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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:48

Euro, la monata unica

Nella parlata veneta il vocabolo mona è generalmente utilizzato per indicare l'organo sessuale femminile della specie umana, ma oltre a questo pur rispettabile utilizzo ne conosce altri non meno interessanti e degni di attenzione. Chi dice a qualcuno "sei un mona" intende affermare che il proprio interlocutore ha una scarsa consapevolezza e/o comprensione della realtà che lo circonda. In altre parole che è uno stupido. La predetta espressione è sovrapponibile al romagnolo "sei un patacca",al lombardo  "sei un pirla" ed al sudtirolese "du bist ein Dummkopf".  L'espressione derivata hai fatto una monata significa hai commesso un errore, una sciocchezza, un'idiozia. Ecco, il senso del titolo di questo articolo è esattamente questo: creare una moneta unica ed imporla ad un'area economicamente disomogenea come l'Unione (non ridete!  ) Europea è stato un errore, una sciocchezza, un'idiozia... insomma una monata!  Con l'imposizione della monata unica, pardon, della moneta unica, i 17 paesi dell'Eurozona si sono preclusi la possibilità di compensare gli squilibri dei loro conti con l'estero svaluando o rivalutando la propria moneta, a seconda del fatto che siano importatori netti o esportatori netti. Sul costo delle principali materie prime, in particolare petrolio e gas, i paesi dell'Eurozona non hanno alcuna possibilità di influire perché sono in massima parte importate dall'esterno. L'unica opzione disponibile è attuare una politica di deflazione interna, cioè ridurre il costo del lavoro per recuperare competitività. Ridurre il costo del lavoro significa da un punto di vista macroeconomico ridurre la domanda interna, quindi mettere in crisi le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, che debbono ridurre l'attività, licenziare e nei casi più gravi chiudere bottega. Si innesca cioè un ciclo recessivo: le aziende riducono l'attività o chiudono, il PIL cala, la disoccupazione cresce, il potere di acquisto delle famiglie cala, la domanda interna cala, le aziende riducono ulteriormente l'attività o chiudono e così via. I dati salienti relativi al 2012 parlano chiaro: transazioni immobiliari -50%, immatricolazioni auto nuove -40%, turismo interno -30%, consumi delle famiglie -4%. Tempo fa, in concomitanza con le futili dichiarazioni rese 'in inglese' - così almeno crede lui - da "Sua Sobrietà" al World Economic Forum di Davos, le agenzie diffusero la buona novella che il PIL italiano del 2013 sarebbe stato di almeno un punto percentuale inferiore a quello già bassissimo del 2012. Tutto quello che hanno da dire i loschi figuri è che il rimedio è l'austerity, che occorre 'più Europa', che l'€uro è irreversibile, e meno male che ce l'abbiamo, sennò chissà mai cosa ci accadrebbe. Che curare una recessione con misure deflattive come l'austerity di "Sua Sobrietà" e soci a venire sia grossomodo come spegnere un incendio con un secchio di benzina, a questo punto sono in molti ad averlo capito. Senza che ci sia bisogno di scomodare il buon John M. Keynes, che lo ha scritto 77 anni fa, nel 1936. Lorsignori no? Dato che presi uno ad uno non sono più coglioni della media nazionale, c'è da pensare che il bi e il ba lo conoscano benissimo, dopotutto lo sa qualsiasi 'fagiolo' di Economia. Ma allora la logica che sta dietro alle loro scelte politiche è un'altra. Sta a vedere che è collegata agli interessi di chi da questa politica criminale ci guadagna, e ci guadagna miliardi...

Facciamo così, ci penso un pochino sopra e ne riparliamo alla prossima puntata.

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:36

Euro, la nascita di un mostro

 

