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Sabato, 13 Dicembre 2014 23:14

Euro, l'€uropa finisce...

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Qualche giorno fa scartabellando tra i miei libri mi è capitata tra le mani una copia del Trattato di Roma, che ha istituito la Comunità Economica Europea. Correva l'anno 1957, e il giorno della sua firma, il 25 marzo, è universalmente considerato la data di nascita della nuova Europa.
Nuova lo sembrava davvero quell'Europa, perché quel giorno i sei paesi più avanzati del continente avevano formalizzato solennemente il loro impegno a porre fine alle divisioni del passato e a collaborare al perseguimento del bene comune.
Allora avevo nove anni e frequentavo la quarta classe elementare. Ricordo ancora con commozione le parole con le quali la maestra ci aveva illustrato questo progetto e l’entusiasmo con il quale tutti noi ragazzi lo avevamo accolto.
Sfogliando il vissuto documento mi è caduto lo sguardo sull'articolo 2, che fissa gli obiettivi a lungo termine della Comunità:
ARTICOLO 2 - La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano.
Col tempo la Comunità si è allargata, nel 1992 si è trasformata in Unione ed ha fatto passi davvero importanti sulla strada dello sviluppo armonioso delle attività economiche, dell'espansione continua ed equilibrata e del miglioramento sempre più rapido del tenore di vita.
Ci pensavo una sera guardando su YouTube le immagini della Grecia in fiamme, e mi chiedevo da chi e perché il sogno di allora è stato stravolto fino a trasformarlo in un incubo.
L’ipotesi che si sia trattato dell’effetto congiunto di un insieme di fattori esterni talmente sfavorevoli che ad un certo punto la situazione è sfuggita di mano non regge neanche a puntellarla.
Le élite europee, cioè banchieri ed industriali, ed i loro lacchè della politica e dell’euroburocrazia sapevano fin dall’inizio quello che stavano facendo, e conoscevano benissimo le conseguenze delle loro scelte.
Non potevano non saperlo, perché i più noti economisti del pianeta stavano studiando il problema da decenni, e le loro conclusioni erano esposte nella letteratura scientifica internazionale, che era ed è liberamente accessibile a chiunque.
Già nel 1961 l’economista canadese Robert A. Mundell, premio Nobel, aveva teorizzato le condizioni di base per la sostenibilità di una moneta unica in un’area economicamente disomogenea.
Delle unioni monetarie e dei loro problemi si sono poi occupati economisti noti come Dornbusch, Feldman e Krugman, solo per citarne alcuni, seguiti in epoca più recente da studiosi più giovani come Roubini, Sapir, Bagnai ed altri.
Già all’inizio degli anni settanta del secolo scorso l’argomento era approdato sui manuali universitari di economia internazionale, come quello di Charles P. Kindleberger, sul quale ha studiato, tra tanti, anche il sottoscritto.
Sulla stampa e sui media internazionali è in corso da anni un vivace dibattito, nel quale molti politici europei non hanno remore a intervenire.
In Italia no. Sulla stampa sovvenzionata, e quindi asservita, e sulla TV ‘servizio pubblico di regime’ è tutto un coro di "Euro irreversibile" e "più Europa".
Dei politici italiani è meglio non parlare. Alcuni giungono al punto di parlare in un modo alla stampa estera e nel modo opposto a quella italiana, come se in Italia non ci fosse nessuno in grado di accorgersi del trucco e di porsi qualche domanda.
