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RECENSIONI

RECENSIONI (10)

Martedì, 19 Gennaio 2016 12:09

L'UOMO CHE VISSE TRE VOLTE, TSUTOMU YAMAGUCI

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"...Ma, se succede qualcosa, il territorio sarà contaminato per i prossimi secoli e, a migliaia di  chilometri di distanza, si avranno gli effetti delle radiazioni!"... 

In nome di questa teoria l'Italia ha rinunciato a quell'energia nucleare - presente in Francia, Svizzera, Ungheria, Slovenia, Germania... - che viene prodotta nei paesi che ci circondano.
Questo e milioni di commenti simili si sono ripetuti all'infinito dopo gli incidenti di Chernobyl e di Fukushima. Ma cosa è successo, realmente, in questi due casi che hanno scosso il mondo?
A Fukushima c'è stato un terremoto-maremoto di una tale potenza che, dicono gli esperti, si è verificato solo un'altra volta nella storia dell'umanità. Se fosse successo all'Aquila un evento di quella intensità avrebbe raso al suolo tutto fino a Roma. Il maremoto ha causato 20.000 morti. E il nucleare quanti morti ha fatto?? Zero! Quanti feriti? Zero! Nessuno è stato sottoposto a terapie per sovradosaggio di radiazioni. Tre lavoratori della centrale sono stati ricoverati in osservazione e dimessi dopo qualche giorno. Probabilmente se la diga intorno alla centrale fosse stata più alta di qualche metro di Fukushima non avremmo mai sentito parlare.
Dopo Chernobyl, dove ci furono 65 morti nell’esplosione, Greenpeace ipotizzava 6 milioni di morti in Europa. Statistiche successivamente redatte da UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic - Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli effetti delle radiazioni atomiche) hanno dimostrato che le morti per patologie collegabili alle radiazioni di Chernobyl sono 100.000 volte inferiori alle morti causate in Europa dai virus influenzali stagionali.
E oggi? L'impianto nucleare più grande d'Europa, la centrale di Zaporižžja, è  in Ucraina dove altre 11 centrali saranno costruite entro il 2030. Per arrivare, con quelle esistenti, a coprire la totalità del loro fabbisogno energetico.
Intanto i Giapponesi hanno ripreso a costruire centrali nucleari...
Ma giapponesi e Ucraini si sa... sono dei coglioni!

Nel 1945, a Hiroshima e Nagasaki, furono effettuati due “test di durata dell'inquinamento nucleare”. All'epoca le due città avevano circa 500.000 abitanti, oggi ne hanno quasi 2.000.000 più altri 10.000.000 nel circondario. Le due foto sottostanti testimoniano quale deserto vi sia a 70 anni di distanza dalle due bombe atomiche. Ma, è risaputo, i giapponesi vivono in zone contaminate perché sono un popolo di fessi e incoscienti!
Rapportando la situazione odierna al 1945 cosa si può ipotizzare? Che non è successo nulla di quanto ipotizzato dai catastrofisti di professione... e che non succederà nulla!

Lo prova uno studio giapponese che dura da oltre sessant'anni.
Cinque anni dopo la fine della guerra, il governo giapponese avviò un monitoraggio capillare su 50.000 sopravvissuti alle bombe con la meticolosità tipica di questo popolo: tutti i 50.000 erano stati sottoposti  a dosi di radiazioni  circa 100 volte superiori  alla soglia di rischio comunemente stabilita all’epoca. (oggi la soglia di rischio è inferiore)
Dei 50.000 di allora 20.000 erano ancora vivi nel 2011. Dei 30.000 morti il 2%  (579) sono morti per patologie probabilmente(*) collegate alle radiazioni. Gli altri per cause naturali. Il 90% di chi aveva meno di 20 anni nel 45, era ancora vivo nel 1990 (vita media oltre i 75 anni). Oltre il 90% di chi aveva meno di 10 anni nel 45 era ancora vivo nel 2007 .
(*) probabilmente: Tutte le patologie comunemente associate a radiazioni possono insorgere anche per cause naturali. La statistica giapponese è volutamente peggiorativa in quanto tutti i casi sono stati attribuiti alle radiazioni assorbite al momento delle esplosioni.
Ma la storia che tappa la bocca a soliti catastrofisti d'accatto è quella dell'uomo che visse tre volte:Tsutomu Yamaguci