Un mostro è un essere vivente reale o immaginario che ha caratteristiche straordinarie.
Il termine deriva dal latino monstrum, che significa prodigio, portento, e può essere inteso sia in senso positivo, per esempio 'sei un mostro di bravura', sia in senso negativo, per esempio 'sei un mostro di ferocia', sia in un senso per così dire neutro, che non sottintende cioè giudizi morali.
Sei un mostro e basta, perché sei unico e strano!
L'€uro, la moneta unica europea, è una moneta orfana, perché è l'unica moneta mai apparsa sul pianeta Terra a non avere dietro di sé uno stato sovrano, quindi unico e strano lo è davvero, dunque è un mostro.
Ma come nasce questo mostro? E perché è nato? Quali sono i suoi effetti?
Cominciamo con un cincinìn di storia.
Dopo le due grandi baruffe del 1914 e del 1939 la Francia e la Germania si sono convinte che probabilmente avrebbero fatto meglio a mettersi d'accordo, così nel 1951 è nata la CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, che aveva il compito di gestire in comune la produzione di queste risorse. Oltre alla Francia ed alla Germania ne facevano parte il Benelux, che era legato a doppio filo ai due paesi membri maggiori, e l'Italia.
L'Italia, non è un mistero, non ha né ferro né carbone, ma nell'organizzazione a sei aveva una sua precisa funzione, quella di fornire agli altri paesi manodopera a bassa qualificazione ed a bassissimo costo. Non avete mai sentito parlare di 'contratti' tipo tot mila operai in cambio di quot mila tonnellate di carbone a prezzo di favore?
E' andata avanti così fino all'inizio degli anni '60 del secolo scorso, quando l'Italia ha conosciuto un periodo di sviluppo economico senza precedenti.
Nel 1957 i sei paesi membri della CECA hanno firmato il Trattato che ha istituito la CEE, la Comunità Economica Europea.
Il principio ispiratore della nuova organizzazione era perseguire il progresso attraverso lo sviluppo economico, ed il metodo scelto era quello della progressiva integrazione delle economie dei paesi membri fino a giungere, almeno nei deliri degli euroinvasati più convinti, alla creazione di un nuovo soggetto politico, gli Stati Uniti d'Europa.
Un progetto grandioso, forse anche condivisibile, ma che sta scontando ogni giorno di più i suoi vizi d'origine, che sono non avere tenuto conto della realtà che ci circonda, né della storia dei popoli europei né tantomeno della loro volontà.
Per secoli la storia dell'Europa è stata la storia del mondo, e forse è per questo motivo che i leader europei non si sono accorti che negli ultimi cinquant'anni il mondo è cambiato. Per tutto il resto hanno probabilmente creduto che il loro progetto fosse talmente grande che una volta che fossero riusciti a realizzarlo, con o senza il loro consenso, i popoli europei si sarebbero convinti che avevano avuto ragione.
Naturalmente non è andata così!
Il primo segnale di burrasca appare nel 1967 con la guerra dei Sei Giorni. Era la prima volta che la scintilla che avrebbe potuto dar fuoco al mondo scoccava fuori dall'Europa, ma non sarebbe stata l'ultima. Nel 1973 scoppia, sempre in Medio Oriente, la guerra dello Yom Kippur, che ci regala il primo shock petrolifero, seguito da altri due nel 1979 e nel 1991. Il prezzo del greggio si moltiplica per dodici, e continua a salire.
Poi con un paio di guerre combattute tra europei o a due passi dall'Europa a fare da sfondo, arriva la grande crisi.
Mentre accade tutto questo cominciano ad affacciarsi sul mercato delle materie prime energetiche e strategiche nuovi acquirenti, come Cina ed India, solo per citarne due. Tanto per capirci, un esssere umano su quattro è cinese, ed uno su tre è cinese o indiano. Sono tantissimi, giovani e determinati ad occupare il posto che ritengono gli spetti nel mondo.
Intanto i padroni dell'euromarchingegno continuano ad allargare i confini geografici della Comunità e ad espandere la gigantesca struttura burocratica che serve per gestirla.
La famiglia è cresciuta, al momento sono ventisette paesi, con quattrocentottanta milioni di abitanti.
Un mercato della madonna! Peccato che siano tanto diversi che di più non si può. Vi si parlano venticinque lingue, le leggi, gli usi ed i costumi sono diversissimi, i sistemi scolastici pure, il mercato del lavoro è iperframmentato, ed in queste condizioni la mobilità del lavoro, un fattore essenziale, è una chimera.
Allora cosa ti inventano i fenomeni? Nel 1992 vede la luce il Trattato di Maastricht, con i suoi cervellotici parametri e criteri di convergenza e con le sue procedure automatiche. Nasce l'Unione Europea, che non è uno stato federale come gli USA, non è una confederazione di stati indipendenti come la CSI e non è nemmeno un'organizzazione internazionale come l'ONU, ma è semplicemente una organizzazione sovranazionale, creata tramite accordi tra governi e gestita da istituzioni non legittimate dal voto dei cittadini, salvo il Parlamento Europeo.
Che però è solo una costosissima ed inutile nullità, perché non ha alcun vero potere.
E quale sarà mai la ciliegina su questa bella torta? Ma è ovvio, la moneta unica europea, il Santo Graal che per lasaelsignùr quale miracolo obbligherà i riottosi paesi membri, stati sovrani, o ex tali, a compiere le riforme strutturali necessarie per poter puntare dritti all'obiettivo dei fottuti Stati uniti d'Europa, superando di slancio tutti gli ostacoli che tremila anni di storia hanno messo sul loro cammino.
Poco importa quante sofferenze costerà agli europei, deus vult, Dio lo vuole! O forse a volerlo è solo una venticinquina di banche ed istituzioni finanziarie, il fottuto mercato, ma cosa cambia per voi, uomini di poca fede?
Lunga è la strada, ma grande è la meta, vade retro Satàn, vade retro Satàn... 

