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Domenica, 27 Luglio 2014 20:00

L'AMICO IMMAGINARIO

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L'AMICO IMMAGINARIO

Matthew Dicks è un maestro di scuola elementare che vive a Newington, Connecticut, con la moglie e la figlia. Da poco è anche uno scrittore ed ha già scritto 3 libri. Prima di questo libro ha pubblicato altri due romanzi: "Something Missing" e "Unexpectedly Milo". “L’amico immaginario” è un vero e proprio caso editoriale. Conteso dalle più prestigiose case editrici, è in corso di traduzione in 14 paesi.

L'AMICO IMMAGINARIO

 

Max è un bambino autistico di 9 anni che vive i rapporti interpersonali con grande difficoltà ma è intelligentissimo e dotato di una fantasia immensa. Un giorno, mentre è a scuola, sparisce come se si fosse volatilizzato nell'aria.
Solo Budo sa che è è stato rapito e sa chi è stato ma purtroppo, nel mondo reale, non può parlare con nessun'altro che con Max. Ma Budo è pieno di risorse perchè ha vissuto solo 5 anni ma non ha mai dormito, ha conosciuto un sacco di cose che Max non può conoscere ed ha una quantità di amici immaginari dotati di risorse che lui saprà utilizzare per salvare Max.

Max è un bambino molto creativo, perciò io ho due braccia, due gambe e una faccia. Non mi manca nessuna parte del corpo, e questo fa di me una rarità nel mondo degli amici immaginari. Io non dormo, perché Max non ha mai immaginato che avessi bisogno di dormire. Quindi ho più tempo per imparare. E non passo mica ogni secondo con Max: quindi ho imparato un sacco di cose che lui non ha mai visto o di cui non ha neanche mai sentito parlare. Io non sono più intelligente di Max, però so un sacco di cose che lui non sa, ma solo perché resto sveglio più di lui e vado in posti dove lui non può andare. Questo è un bel vantaggio. Così certe volte posso aiutarlo quando non capisce bene qualcosa. In ogni caso sono fortunato, perché quando Max mi ha immaginato per la prima volta, ha immaginato che io potessi passare attraverso le cose, tipo le porte e le finestre, anche quando sono chiuse.Credo che l’abbia fatto perché aveva paura che quando i suoi genitori, la notte, chiudevano la porta della sua camera, io sarei potuto restare fuori, e a lui non piace addormentarsi se non ci sono io seduto sulla sedia accanto al suo letto. Per questo posso andare dappertutto passando attraverso le porte e le finestre, ma mai attraverso i pavimenti o i muri. Questo non posso farlo perché non è così che Max mi ha immaginato.

Il salvataggio di Max diventa un thriller che si snoda per tutta la durata del libro e che, attraverso mille peripezie va a buon fine. Nel frattempo avrà catturato l'attenzione del lettore come un poliziesco di Mickey Spillane. Purtroppo per Budo il Max che esce da questa brutta avventura acquisisce una nuova consapevolezza di se e dei suoi mezzi e non ha più bisogno di un amico immaginario. Budo se lo aspettava e aveva valutato questo rischio fra mille dubbi:

So che sarebbe brutto non aiutare Max, ma so anche che sarebbe brutto smettere di esistere. I leoni mangiano le giraffe per sopravvivere, anche se le giraffe non gli hanno fatto niente di male: e nessuno pensa che i leoni sbaglino a comportarsi così. Perché esistere è una cosa troppo importante. È la cosa più importante di tutte. Così da una parte so che dovrei aiutare Max, e voglio davvero prendere la decisione giusta e aiutarlo, ma dall’altra voglio anche continuare ad esistere!

Ma alla fine l'amore per il bambino che, con la sua fantasia, lo ha creato lo induce ad agire ben sapendo che per lui sarà la fine. Ed è quello che accade:

«Tra quanto pensi che...»«Non lo so» rispondo. «Forse anche domani, mi sa.» Teeny sorride, ma è un sorriso triste. «Mi mancherai, Budo.»«Anche tu mi mancherai. Mi mancherà tutto quanto.» Invece sta succedendo oggi. Stamattina, quando Max ha acceso la luce, riuscivo appena a vedermi. L’ho salutato e lui non mi ha risposto. Non ha nemmeno guardato verso di me. E poco fa ho cominciato ad avere questa strana sensazione. Mi sembra di avere nella pancia un pallone morbido e gonfio, di quei palloni che si sollevano nell’aria. Non fa male. Mi sento solo tirare verso l’alto, anche se sono ancora seduto su questa sedia. Mi guardo le mani e riesco a vederle solo se le agito davanti agli occhi. Sono felice di morire in classe con Max e la signora Gosk. È bello pensare che saranno il mio ultimo ricordo. Solo che tra un po’ non avrò più ricordi. Sarà bello morire con Max e con la signora Gosk, ma solo fino al momento in cui morirò davvero. Da quell’istante in poi, niente avrà più importanza. Da quell’istante in poi, niente avrà più significato per me.E non soltanto quello che succederà dopo, ma anche tutto quello che è successo prima. Quando morirò, morirà tutto quanto e mi sembra davvero uno spreco enorme. Mi giro a guardare Max, il mio amico, il bambino che mi ha creato. Vorrei essere arrabbiato con lui perché mi ha dimenticato, ma non lo sono. Non riesco ad arrabbiarmi con Max, gli voglio troppo bene. Niente avrà più importanza quando smetterò di esistere, ma credo che in qualche modo continuerò a volergli bene. Ormai la morte non mi fa più paura. Mi sento solo triste perché non vedrò più Max. Mi mancheranno tutti i suoi giorni futuri, migliaia di giorni in cui crescerà e diventerà un uomo e magari avrà un piccolo Max tutto suo. Penso che se solo potessi starmene seduto in un angolo, zitto e buono, a guardare crescere il bambino a cui voglio così bene, a vederlo vivere la sua vita, sarei felice. Non ho più bisogno di esistere per me stesso. Vorrei esistere solo per Max. Vorrei conoscere la sua storia. Non vedrò il resto della sua vita, ma so che sarà lunga, bella e serena. Chiudo gli occhi. Le lacrime mi scorrono sulle guance e poi scompaiono. Le loro strisce calde e umide non ci sono più. Il pallone gonfio dentro la mia pancia cresce fino a riempire ogni angolo e ogni fessura dentro di me, e sento che comincio a sollevarmi. Non sono più completo. Non sono più me stesso. Sto salendo. Trattengo nella mia mente l’immagine del viso di Max il più a lungo possibile, finché non ci sono più. «Ti voglio bene, Max» sussurro, mentre il suo viso e ogni altra cosa al mondo si dissolve nel bianco.

Non sono il solo ad essere stato colpito da questo libro e dal suo parallelismo col mondo virtuale in stile Feisbukkiano. Anche una mia amica ne è talmente convinta da averlo eletto a simbolo dell'amore fra Tom e Ale che viene raccontato a puntate su queste pagine: grande amore su internet per 70 giorni poi, dopo due soli incontri... PUFF!!! Il grande amore è scoppiato come un palloncino e l'amico immaginario si è dissolto nell'aria.

 

L'AMICO IMMAGINARIO

  • Mattew Dicks
  • Budo, the immanary friend
  • memories of an immaginary friend

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