Tsutomu Yamaguchi era un ingegnere che nel 1945 lavorava per la Mitsubishi Heavy Industries. Era nato a Nagasaki il 16 marzo 1916 e all'epoca non aveva ancora trent'anni. Yamaguchi era a Hiroshima il 6 agosto 1945 per un viaggio di lavoro per conto della Mitsubishi. Stava scendendo dal tram quando la prima bomba atomica, all'uranio e denominata Little Boy, fu sganciata sulla città ad appena 3 km di distanza. L'esplosione gli provocò notevoli lesioni, distrusse i suoi timpani, lo accecò temporaneamente e gli lasciò severe ustioni sulla metà superiore sinistra del suo corpo. Fu avvolto in bendaggi per le sue ferite e divenne completamente calvo. Yamaguchi restò per tutta la notte successiva al 6 agosto in un rifugio antiaereo prima di tornare alla sua città natale, Nagasaki. Il giorno successivo Yamaguchi stava raccontando lo scampato pericolo ai suoi superori, quando, fu sganciata la seconda bomba, Fat Man (stavolta al plutonio). Non si può dire che il povero Tsutomu si sia fatto mancare qualcosa in fatto di radiazioni, eppure...
Tsutomu Yamaguci è morto nel 2010 alla bella età di 94 anni!!! 

 

Martedì, 24 Febbraio 2015 11:23

DIFENDERSI DA SOLI?

Scritto da

AUTODIFESA: LEGITTIMA O ILLEGITTIMA?
Giusto o sbagliato consentire la detenzioni di armi destinate alla difesa personale?
Sicuramente la foto, se non fosse umoristica, farebbe propendere per “sbagliato”.
Ma vediamo i pro e i contro visto che ci sono varie scuole di pensiero e varie soluzioni legislative.
Dalla Gran Bretagna che le ha eliminate completamente agli Stati Uniti dove (quasi) si possono acquistare al supermercato e il diritto al possesso è garantito dalla Costituzione.
Un fatto inconfutabile è che in una società “armata” il delinquente deve sempre mettere in conto la possibilità di una reazione da parte dell’aggredito.
In una società “disarmata” il bandito che si presenta armato alla vittima avrà la strada spianata.
Lo aveva ben compreso, secoli fa, un “mostro” della cultura giuridica italiana, Cesare Beccaria:
«Le leggi che proibiscono di portare armi […] non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti,[...] e sottopone gl’innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei. Queste [leggi] peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori. Non scemano gli omicidi, ma gli accrescono, perché maggiore è la confidenza nell’assalire i disarmati che gli armati».

Anche Thomas Jefferson, grande estimatore del Beccaria, ne riprese il pensiero prendendone spunto nella prima stesura della Costituzione Americana. In particolare nel secondo emendamento sulla detenzione delle armi e nell'ottavo che vieta le pene “crudeli e inusuali”.
Le idee di Beccaria sono visibili ancora oggi nel movimento per l’abolizione della pena di morte, una punizione a cui Beccaria fu il primo importante pensatore a opporsi. Oppure, negli Stati Uniti, nel movimento per il libero porto d’armi a scopo difensivo.
Thomas Jefferson riprese le idee del Beccaria per scrivere “falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza. Un'idea che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere.”  E prosegue: “Le leggi che proibiscono di portare armi sono leggi di tal natura; [citazione letterale dal testo del Beccaria – v. s.]. Queste si chiamano leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari e non dalla ragionata meditazione degl’inconvenienti ed avantaggi di un decreto universale”.
Dice, in parole povere, che le leggi contro il porto d’armi rendono le cose più facili per i criminali (che non le osservano comunque) ed estremamente negative per le vittime.

In ogni caso, sia che siate a favore, sia che siate contro, una cosa è certa: Chi impugna un'arma deve saperla usare perché è sempre meglio un brutto processo che un bel funerale! Il benzinaio vicentino insegna...
Anche se difficilmente si potrà raggiungere la bravura di quelli che potete vedere nei videos allegati:
Eric Grauffel Maria Gruschina che sono i più bravi del mondo.

Non bravi come i due campioni ma...

 

Sabato, 13 Dicembre 2014 23:14

Euro, l'€uropa finisce...