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:26

Euro, perché non poteva funzionare

Ad Aprile 1989 la Commissione Delors pubblica il suo rapporto contenente il piano di attuazione della decisione politica di introdurre la moneta unica europea. I membri della Commissione sono per la maggior parte banchieri, e questo spiega molte cose. Il loro piano prevede tre fasi.
A Luglio 1990 ha inizio la prima, che prevede il completamento della creazione del mercato interno e la rimozione dei residui ostacoli all'integrazione finanziaria, in particolare la liberalizzazione del mercato dei capitali, che è, come vedremo, fondamentale.
A Gennaio 1994 ha inizio la seconda, che prevede il coordinamento delle politiche monetarie nazionali ed il rafforzamento dei criteri di convergenza stabiliti nel Trattato di Maastricht, che era stato firmato a Febbraio 1992.
A Gennaio 1999 ha inizio la terza, che prevede la fissazione irrevocabile dei rapporti di cambio. La nuova moneta inizia ad essere utilizzata nelle transazioni commerciali e sui mercati finanziari, ma occorre attendere fino a gennaio 2002 per vedere fisicamente la faccia del mostro, cioè le nuove banconote e le nuove monete.
Il nome scelto per il mostro è Euro. Quello della vecchia moneta scritturale del defunto SME, cioè Ecu è stato abbandonato, si dice per non mettere in imbarazzo i tedeschi.
E' una storia divertente, che vale la pena raccontare. In tedesco 'un Ecu' si traduce con 'ein Ecu', che però si pronuncia esattamente come 'eine Kuh', che significa 'una vacca'.
Nomen omen, non c'è che dire, perché se non proprio una vacca la nuova moneta si rivela presto una vaccata.
A quattordici anni di distanza non è necessario disturbare lasaelsignùr quali scienziati per concludere che il progetto non ha funzionato, che non funziona e che non funzionerà mai, e che nonostante gli uomini del regime ed i loro lacchè dei media si dannino per convincerci del contrario anziché contribuire a sviluppare il commercio nell'ambito dell'Eurozona l'ha gettata e la sta mantenendo in una profonda crisi.
Non sono io a dirlo, ma i dati, cioè disoccupazione, salari, pensioni, prezzi e imposte che ognuno di noi può verificare sulla propria pelle ogni giorno.
Eppure è da oltre trent'anni che i più accreditati specialisti del pianeta dibattono e pubblicano lavori scientifici su questo argomento. Se i politici europei avessero voluto documentarsi prima di prendere le loro sciagurate decisioni, le fonti non mancavano. Come vedremo, la spiegazione è un’altra.
A Settembre 1961 l'economista canadese Robert A. Mundell pubblica un lavoro che gli frutterà il premio Nobel, nel quale enuncia la teoria della Optimal Currency Area, o OCA.
L'idea centrale di questa teoria è che un'unione monetaria tra paesi diversi può reggere solo se essi costituiscono un'area valutaria ottimale, cioè un'area nella quale i prezzi ed i salari sono perfettamente flessibili ed i fattori della produzione sono perfettamente mobili.
In altri termini, se viene imposta un’unica moneta ad un gruppo di paesi strutturalmente diversi ne deriveranno squilibri nei loro conti con l’estero che non potranno essere corretti svalutando le monete nazionali dei paesi importatori netti e rivalutando quelle dei paesi esportatori netti, perché tutti usano la stessa moneta.
Così avremo da un lato paesi più competitivi, che diverranno esportatori netti ed accumuleranno crediti crescenti verso quelli più deboli, e paesi meno competitivi, che diverranno importatori netti ed accumuleranno debiti crescenti verso quelli più forti.
Se il costo delle materie prime utilizzate dalle loro industrie è una variabile esterna sulla quale nessuno di essi ha alcun controllo l’equilibrio potrà essere ristabilito soltanto abbassando il costo del terzo fattore della produzione, e cioè il costo del lavoro.
I paesi più deboli dovranno cioè tagliare i salari, forzare i lavoratori a rilocalizzarsi, cioè ad emigrare in cerca di lavoro e dulcis in fundo accettare un elevato livello di disoccupazione per tenere sotto controllo l’inflazione. In caso contrario la moneta unica diventerà progressivamente sempre meno sostenibile, ed alla fine collasserà.
Non serve una laurea in Economia per comprendere che nemmeno i singoli paesi dell’Eurozona presi uno ad uno possono essere considerati aree economicamente omogenee, cioè OCA.
Non lo sono né la Spagna né l’Italia, dove gli squilibri tra le regioni più forti e quelle più deboli anziché ridursi si stanno talmente aggravando da mettere in serio pericolo l’unità nazionale.
Sorprendentemente, almeno agli occhi di un osservatore superficiale, non lo è nemmeno la Germania, dove ai tradizionali squilibri tra le ricche regioni del sud e quelle più povere del nord si sono aggiunti quelli ancora più profondi tra esse ed i Länder orientali recentemente annessi.
Figurarsi se potrà mai essere considerata OCA l’Eurozona, con i suoi diciassette paesi parlanti quattordici lingue diverse, con diciassette ordinamenti giuridici diversi, diciassette legislazioni fiscali diverse, diciassette sistemi educativi diversi, diciassette mercati del lavoro diversi e soprattutto con tremila anni di guerre, di odio e di diffidenze reciproche che aspettano solo un pretesto per riesplodere.
In teoria il marchingegno potrebbe forse funzionare se le aree forti dell’Unione (non ridete!) Europea, in pratica i paesi della ex area del marco, fossero disponibili ad effettuare trasferimenti fiscali, cioè trasferimenti di risorse nette, verso i paesi periferici, come avviene da sempre negli Stati Uniti.
Solo in teoria però, perché le forze politiche conservatrici d’Europa si oppongono da decenni a misure di questo tipo anche all’interno dei singoli paesi. In Italia si parla di federalismo fiscale, altrove si usano altri termini, ma la logica è dappertutto la stessa: a ciascuno il suo, e che gli altri si arrangino. E’ difficile costruire qualcosa su basi simili. E’ altrettanto difficile credere che i leader politici europei abbiano preso un abbaglio così gigantesco, che abbiano cioè preso decisioni così importanti senza valutarne le conseguenze. Sapevano benissimo cosa sarebbe successo introducendo nella disomogenea Eurozona una moneta più debole del marco tedesco, ma più forte di quelle di tutti gli altri paesi. La crisi era prevista e voluta, perché solo attraverso di essa le elite europee avrebbero potuto attuare la più gigantesca redistribuzione dei redditi mai tentata nella storia e la cancellazione della maggior parte dei diritti dei cittadini al di fuori di qualsiasi controllo democratico.
Un progetto sinistro, che oltre ad aver annientato il benessere della maggior parte di noi si sta preparando a cancellare ogni residua traccia di democrazia in Europa.
In altre parole, un progetto nazista.