La decisione delle élite europee di imporre ugualmente la moneta unica alla iperdisomogenea Eurozona significa che la crisi era voluta, perché solo facendo leva su di essa sarebbe stato possibile forzare gli stati europei a cedere gradatamente la propria sovranità alle non elette istituzioni comunitarie al di fuori di ogni controllo democratico.
Non sono io a dirlo, lo hanno detto e scritto loro, quelli della politica, per esempio questi:
"L’Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato."(Tommaso Padoa Schioppa, 2001)
"Le crisi economiche servono per fare in modo che, psicologicamente, il costo di cedere sovranità e democrazia ai vertici dell’Unione Europea sembri un male minore rispetto alla catastrofe imminente."(Mario Monti, 2012).
L’obiettivo di questi illuminati fenomeni è dunque imporre ai popoli europei uno stato federale che essi non hanno mai voluto, facendo carne di porco dei diritti da essi faticosamente conquistati in secoli di lotte ed infliggendo a milioni di cittadini inaudite sofferenze.
In questo progetto nazista la moneta unica, il maledetto Euro, è un elemento essenziale, come lo è il detonatore in qualsiasi bomba.
C’è l’impronta inconfondibile della follia nell’arrogante supponenza di costoro.
Sono convinti di possedere una conoscenza talmente sublime da legittimarli a forzare la realtà per adeguarla ai loro modelli. Solo loro, non noi popolo sovrano, sanno "guardare lontano", e lo dicono anche, senza provare vergogna:
"Gli europei vorrebbero essere forti come se l’Europa fosse unita, ma senza cedere neanche una parte della propria sovranità nazionale, come se l’Europa unita non esistesse affatto." - (Sylvie Goulard e Mario Monti -(La democrazia in Europa, Rizzoli).
Eppure qualcuno che capisce cosa sta succedendo e lo dice chiaramente c’è. Non in Italia, è ovvio, ma guarda caso proprio nel paese che apparentemente con questa politica ha più guadagnato, e vorrebbe guadagnare ancora:  
"È tutto così palese: la soppressione della democrazia, l'aumento del divario sociale ed economico tra poveri e ricchi, il disfacimento dello stato sociale, la privatizzazione e la conseguente applicazione delle norme del mercato a tutte le sfere della nostra vita, e così via." - (Ingo Schulze, Süddeutsche Zeitung,27 gennaio 2012).
Dopo cinquantasei anni di inconcludenti schermaglie possiamo trarre le prime conclusioni, che non sono lusinghiere.
Gli egoismi nazionali fanno sempre e comunque premio su tutto. In altri termini il progetto europeo sta fallendo perché nessuno riesce a guardare più in la del proprio orticello.
L’Europa si sta rivelando incapace di competere con le altre grandi aree economiche mondiali, e cioè Russia, America ed Asia, perciò i suoi membri più forti, in particolare uno, stanno ripiegando sullo sfruttamento della loro temporanea posizione di forza all’interno dell’Eurozona.
E’ un gioco miope, che fallirà come quelli tentati in passato e che, come in passato, non porterà da nessuna parte.
Di "sviluppo armonioso", di "espansione continua" e di "miglioramento del tenore di vita" non si vede traccia, anzi, stiamo vivendo una crisi che si sta avvitando in una spirale depressiva dagli esiti incerti.
Con la fine della democrazia e del benessere gli odi antichi seppelliti per decenni sotto un fiume di melassa europeista stanno lentamente riaffiorando.
Diciamocelo chiaramente: l’Europa non ha un futuro per il semplice motivo che non ha nemmeno un presente e non ha mai avuto un passato.
Tutto ciò che abbiamo in mano è il mazzo di trattati con i quali le élite europee si sono messe d’accordo per spartirsi tutto.
E che i popoli europei si fottano!
Gut gemacht Pilote!