Scritto da

 

Qualche giorno fa scartabellando tra i miei libri mi è capitata tra le mani una copia del Trattato di Roma, che ha istituito la Comunità Economica Europea. Correva l'anno 1957, e il giorno della sua firma, il 25 marzo, è universalmente considerato la data di nascita della nuova Europa.
Nuova lo sembrava davvero quell'Europa, perché quel giorno i sei paesi più avanzati del continente avevano formalizzato solennemente il loro impegno a porre fine alle divisioni del passato e a collaborare al perseguimento del bene comune.
Allora avevo nove anni e frequentavo la quarta classe elementare. Ricordo ancora con commozione le parole con le quali la maestra ci aveva illustrato questo progetto e l’entusiasmo con il quale tutti noi ragazzi lo avevamo accolto.
Sfogliando il vissuto documento mi è caduto lo sguardo sull'articolo 2, che fissa gli obiettivi a lungo termine della Comunità:
ARTICOLO 2 - La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
Col tempo la Comunità si è allargata, nel 1992 si è trasformata in Unione ed ha fatto passi davvero importanti sulla strada dello sviluppo armonioso delle attività economiche, dell'espansione continua ed equilibrata e del miglioramento sempre più rapido del tenore di vita.
Ci pensavo una sera guardando su YouTube le immagini della Grecia in fiamme, e mi chiedevo da chi e perché il sogno di allora è stato stravolto fino a trasformarlo in un incubo.
L’ipotesi che si sia trattato dell’effetto congiunto di un insieme di fattori esterni talmente sfavorevoli che ad un certo punto la situazione è sfuggita di mano non regge neanche a puntellarla.
Le élite europee, cioè banchieri ed industriali, ed i loro lacchè della politica e dell’euroburocrazia sapevano fin dall’inizio quello che stavano facendo, e conoscevano benissimo le conseguenze delle loro scelte.
Non potevano non saperlo, perché i più noti economisti del pianeta stavano studiando il problema da decenni, e le loro conclusioni erano esposte nella letteratura scientifica internazionale, che era ed è liberamente accessibile a chiunque.
Già nel 1961 l’economista canadese Robert A. Mundell, premio Nobel, aveva teorizzato le condizioni di base per la sostenibilità di una moneta unica in un’area economicamente disomogenea.
Delle unioni monetarie e dei loro problemi si sono poi occupati economisti noti come Dornbusch, Feldman e Krugman, solo per citarne alcuni, seguiti in epoca più recente da studiosi più giovani come Roubini, Sapir, Bagnai ed altri.
Già all’inizio degli anni settanta del secolo scorso l’argomento era approdato sui manuali universitari di economia internazionale, come quello di Charles P. Kindleberger, sul quale ha studiato, tra tanti, anche il sottoscritto.
Sulla stampa e sui media internazionali è in corso da anni un vivace dibattito, nel quale molti politici europei non hanno remore a intervenire.
In Italia no. Sulla stampa sovvenzionata, e quindi asservita, e sulla TV ‘servizio pubblico di regime’ è tutto un coro di "Euro irreversibile" e "più Europa".
Dei politici italiani è meglio non parlare. Alcuni giungono al punto di parlare in un modo alla stampa estera e nel modo opposto a quella italiana, come se in Italia non ci fosse nessuno in grado di accorgersi del trucco e di porsi qualche domanda.
La decisione delle élite europee di imporre ugualmente la moneta unica alla iperdisomogenea Eurozona significa che la crisi era voluta, perché solo facendo leva su di essa sarebbe stato possibile forzare gli stati europei a cedere gradatamente la propria sovranità alle non elette istituzioni comunitarie al di fuori di ogni controllo democratico.
Non sono io a dirlo, lo hanno detto e scritto loro, quelli della politica, per esempio questi:
"L’Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato."(Tommaso Padoa Schioppa, 2001)
"Le crisi economiche servono per fare in modo che, psicologicamente, il costo di cedere sovranità e democrazia ai vertici dell’Unione Europea sembri un male minore rispetto alla catastrofe imminente."(Mario Monti, 2012).
L’obiettivo di questi illuminati fenomeni è dunque imporre ai popoli europei uno stato federale che essi non hanno mai voluto, facendo carne di porco dei diritti da essi faticosamente conquistati in secoli di lotte ed infliggendo a milioni di cittadini inaudite sofferenze.
In questo progetto nazista la moneta unica, il maledetto Euro, è un elemento essenziale, come lo è il detonatore in qualsiasi bomba.
C’è l’impronta inconfondibile della follia nell’arrogante supponenza di costoro.
Sono convinti di possedere una conoscenza talmente sublime da legittimarli a forzare la realtà per adeguarla ai loro modelli. Solo loro, non noi popolo sovrano, sanno "guardare lontano", e lo dicono anche, senza provare vergogna:
"Gli europei vorrebbero essere forti come se l’Europa fosse unita, ma senza cedere neanche una parte della propria sovranità nazionale, come se l’Europa unita non esistesse affatto." - (Sylvie Goulard e Mario Monti -(La democrazia in Europa, Rizzoli).
Eppure qualcuno che capisce cosa sta succedendo e lo dice chiaramente c’è. Non in Italia, è ovvio, ma guarda caso proprio nel paese che apparentemente con questa politica ha più guadagnato, e vorrebbe guadagnare ancora:  
"È tutto così palese: la soppressione della democrazia, l'aumento del divario sociale ed economico tra poveri e ricchi, il disfacimento dello stato sociale, la privatizzazione e la conseguente applicazione delle norme del mercato a tutte le sfere della nostra vita, e così via." - (Ingo Schulze, Süddeutsche Zeitung,27 gennaio 2012).
Dopo cinquantasei anni di inconcludenti schermaglie possiamo trarre le prime conclusioni, che non sono lusinghiere.
Gli egoismi nazionali fanno sempre e comunque premio su tutto. In altri termini il progetto europeo sta fallendo perché nessuno riesce a guardare più in la del proprio orticello.
L’Europa si sta rivelando incapace di competere con le altre grandi aree economiche mondiali, e cioè Russia, America ed Asia, perciò i suoi membri più forti, in particolare uno, stanno ripiegando sullo sfruttamento della loro temporanea posizione di forza all’interno dell’Eurozona.
E’ un gioco miope, che fallirà come quelli tentati in passato e che, come in passato, non porterà da nessuna parte.
Di "sviluppo armonioso", di "espansione continua" e di "miglioramento del tenore di vita" non si vede traccia, anzi, stiamo vivendo una crisi che si sta avvitando in una spirale depressiva dagli esiti incerti.
Con la fine della democrazia e del benessere gli odi antichi seppelliti per decenni sotto un fiume di melassa europeista stanno lentamente riaffiorando.
Diciamocelo chiaramente: l’Europa non ha un futuro per il semplice motivo che non ha nemmeno un presente e non ha mai avuto un passato.
Tutto ciò che abbiamo in mano è il mazzo di trattati con i quali le élite europee si sono messe d’accordo per spartirsi tutto.
E che i popoli europei si fottano!
Gut gemacht Pilote!