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:14

Euro, l'€uropa finisce...

 

Qualche giorno fa scartabellando tra i miei libri mi è capitata tra le mani una copia del Trattato di Roma, che ha istituito la Comunità Economica Europea. Correva l'anno 1957, e il giorno della sua firma, il 25 marzo, è universalmente considerato la data di nascita della nuova Europa.
Nuova lo sembrava davvero quell'Europa, perché quel giorno i sei paesi più avanzati del continente avevano formalizzato solennemente il loro impegno a porre fine alle divisioni del passato e a collaborare al perseguimento del bene comune.
Allora avevo nove anni e frequentavo la quarta classe elementare. Ricordo ancora con commozione le parole con le quali la maestra ci aveva illustrato questo progetto e l’entusiasmo con il quale tutti noi ragazzi lo avevamo accolto.
Sfogliando il vissuto documento mi è caduto lo sguardo sull'articolo 2, che fissa gli obiettivi a lungo termine della Comunità:
ARTICOLO 2 - La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
Col tempo la Comunità si è allargata, nel 1992 si è trasformata in Unione ed ha fatto passi davvero importanti sulla strada dello sviluppo armonioso delle attività economiche, dell'espansione continua ed equilibrata e del miglioramento sempre più rapido del tenore di vita.
Ci pensavo una sera guardando su YouTube le immagini della Grecia in fiamme, e mi chiedevo da chi e perché il sogno di allora è stato stravolto fino a trasformarlo in un incubo.
L’ipotesi che si sia trattato dell’effetto congiunto di un insieme di fattori esterni talmente sfavorevoli che ad un certo punto la situazione è sfuggita di mano non regge neanche a puntellarla.
Le élite europee, cioè banchieri ed industriali, ed i loro lacchè della politica e dell’euroburocrazia sapevano fin dall’inizio quello che stavano facendo, e conoscevano benissimo le conseguenze delle loro scelte.
Non potevano non saperlo, perché i più noti economisti del pianeta stavano studiando il problema da decenni, e le loro conclusioni erano esposte nella letteratura scientifica internazionale, che era ed è liberamente accessibile a chiunque.
Già nel 1961 l’economista canadese Robert A. Mundell, premio Nobel, aveva teorizzato le condizioni di base per la sostenibilità di una moneta unica in un’area economicamente disomogenea.
Delle unioni monetarie e dei loro problemi si sono poi occupati economisti noti come Dornbusch, Feldman e Krugman, solo per citarne alcuni, seguiti in epoca più recente da studiosi più giovani come Roubini, Sapir, Bagnai ed altri.
Già all’inizio degli anni settanta del secolo scorso l’argomento era approdato sui manuali universitari di economia internazionale, come quello di Charles P. Kindleberger, sul quale ha studiato, tra tanti, anche il sottoscritto.
Sulla stampa e sui media internazionali è in corso da anni un vivace dibattito, nel quale molti politici europei non hanno remore a intervenire.
In Italia no. Sulla stampa sovvenzionata, e quindi asservita, e sulla TV ‘servizio pubblico di regime’ è tutto un coro di "Euro irreversibile" e "più Europa".
Dei politici italiani è meglio non parlare. Alcuni giungono al punto di parlare in un modo alla stampa estera e nel modo opposto a quella italiana, come se in Italia non ci fosse nessuno in grado di accorgersi del trucco e di porsi qualche domanda.