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Sabato, 13 Dicembre 2014 23:03

Euro, facciamo il punto

Scritto da

Eccolo il colpevole!L'ultima edizione dei ludi cartacei ci ha consegnato un quadro politico inedito. Tre minoranze, nessuna delle quali ha i numeri per governare da sola e nessuna delle quali ha finora manifestato disponibilità ad allearsi con nessuna delle altre due. A fare da sfondo c'è una quarta minoranza di dimensioni simili alle altre tre costituita dalla somma dei non votanti, delle schede nulle e delle schede bianche. In termini numerici si tratta del 27,50% circa degli aventi diritto al voto, quasi un elettore su tre, il massimo assoluto dalla nascita della Repubblica Italiana.
Mezzibusti e gazzettieri di regime hanno cominciato immediatamente a piangere e a lamentare l'ingovernabilità del paese, i politicanti hanno cominciato come sempre ad ordire le loro trame per assicurarsi un buon posto a tavola, mentre i nostri nemici di sempre, l'Unione (non ridete!) Europea ed i suoi padroni hanno urlato tutta la loro rabbia per il fallimento del loro campione in loden ed i rischi per la stabilità della eurobaracca e della sua sciagurata moneta. Poverini, con quello che hanno fatto per condizionare il risultato elettorale nel Gau Italien c'è da capirli.
Una delle novità più interessanti emerse dalle urne è la rilevante area politica euroscettica e contraria alla moneta unica europea. Tenuto conto dell'intensità del bombardamento mediatico filoeuropeo e filoeurista si tratta di un ottimo risultato. Nonostante decenni di disinformazione, terrorismo e censura di ogni voce critica la gente comincia a capire che l'europa (minuscola intenzionale) è una trappola, che la la sua moneta è una truffa e soprattutto che esse sono tra le cause principali della crisi.
L'unico problema è che probabilmente i meccanismi della crisi non sono stati compresi a fondo, il che determina l'adozione di politiche sbagliate che anziché risolverla la aggravano.
Una spiegazione meno buonista - e BTW condivisa dal sottoscritto - è che le élite al potere sono in assoluta malafede, che sanno perfettamente ciò che stanno facendo e che lo fanno di proposito per forzare i cittadini a subire decisioni contrarie ai loro interessi, che se fossero liberi di scegliere non accetterebbero mai.
Molti si ostinano, anche in buona fede, ad attribuire la responsabilità della crisi che sta strangolando i paesi periferici dell'Unione (non ridete!) Europea alla corruzione, ai costi della politica e all’elevato livello del debito pubblico. Che si tratti di problemi reali, gravi e da risolvere prima possibile è indubbio,  ma che abbiano granchè a che fare con la crisi lo è molto meno.
Come mai nei paesi sedicenti virtuosi dell’Unione (di nuovo, non ridete) Europea, dove di crisi non c'è traccia gli scandali sessuali, quelli finanziari ed in generale la corruzione delle élite al potere non sono in nulla diversi, né meno diffusi né meno gravi che quaggiù, tra noi porci del sud?
E come mai i primi paesi ad andare in crisi sono stati proprio quelli con il debito pubblico più basso rispetto al PIL, come Irlanda, Spagna e Grecia? Che la spiegazione sia un'altra?  
Nemmeno l’equilibrio del bilancio dello stato  (Imposte e tasse = Spesa pubblica) ha molto a che fare con la crisi. Quello italiano è molto prossimo al pareggio, eppure la crisi è scoppiata violentissima, è lì e non passa mai.
Esaminando i dati diffusi da ISTAT, EUROSTAT, OECD ed FMI appare evidente che tutti i paesi che sono andati in crisi avevano rispetto ai paesi 'core' dell'Eurozona (1) inflazione interna più elevata, quindi (2) competitività più bassa, quindi (3) importazioni maggiori delle esportazioni, quindi (4) elevato debito estero.
Pare di poter concludere che il fattore decisivo è l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
Se un paese ha la bilancia dei pagamenti costantemente in passivo (Export Import) e non può riequilibrarla agendo sul cambio, come nell’Eurozona da quando esiste l’Euro, deve finanziare il deficit, e di regola lo fa indebitandosi verso l’estero. Non si tratta però di debito pubblico ma di debito privato, cioè di imprese e famiglie verso l’estero che finisce col diventare pubblico quando il sistema va in crisi. Vediamo come.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo fornitore per comprare un tornio tedesco che usi per produrre pezzi che vendi sul mercato, con i ricavi delle vendite potrai pagare i costi di produzione, compreso l’ammortamento del tornio  e gradatamente estinguere il debito. Se sei un bravo imprenditore alla fine ti rimarrà un utile. Tutti contenti, tutti ci guadagnano qualcosa, il sistema è stabile, problemi zero.
Se contrai un debito con una banca tedesca direttamente o tramite il tuo concessionario per comprare una Mercedes che usi per andare a spasso dovrai sacrificare una parte del tuo reddito per un certo numero di anni per ripagarlo e tutto finisce lì. Quando rottamerai la tua Mercedes ne dovrai comprare un’altra facendo un altro debito, ed il gioco ricomincia.
Se al gioco partecipano in troppi e per troppo tempo il debito complessivo del paese (ancora debito privato, nota bene) crescerà progressivamente fino a quando i creditori tedeschi non sentiranno puzza di bruciato e chiuderanno il rubinetto.
Improvvisamente le aziende rimangono senza liquidità e cominciano col ridurre l’attività, poi licenziano, chiudono o falliscono. A questo punto le banche vanno in crisi. Lo stato interviene per salvarle indebitandosi sul mercato perché non può più farlo presso la propria banca centrale a causa del divieto imposto dal Trattato di Lisbona (articolo 123 Paragrafo 1).
Così il debito privato è diventato pubblico e il sistema è entrato in crisi. I creditori tedeschi vogliono indietro il loro denaro fino all’ultimo centesimo, perciò rifiutano qualsiasi ipotesi di rifinanziamento, rinegoziazione e soprattutto aggiustamento del cambio, che decurterebbero il valore dei loro crediti.
Per tentare di rastrellare la liquidità necessaria a sostenere il servizio ed il graduale riacquisto del debito (nato privato ma diventato pubblico) vengono attuate politiche fiscali e di austerity di crescente ferocia. La domanda interna crolla. Si innesca una recessione che presto si evolve in depressione, cioè di recessione che si autoalimenta, dalla quale non è possibile uscire senza un intervento esterno.
Questo è a sua volta impossibile perché l’unico soggetto finanziariamente in grado di intervenire è, ma tu guarda che coincidenza, il paese che tramite la truffa dello spread su questa situazione guadagna miliardi in termini di minori costi per sé e di maggiori costi per i propri concorrenti, che sprofondano sempre più in una crisi senza sbocchi. Così finiscono per chiudere, fallire oppure per essere acquistati per quattro soldi da qualche loro concorrente d'oltreconfine.
Vi ricorda qualcosa?