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Giovedì, 08 Ottobre 2015 00:00

I Gillespie

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La zia di Harriet muore lasciandole una piccola rendita. Lei decide di lasciare Londra e trasferirsi temporaneamente a Glasgow per visitare l'Esposizione Universale.Siamo nel 1888 e la Glasgow dell'epoca è una città viva, vitale e piena di fermento. La vita artistica e culturale della città è animata dagli artisti di Edimburgo e dai protagonisti della «nuova scuola» scozzese. L’incontro con i Gillespie è del tutto fortuito. Ma Harriet rimane attratta da questa famiglia di artisti squattrinati. Anche a causa della sua solitudine, lei si sente coinvolta nelle vicende di Ned Gillespie. Già fin dalle prime pagine si sa che la vicenda finirà in modo tragico col suicidio dello sfortunato pittore. Il libro si svolge seguendo la narrazione di una Harriet Baxter ultraottantenne che, negli anni '30, racconta le vicende di cinquant'anni prima attraverso un flashback di ricordi. Questo tipo di narrazione “a piani diversi alternati” rende la lettura scorrevole e piacevole con momenti di autentica suspence. A cui, in alcuni momenti, si aggiungono atmosfere da “mistery” che coinvolgono profondamente il lettore.Non è un libro giallo dove è rigorosamente vietato rivelare contenuti e indizi per permettere di gustarsi meglio la sorpresa finale...ma, essendo qualcosa di molto simile, mi guarderò bene da rivelarvi la trame e gli intrecci che vi terranno incollati al libro fino all'ultima delle 508 pagine. Con tutte queste pagine potrebbe essere il classico “mattone”...ma Jane Harris riesce a non farvele pesare e tenervi col fiato sospeso fino all'ultima riga.
Da leggere! A me è piaciuto veramente molto, tanto da andare subito in libreria a cercare il romanzo d’esordio “Le Osservazioni” … consiglio vivamente la loro lettura!