La decisione delle élite europee di imporre ugualmente la moneta unica alla iperdisomogenea Eurozona significa che la crisi era voluta, perché solo facendo leva su di essa sarebbe stato possibile forzare gli stati europei a cedere gradatamente la propria sovranità alle non elette istituzioni comunitarie al di fuori di ogni controllo democratico.
Non sono io a dirlo, lo hanno detto e scritto loro, quelli della politica, per esempio questi:
"L’Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato."(Tommaso Padoa Schioppa, 2001)
"Le crisi economiche servono per fare in modo che, psicologicamente, il costo di cedere sovranità e democrazia ai vertici dell’Unione Europea sembri un male minore rispetto alla catastrofe imminente."(Mario Monti, 2012).
L’obiettivo di questi illuminati fenomeni è dunque imporre ai popoli europei uno stato federale che essi non hanno mai voluto, facendo carne di porco dei diritti da essi faticosamente conquistati in secoli di lotte ed infliggendo a milioni di cittadini inaudite sofferenze.
In questo progetto nazista la moneta unica, il maledetto Euro, è un elemento essenziale, come lo è il detonatore in qualsiasi bomba.
C’è l’impronta inconfondibile della follia nell’arrogante supponenza di costoro.
Sono convinti di possedere una conoscenza talmente sublime da legittimarli a forzare la realtà per adeguarla ai loro modelli. Solo loro, non noi popolo sovrano, sanno "guardare lontano", e lo dicono anche, senza provare vergogna:
"Gli europei vorrebbero essere forti come se l’Europa fosse unita, ma senza cedere neanche una parte della propria sovranità nazionale, come se l’Europa unita non esistesse affatto." - (Sylvie Goulard e Mario Monti -(La democrazia in Europa, Rizzoli).
Eppure qualcuno che capisce cosa sta succedendo e lo dice chiaramente c’è. Non in Italia, è ovvio, ma guarda caso proprio nel paese che apparentemente con questa politica ha più guadagnato, e vorrebbe guadagnare ancora:  
"È tutto così palese: la soppressione della democrazia, l'aumento del divario sociale ed economico tra poveri e ricchi, il disfacimento dello stato sociale, la privatizzazione e la conseguente applicazione delle norme del mercato a tutte le sfere della nostra vita, e così via." - (Ingo Schulze, Süddeutsche Zeitung,27 gennaio 2012).
Dopo cinquantasei anni di inconcludenti schermaglie possiamo trarre le prime conclusioni, che non sono lusinghiere.
Gli egoismi nazionali fanno sempre e comunque premio su tutto. In altri termini il progetto europeo sta fallendo perché nessuno riesce a guardare più in la del proprio orticello.
L’Europa si sta rivelando incapace di competere con le altre grandi aree economiche mondiali, e cioè Russia, America ed Asia, perciò i suoi membri più forti, in particolare uno, stanno ripiegando sullo sfruttamento della loro temporanea posizione di forza all’interno dell’Eurozona.
E’ un gioco miope, che fallirà come quelli tentati in passato e che, come in passato, non porterà da nessuna parte.
Di "sviluppo armonioso", di "espansione continua" e di "miglioramento del tenore di vita" non si vede traccia, anzi, stiamo vivendo una crisi che si sta avvitando in una spirale depressiva dagli esiti incerti.
Con la fine della democrazia e del benessere gli odi antichi seppelliti per decenni sotto un fiume di melassa europeista stanno lentamente riaffiorando.
Diciamocelo chiaramente: l’Europa non ha un futuro per il semplice motivo che non ha nemmeno un presente e non ha mai avuto un passato.
Tutto ciò che abbiamo in mano è il mazzo di trattati con i quali le élite europee si sono messe d’accordo per spartirsi tutto.
E che i popoli europei si fottano!
Gut gemacht Pilote!