Scritto da Sergio, Der Kampfuhn

Martedì, 09 Dicembre 2014 12:33

ACCADDE A CIPRO MA... occhio ai risparmi!

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La confisca dei fondi dei depositanti a Cipro è stata definita la "nuova normalità". Stanno apparendo in diversi paesi strategie per sottrarre al fallimento banche TBTF* mediante la trasformazione in capitale della banca dei fondi dei "creditori chirografari". Compresi i depositanti ordinari.
ACCADDE A CIPRO MA....                     
I derivati hanno lo status di "super-priorità" in caso di rischio di fallimento. L'onda d'urto ha fatto il giro per il mondo, quando il FMI, la UE e la BCE  hanno non solo approvato ma comandato la confisca dei fondi depositati in due banche in fallimento a Cipro. Mettere le mani nei conti correnti è un salto di qualità rispetto ai normali salvataggi.
Quando i governi non sono più disposti a usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche, che si sono “giocate” il capitale in speculazioni sbagliate, queste sono ora autorizzate a "ricapitalizzare" trasformando il debito in azioni, o fondi.
Fra i "creditori" che non verranno pagati sono inclusi i depositanti che hanno messo i loro soldi in banca pensando che fosse il luogo più sicuro per proteggere i propri risparmi.
Invece di lasciar fallire le banche per salvare i loro clienti, i clienti saranno mandati in fallimento per salvare le banche!  
Perché i derivati minacciano il vostro conto bancario? Nel caso di un crollo del mercato dei titoli derivati​​, può essere che non rimanga nessuna garanzia per i creditori che teoricamente dovrebbero essere privilegiati.
La politica, già folle di per se, di proteggere a tutti i costi le strutture economiche TBTF * si sta espandendo al mercato dei titoli derivati. Quei titoli che erano nati per assicurarsi contro il rischio di perdite sono oggi diventati la causa prima di questo rischio per l'intero sistema bancario.
Il rischio che in caso di default del sistema “titoli derivati” questi vengano considerati privilegiati rispetto ad altri creditori, depositanti compresi, è estremamente reale.
Se pensate che quello che è accaduto a Cipro non succederà altrove, è meglio che ci ripensiate! Le politiche economiche nella CEE, in USA, UK, Canada, Australia e altri paesi stanno andando in quel senso. Ricordatevi che in questi casi qualcuno paga sempre! Sarete voi? Se avete dei risparmi depositati in banca...la risposta è si!