"I Gillespie" di Jane Harris
Ed. Neri Pozza – 508 pp.
€. 18,00

Scritto da Ares

Giovedì, 30 Ottobre 2014 09:32

i-Diots

Scritto da

 

Comodi per chi lavora ed ha bisogno di tenersi in contatto con clienti e/o fornitori.
Utili per rappresentanti che in 100 grammi possono condensare cataloghi del peso di decine di Kg. Sovradimensionati e inutili per il 90% degli utilizzatori. Ma fanno tendenza, sono oggetti del desiderio, se non ne hai uno all'ultimo grido non sei nessuno. E costano cifre folli! Per le esigenze del 63% degli utilizzatori (documentato da statistiche reali) sarebbe sufficiente un Nokia da 15 Euro ma, per i motivi citati sopra, la gente spende 200-300-500 Euro e oltre.
Fino alla follia di passare la notte a dormire in strada per essere i primi ad avere l'onore di spendere 1.000 Euro per l'ultimo arrivato, il top dei top, l'iPhone 6 Plus. Per poter immediatamente lanciare la notizia su Twitter, Facebook, Watsapp, Instagram e chi più ne ha più ne metta... la "lieta novella". Con messaggi  che ricordano tanto il Marchese Del Grillo del mitico Alberto Sordi: "Io so' io e voi nun siete un cazzo!"
In Italia manca il lavoro, mancano (dicono) i soldi ma non mancano i costosissimi smartphone. Infatti siamo, nel mondo, i maggiori consumatori di questi aggeggi. Al punto che sono diventati la causa di una patologia psichiatrica nota come F.O.M.O. - fear of missing out, la paura di essere tagliati fuori - il malessere che attanaglia quando non si riesce a mettersi in contatto con gli altri sfigati del "branco".

Non poteva mancare chi, guardando a queste follie, le prendesse amabilmente in giro con un video che sta facendo il giro del mondo. Un video con un titolo che è un giudizio brutale: i-Diots

 

 

Lunedì, 29 Settembre 2014 08:08

NON TROVO PACE

Scritto da

Questa sera so tutto di te, so dove sei e so cosa fai, so con chi sei e so per chi vivi.
Questa sera so tutto e non mi voglio preoccupare.
Mi hai detto e ridetto che ti devo amare, ti ho detto e ripetuto che non voglio neppure sognarti.
Eppure abbiamo ricominciato a parlarci come se nulla fosse accaduto, come se il tempo non fosse mai trascorso.
Perché siamo così: due anime affini unite oltre il tempo e oltre la vita e ci ritroviamo ovunque, anche oltre i limiti del mondo.
Siamo così: abbiamo bisogno di sentirci vicini senza però esserlo mai veramente.
Abbiamo bisogno di ascoltarci senza mai dirci quanto bisogno ne abbiamo.
Ci ritroviamo senza dirci quanto è importante per noi.

Ma allora perché stasera, nel silenzio di questo incontro, non riesco a trovare pace?

By Grazia

Domenica, 28 Settembre 2014 21:19

NON TI VOLTARE

Scritto da

Non chiedermi perché ci sto tanto male;
non chiedermi perché al solo tuo pensiero non riesco a trovare pace;
non chiedermi perché sto piangendo pur non essendoci alcuna ragione;
non chiedermi il motivo della mia inquietudine...

Cammino senza pensare, seguo il mio pensiero cercando di allontanare il tuo
ma tu torni prepotente a farmi compagnia.
Ti cerco nei volti che non conosco, ti penso come se tu fossi presente,
ti riconosco senza sapere chi sei.
Sei arrivato così... senza chiedere permesso.
Prima un messaggio, poi una telefonata e alla fine mi sono ritrovata a parlare con te.
Ma non lo farò più perché ogni giorno questo parlare diventa una sofferenza in più.
Questo ascoltare le tue parole è diventato per me una disperata sofferenza.
Questo vivere sapendo che ci sei ma senza poter stringere la tua mano
mi ha reso inerme di fronte agli eventi e, al dolore della morte, si è aggiunta l’agonia della vita.
Ora ti prego, vai, piccolo regalo della vita, e non voltarti indietro a guardare la luce che questa sera nei miei occhi tu hai acceso

Domenica, 28 Settembre 2014 20:49

CHI SEI TU?