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Sabato, 13 Dicembre 2014 23:03

Euro, facciamo il punto

Eccolo il colpevole!L'ultima edizione dei ludi cartacei ci ha consegnato un quadro politico inedito. Tre minoranze, nessuna delle quali ha i numeri per governare da sola e nessuna delle quali ha finora manifestato disponibilità ad allearsi con nessuna delle altre due. A fare da sfondo c'è una quarta minoranza di dimensioni simili alle altre tre costituita dalla somma dei non votanti, delle schede nulle e delle schede bianche. In termini numerici si tratta del 27,50% circa degli aventi diritto al voto, quasi un elettore su tre, il massimo assoluto dalla nascita della Repubblica Italiana.
Mezzibusti e gazzettieri di regime hanno cominciato immediatamente a piangere e a lamentare l'ingovernabilità del paese, i politicanti hanno cominciato come sempre ad ordire le loro trame per assicurarsi un buon posto a tavola, mentre i nostri nemici di sempre, l'Unione (non ridete!) Europea ed i suoi padroni hanno urlato tutta la loro rabbia per il fallimento del loro campione in loden ed i rischi per la stabilità della eurobaracca e della sua sciagurata moneta. Poverini, con quello che hanno fatto per condizionare il risultato elettorale nel Gau Italien c'è da capirli.
Una delle novità più interessanti emerse dalle urne è la rilevante area politica euroscettica e contraria alla moneta unica europea. Tenuto conto dell'intensità del bombardamento mediatico filoeuropeo e filoeurista si tratta di un ottimo risultato. Nonostante decenni di disinformazione, terrorismo e censura di ogni voce critica la gente comincia a capire che l'europa (minuscola intenzionale) è una trappola, che la la sua moneta è una truffa e soprattutto che esse sono tra le cause principali della crisi.
L'unico problema è che probabilmente i meccanismi della crisi non sono stati compresi a fondo, il che determina l'adozione di politiche sbagliate che anziché risolverla la aggravano.
Una spiegazione meno buonista - e BTW condivisa dal sottoscritto - è che le élite al potere sono in assoluta malafede, che sanno perfettamente ciò che stanno facendo e che lo fanno di proposito per forzare i cittadini a subire decisioni contrarie ai loro interessi, che se fossero liberi di scegliere non accetterebbero mai.
Molti si ostinano, anche in buona fede, ad attribuire la responsabilità della crisi che sta strangolando i paesi periferici dell'Unione (non ridete!) Europea alla corruzione, ai costi della politica e all’elevato livello del debito pubblico. Che si tratti di problemi reali, gravi e da risolvere prima possibile è indubbio,  ma che abbiano granchè a che fare con la crisi lo è molto meno.
Come mai nei paesi sedicenti virtuosi dell’Unione (di nuovo, non ridete) Europea, dove di crisi non c'è traccia gli scandali sessuali, quelli finanziari ed in generale la corruzione delle élite al potere non sono in nulla diversi, né meno diffusi né meno gravi che quaggiù, tra noi porci del sud?
E come mai i primi paesi ad andare in crisi sono stati proprio quelli con il debito pubblico più basso rispetto al PIL, come Irlanda, Spagna e Grecia? Che la spiegazione sia un'altra?  
Nemmeno l’equilibrio del bilancio dello stato  (Imposte e tasse = Spesa pubblica) ha molto a che fare con la crisi. Quello italiano è molto prossimo al pareggio, eppure la crisi è scoppiata violentissima, è lì e non passa mai.
Esaminando i dati diffusi da ISTAT, EUROSTAT, OECD ed FMI appare evidente che tutti i paesi che sono andati in crisi avevano rispetto ai paesi 'core' dell'Eurozona (1) inflazione interna più elevata, quindi (2) competitività più bassa, quindi (3) importazioni maggiori delle esportazioni, quindi (4) elevato debito estero.
Pare di poter concludere che il fattore decisivo è l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
Se un paese ha la bilancia dei pagamenti costantemente in passivo (Export Import) e non può riequilibrarla agendo sul cambio, come nell’Eurozona da quando esiste l’Euro, deve finanziare il deficit, e di regola lo fa indebitandosi verso l’estero. Non si tratta però di debito pubblico ma di debito privato, cioè di imprese e famiglie verso l’estero che finisce col diventare pubblico quando il sistema va in crisi. Vediamo come.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo fornitore per comprare un tornio tedesco che usi per produrre pezzi che vendi sul mercato, con i ricavi delle vendite potrai pagare i costi di produzione, compreso l’ammortamento del tornio  e gradatamente estinguere il debito. Se sei un bravo imprenditore alla fine ti rimarrà un utile. Tutti contenti, tutti ci guadagnano qualcosa, il sistema è stabile, problemi zero.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo concessionario per comprare una Mercedes che usi per andare a spasso dovrai sacrificare una parte del tuo reddito per un certo numero di anni per ripagarlo e tutto finisce lì. Quando rottamerai la tua Mercedes ne dovrai comprare un’altra facendo un altro debito, ed il gioco ricomincia.
Se al gioco partecipano in troppi e per troppo tempo il debito complessivo del paese (ancora debito privato, nota bene) crescerà progressivamente fino a quando i creditori tedeschi non sentiranno puzza di bruciato e chiuderanno il rubinetto.
Improvvisamente le aziende rimangono senza liquidità e cominciano col ridurre l’attività, poi licenziano, chiudono o falliscono. A questo punto le banche vanno in crisi. Lo stato interviene per salvarle indebitandosi sul mercato perché non può più farlo presso la propria banca centrale a causa del divieto imposto dal Trattato di Lisbona (articolo 123 Paragrafo 1).
Così il debito privato è diventato pubblico e il sistema è entrato in crisi. I creditori tedeschi vogliono indietro il loro denaro fino all’ultimo centesimo, perciò rifiutano qualsiasi ipotesi di rifinanziamento, rinegoziazione e soprattutto aggiustamento del cambio, che decurterebbero il valore dei loro crediti.
Per tentare di rastrellare la liquidità necessaria a sostenere il servizio ed il graduale riacquisto del debito (nato privato ma diventato pubblico) vengono attuate politiche fiscali e di austerity di crescente ferocia. La domanda interna crolla. Si innesca una recessione che presto si evolve in depressione, cioè di recessione che si autoalimenta, dalla quale non è possibile uscire senza un intervento esterno.
Questo è a sua volta impossibile perché l’unico soggetto finanziariamente in grado di intervenire è, ma tu guarda che coincidenza, il paese che tramite la truffa dello spread su questa situazione guadagna miliardi in termini di minori costi per sé e di maggiori costi per i propri concorrenti, che sprofondano sempre più in una crisi senza sbocchi. Così finiscono per chiudere, fallire oppure per essere acquistati per quattro soldi da qualche loro concorrente d'oltreconfine.
Vi ricorda qualcosa?