TBTF = too big to fail = troppo grandi per fallire

Martedì, 02 Dicembre 2014 21:02

LA REPUBBLICA DELLE TASSE - La tassa più facile

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"Vile, tu uccidi un uomo morto!" disse il moribondo Franceso Ferrucci a Maramaldo che lo stava finendo con una pugnalata.Oggi si dice anche "è come sparare sulla Croce Rossa" e lo si fa parlando di azioni vigliacche verso esseri indifesi che non possone né reagire né fuggire. Due frasi fatte su misura per le tasse più infami e vigliacche che colpiscono una cosa immobile, in bella vista senza alcuna possibilità di fuga. Sono le tasse più facili da applicare: le tasse sulla casa.
Chi compra una casa lo fa con risparmi accumulati che naturalmente sono stati già tassati. Oppure la pagherà a rate con  i risparmi futuri, avanzati da quello che lo stato gli lascerà in tasca dopo averlo spremuto come un limone. Anche in questo caso si tratta di quattrini già tassati. Ma appena questi risparmi già tassati diventano mattoni, muri e tetti diventano oggetto di nuove tasse. Lo capisce anche un bambino che la casa in cui si abita  è più fonte di costi che di reddito ma lo stato non capisce. O fa finta di non capire e tassa brutalmente. Immaginiamo qualcuno che abbia speso 200.000 € per acquistare una casa con soldi risparmiati negli anni e tenuti in banca. Su quei soldi avrà già pagato altri 200.000 € di tasse. Se li ha tenuti in banca ed è riuscito ad incassare il 5% annuo di interesse  avrà pagato 2.700 € di tasse ogni anno. Oltre il 70% degli italiani preferisce non avere soldi in banca ma vivere fra quattro mura proprie da  padrone in casa propria. Ma allo stato non si sfugge! Arrivi dal nnotaio e paghi l'imposta di registro. Se hai chiesto un prestito ad una banca paghi anche un'imposta catastale proporzionale al valore dell'immobile. Se acquisti da una impresa costruttrice paghi anche l'IVA con percentuali dal 4 al 22%. Paghi tutto e finalmente entri in casa tua. Se però hai la pretesa di entrare in garage con la tua auto devi pagare la tassa sul passo carraio. Spera di non avere una tenda che faccia ombra sulla pubblica via perché altrimenti scatta la tassa sull'occupazione di suolo pubblico (tassa sull'ombra! ) Se tu avessi tenuto i tuoi 200.000 €uro sotto il materasso non sarebbero costati un centesimo ma avendoli trasformati in abitazione ti sei messo in bella vista e ti becchi l'IMU-TASI-TARES... ECC. Poi si aggiunge un'altra tassa infame: la tassa sui rifiuti. In altra sede abbiamo scritto di come, per applicarci sopra l'IVA (22%), l'abbiano ribattezzata servizio. Ma se fosse un servizio dovrebbe essere proporzionale al peso/volume dell'immondizia prodotta. Invece è proporzionale alla superficie dell'appartamento. Col risultato che un anziano pensionato che vive in 100 mq paga come una famiglia di 6 persone che abita un appartamento identico. Peggio ancora un appartamento vuoto che non produce immondizia paga come se fosse abitato da una grossa famiglia. Alle tasse e imposte sulla casa non sfugge nessuno. Nelle zone di frontiera qualcuno ha pensato di comprarsi la casa all'estero, qualche kilometro più in la. Appena lo stato se ne accorge pretende una tassa pari allo 0,76% annuo sul valore della casa. Roba da morire di invidia per gli zingari che con 200.000 € si comprano un camper grande come un appartamento e non pagano un cent di tasse!
Alcune delle innumerevoli tasse che gravano sulle nostre case:
IVA - L'IVA si paga allo Stato se si acquista l'immobile da una impresa.
Esistono varie aliquote, a seconda che si acquisti come prima o seconda casa.
L’aliquota a carico dell'acquirente è del 4% per la prima casa, del 10% per le altre abitazioni non di lusso e del 22% per cento per quelle di lusso.
Imposta di registro - L'imposta di registro si paga allo Stato al momento dell'acquisto dell'immobile ed è proporzionale al valore dell'immobile, secondo certi coefficienti stabiliti dallo Stato. Esistono varie aliquote variabili, a seconda che si acquisti da imprese o da privati e se l'immobile è prima o seconda casa.
Imposta ipotecaria e catastale  - È una tassa che si paga allo Stato in seguito a volture catastali e trascrizioni, iscrizioni e variazioni nei pubblici registri immobiliari, in proporzione ad aliquote stabilite dallo Stato. Se si acquista da un privato, entrambe le imposte corrispondono a 168 € (se si puo’ godere delle agevolazioni, per la prima casa). Senza agevolazioni l’imposta ipotecaria corrisponde al 2% del valore catastale e quella di registro costa un altro 7%
Tassa sui passi carrabili - Tassa che si paga al Comune per accedere dalla proprietà privata alla strada comunale con l'automobile. Tipica tassa medioevale: sei libero di avere una casa ma devi pagare per poter entrare e uscire!
IVIE - Imposta sul valore degli immobili all'estero - Chi possiede un immobile all'estero deve pagare ogni anno una tassa corrispondente allo 0,76% del suo valore, in concomitanza col saldo dell'Irpef ed usando il modello Unico per dichiararla.

