per il nostro primo appuntamento. Sapevo che ciò che stavo pensando non corrispondeva alla realtà, ma quel semplice momento in cui le avrei rivolto la parola sarebbe stato come aver passato una serata assieme. Dovevo essere vestito in modo da sembrarle il più bello possibile. Comprai anche preso un mazzo di fiori nella serra appena sotto casa mia e le scrissi un biglietto:
“Alla ragazza più bella della fermata”. Un gesto che si è perso nel tempo e che speravo potesse farle sbocciare un sorriso: la cosa che più avrei voluto vedere al mondo.
Intrapresi il mio solito viaggio: il primo bus di giornata, poi la metropolitana ed infine l'ultima
attesa prima di prendere il secondo bus che doveva farmi incontrare di nuovo con lei.
Doveva essere già lì ad aspettarmi...
Scesi dalla metro e mi incamminai verso la fermata del bus, ma già da lontano non riuscì a scorgere la sua figura. Era strano perché era sempre stata puntuale, ma quella mattina non era ancora arrivata.
Mancavano pochi minuti all'arrivo dell'autobus ma di lei nessuna traccia. Ero abbattuto ma speranzoso che finalmente arrivasse come aveva fatto tutte le mattine dal secondo giorno. Ma niente, passava il tempo ma lei non arrivava! Intanto l'autobus era arrivato e non potevo più aspettare.
Dovetti accettare la triste verità:  quella mattina non sarebbe venuta.
Prima di salire, diedi un'ultimo sconsolato sguardo al mazzo di fiori. Lo posai sulla banchina di attesa, nella speranza che potesse vederlo anche se non avrebbe mai saputo che era per lei. Salii sull'autobus e dopo aver preso posto, girai un'ultima volta lo sguardo al nostro luogo d'incontro pensando che questo giorno me l'ero immaginato diverso... Il pullman si mise in moto mentre la vidi correre verso la banchina d’attesa e subito dopo dietro al mezzo. In un tentativo disperato provai a richiamare l’attenzione dell'autista per avvisarlo, ma lui non si fermò. La vidi fermarsi e lasciar perdere, tornando indietro verso la banchina ad attendere il prossimo arrivo ed io non potevo più impedirlo. Riuscii ad intravederla con in mano il mazzo di fiori che le avevo comprato... li stava annusando. Aveva capito che erano per lei?
Lesse il biglietto che era assieme ai fiori ed io fui felice:
per la prima volta non la vidi immersa nella lettura di un libro ma nella lettura dei miei sentimenti

Scritto da Andrea Scodeggio

Pagina Facebook e Raccolta pubblicazioni
.

  • timidezza
  • capelli rossi
  • lavoro precario
  • amori in autobus

Read more http://successivamente.net/le-pie-illusioni-in-rete/item/477-l-occasione-persa

Letto 495 volte