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Pubblicato in RACCOLTA
Mercoledì, 08 Ottobre 2014 21:46

SINISTRO - dal dizionario della lingua italiana

SINISTRO E DERIVATI. Dal vocabolario della lingua italianaSinistro - aggettivo figurato
Infausto, sfavorevole, avverso [per il prevalere, nelle antiche tradizioni popolari, della credenza che gli auspìci provenienti da sinistra fossero di cattivo augurio]: presagi sinistri, tempi sinistri; che fa presagire sventure e danni, lugubre: un uomo sinistro., una luce sinistra, [gli pareva d’aver negli occhi que’ sinistri tocchi a martello (Manzoni)]; [egli ha la sensazione di essere al centro di una trama poderosa di infamie mirabili (Giorgio Manganelli)]; bieco, torvo, minaccioso: un’occhiata, una risata sinistra; sguardo sinistro; un sinistro figuro.

Sinistro - sostantivo  maschile
Incidente grave, disastro, sciagura (specie con riferimento a mezzi di trasporto e alle persone e alle cose trasportate): accertare le responsabilità di un sinistro; sinistro ferroviario, sinistro stradale, sinistro aereo, sinistro marittimo; nel linguaggio delle assicurazioni, l’evento che corrisponde al rischio assicurato: in caso di sinistro, la società assicuratrice risponde ...; con riferimento a infortuni marittimi: sinistro maggiore, sinistro minore, a seconda che si tratti di naufragio o di semplice avaria.

sinistraménte - avverbio
in modo sfavorevole, infausto: la beffa si concluse sinistramente; in modo torvo e cattivo, che esprime odio e minaccia, o con sinistro presagio, con malaugurio: ridere sinistramente; guardare qualcuno sinistramente; [il passo di due alti carabinieri risuonò sinistramente sul lastrico del Corso (Grazia Deledda)]; malamente, con grave danno:[sinistramente sì l’altro percosse, che la spalla e la schiena insieme ruppe (Ariosto)]

sinistrare - verbo intransitivo e transitivo [derivato da  sinistro]. (v. aus. avere)
Andare a traverso, anche nel significato figurato di andare male, prendere una brutta piega, avere un esito sfavorevole. Colpire, danneggiare con un sinistro: l’alluvione ha sinistrato centinaia di famiglie.

sinistrato – aggettivo  e sostantivo maschile [participio passato di sinistrare].
Come aggettivo: colpito, danneggiato da un sinistro, specie per eventi bellici o per calamità pubbliche: famiglie, case sinistrate da bombardamenti aerei; una zona sinistrata dall’alluvione;
come sostantivo: il governo ha approvato una serie di provvidenze per i sinistrati

sinistrosità - sostantivo femminile [derivato da sinistro (nel significato di «infortunio, incidente»)].
Nel linguaggio statistico, sinistrosità delle strade, la maggiore o minore pericolosità che le singole strade urbane o extraurbane presentano, in rapporto agli incidenti stradali che in esse si sono verificati in un determinato periodo. Analogamente, nel linguaggio delle assicurazioni, il numero di sinistri denunciato da un assicurato in un dato periodo di tempo, in relazione al quale può variare il premio di assicurazione.

sinistròsi - sostantivo femminile [derivativo di sinistro, nel suo valore sostantivato («incidente» e simili), col suffisso medico -osi].  
Nel linguaggio medico, sindrome di tipo nevrotico, osservabile in soggetti che hanno subito un trauma in seguito a un infortunio, determinata dall’aspirazione a un congruo indennizzo; si manifesta con una sintomatologia varia (essendo in rapporto con il tipo di infortunio sofferto), tendente ad accreditare la supposta menomazione subita.