Scritto da

Chi sei tu che giungi per le strade inesplorate della mente,
che vivi una vita così distante dalla mia e che ti insinui nella mia esistenza?
Chi sei tu che non riesco a capire, che non vedo e non conosco,
che non penso nella morte e non ricordo nella vita?
Chi sei tu con quell'anima tanto affine alla mia da sembrare quasi,
vita dopo vita, chi da sempre ho rincorso?
Chi sei tu uomo difficile e orgoglioso, testardo e indomito, forte e sensibile, duro e delicato?
Non eri previsto, non sapevo e non pensavo mai che tu potessi esistere,
non immaginavo che avrei mai incontrato la tua amima.
E invece, vita dopo vita, ti ho trovato.
Eri fiero e orgoglioso come ti sognavo nei miei sogni di bambina,
Eri fiero e lo vedevo, eri buono e lo capivo, eri affettuoso e lo sentivo.
Mi vezzeggiavi cordialmente con un gesto o con solo una parola,
mentre mi affidavo lentamente all'idea della tua vicinanza.
Mille volte, di fronte a tutti, ti ho rinnegato, mille volte ti ho deriso,
mille volte, anche solo con le parole, ho giocato...

Ma nel mio cuore, in silenzio, ti ho amato.

Giovedì, 25 Settembre 2014 08:50

HO BISOGNO DI TE

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Non vedo che i tuoi occhi,
non cerco che il tuo sguardo,
in questa notte di fine estate
Non trovo che il tuo cuore.
non vedo che il tuo volto,
in questa notte senza stelle
Non vedo che il tuo sguardo,
non odo che le tue parole,
non sento che la tua voce,
non incontro che il tuo viso.
Mi perdo in questa notte
mentre attendo i tuoi baci
mentre cerco la tua anima
e attendo il tuo conforto

 

By Grazia

Domenica, 28 Settembre 2014 00:00

LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E DEI PESCI

Scritto da

Per i credenti fu un grande miracolo, per i non credenti, gli atei e gli agnostici è una barzelletta che fa ridere da 2.000 anni e più.

 

Ma non tutti ridono: le banche hanno preso esempio da Gesù Cristo e ripetono il "miracolo" ogni giorno. Vediamo di capire dove sta il trucco:
Considerate il caso ipotetico di una piccola città con una sola banca .
Vendi la tua casa per 100.000 Euro e li depositi sul tuo conto corrente.
La banca è autorizzata legalmente a prestare il 90% di questa somma e concede un mutuo di 90.000 Euro al Sig Bianchi per acquistare la casa del Sig. Neri. La banca incasserà dal Sig Bianchi sia il capitale su questo prestito che l'interesse. Si supponga che il tasso di interesse medio sia del 6,25%.
In 30 anni il Sig. Bianchi darà alla banca 199,490 Euro.
Il Sig. Neri ora deposita i 90.000 Euro sul suo conto corrente presso l'unica banca cittadina che potrà legalmente prestare 81.000 Euro (il 90% di 90.000) che in 30 anni diventeranno 179.541
Il processo continua fino a quando la banca avrà "prestato" 900.000 €, (che non aveva e che non ha) sul quale raccoglierà 900.000 € in capitale e 985.410 € di interessi , per un totale di 1885,41 Euro.
Tutto partendo dai 100.000 € che tu hai versato e tenuto sul tuo C/C per 30 anni.
In questo periodo la banca ti avrà dato (se va bene) 35.000 € di interesse incassandone 985.000 con un utile netto di 950.000 €.
Creati dal nulla... perché i 100.000 iniziali non erano suoi ma i 950.000 € netti finali sono suoi.
Creati dal nulla perché, avendo in cassa solo i tuoi 100.000 €, ne ha prestati ben 900.000.
E senza correre rischi perché i mutui erano garantiti da ipoteche.
Per 30 anni la banca è stata l'effettiva proprietaria dei beni ipotecati e, se qualche mutuo non è stato rimborsato, ne è diventata anche la definitiva proprietaria.

La cosa strana e che, nel caso di Gesù, bisogna credere ai miracoli mentre nel caso delle banche è tutto perfettamente normale e credibile!