I saggi lo dicono in tutti i modi e in tutte le salse: votare  i "sinistri" porta sfiga!

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Mercoledì, 01 Ottobre 2014 20:17

GLI EUROBISCHERI

Se in quel di Bruxelles si limitassero a fare i fancazzisti come i colleghi romani, l'Unione (non ridete!) Europea sarebbe un paradiso.

Invece no! Pur di far vedere che lavorano si inventano le cose più allucinanti.
Come la pretesa di regolamentare la raccolta delle albicocche:
«Devono essere raccolte con cura»... dice il Regolamento Europeo 1108/91
E i meloni?
«Non devono avere i parassiti»... stabilisce il Regolamento Europeo 1615/2001


L'anno scorso invece hanno partorito un esaustivo Regolamento Europeo sugli scaldabagni (boiler o scalda-acqua).
Il 2 agosto 2013, prima della chiusura estiva, esce il Regolamento Europeo 814/2013 che attesta con ferma euro-decisione:
«il serbatoio dell’acqua calda è un serbatoio in cui si immagazzina acqua calda».  
«per consumo quotidiano di energia elettrica si intende il consumo di energia elettrica nelle 24 ore»
«per consumo settimanale di energia elettrica si intende il consumo di energia elettrica in una settimana»
(articolo 2 comma 12, 13e 18 dell'allegato tecnico - 22 pagine)
Il massimo però l'hanno raggiunto con il "Preservativo Europeo":


Hanno iniziato nel 1996 (EN 600) a codificare materiali, dimensioni, colori...
Ma i francesi ( si sa, la solita "grandeur transalpina" ) volevano poterli fare tricolori...
E i tedeschi si lamentavano che erano troppo piccoli. Furono travolti dall'eurorisata delle loro signore e di tutti i bagnini della costiera romagnola che li convinse a lasciar perdere...
Ci vollero altre 2 normative - UNI EN ISO 4074:2002 e EC 2-2009 UNI EN ISO 4074 - e 13 anni di discussioni per metterli tutti d'accordo. Tradotte nelle 24 lingue - traduttori da 10.000 €/mese - le normative hanno dato dato una certezza assoluta: anche se gli "oggetti" vengono fatti in Cina siamo certi che i "membri" europei possono "lavorare" in ambiente confortevole e con "indumenti" certificati a norma EU.
Le battute e le barzellette si sono sprecate ma a Bruxelles, con sovrano sprezzo del ridicolo, hanno risposto che: «dopo aver uniformato i piselli… si dovevano uniformare anche le "bucce"»

 

 

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Martedì, 30 Settembre 2014 15:14

L'EUROCESSO

Due anni di lavoro - al modico costo 90.000 Euro - per arrivare a pubblicare sulla Gazzetta Europea le 60 pagine del regolamento EU 2013/641
Oggetto del regolamento "Development of EU Ecolabel Criteria for Flushing Toilets and Urinals".
In Italiano (approssimato) Sviluppo dei criteri ecologici per i WC e i Pisciatoi Europei.
Non sono ancora arrivati a prescrivere il modo ESATTO con cui gli europei debbono svolgere le due funzioni... per adesso si sono limitati a regolamentare gli oggetti destinati a riceverne il prodotto.
I tecnici EU sono riusciti persino a scoprire la formula per il cesso perfetto: Va = (Vf + (3 × Vr))/4
Una formula strampalata per stabilire che ogni volta che ti siedi hai diritto a 3,5 litri di acqua per la pulizia del contenitore. Se ne usi di piu non sei "ecologico" e la tua cagata non è certificabile secondo le norme CE.
La maggior parte degli scarichi a vaschetta contengono da 5 a 10 litri e quelli a flusso diretto... non si sa! Dipende da quanto resta aperto.
Speriamo che in futuro non trovino il modo di sanzionarci anche per eccesso di pulizia dei cessi!
Sensazionale la chiusura dell'EU 2013/641: «gli orinatoi sono ritenuti conformi alla prova di prevenzione del riflusso dei cattivi odori quando superano la prova di tenuta agli odori».
Come dire che se l'acqua è calda si può certificare che non è fredda.
E io pago!...diceva Totò

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