Giovedì, 08 Ottobre 2015 00:00

I Gillespie

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La zia di Harriet muore lasciandole una piccola rendita. Lei decide di lasciare Londra e trasferirsi temporaneamente a Glasgow per visitare l'Esposizione Universale.Siamo nel 1888 e la Glasgow dell'epoca è una città viva, vitale e piena di fermento. La vita artistica e culturale della città è animata dagli artisti di Edimburgo e dai protagonisti della «nuova scuola» scozzese. L’incontro con i Gillespie è del tutto fortuito. Ma Harriet rimane attratta da questa famiglia di artisti squattrinati. Anche a causa della sua solitudine, lei si sente coinvolta nelle vicende di Ned Gillespie. Già fin dalle prime pagine si sa che la vicenda finirà in modo tragico col suicidio dello sfortunato pittore. Il libro si svolge seguendo la narrazione di una Harriet Baxter ultraottantenne che, negli anni '30, racconta le vicende di cinquant'anni prima attraverso un flashback di ricordi. Questo tipo di narrazione “a piani diversi alternati” rende la lettura scorrevole e piacevole con momenti di autentica suspence. A cui, in alcuni momenti, si aggiungono atmosfere da “mistery” che coinvolgono profondamente il lettore.Non è un libro giallo dove è rigorosamente vietato rivelare contenuti e indizi per permettere di gustarsi meglio la sorpresa finale...ma, essendo qualcosa di molto simile, mi guarderò bene da rivelarvi la trame e gli intrecci che vi terranno incollati al libro fino all'ultima delle 508 pagine. Con tutte queste pagine potrebbe essere il classico “mattone”...ma Jane Harris riesce a non farvele pesare e tenervi col fiato sospeso fino all'ultima riga.
Da leggere! A me è piaciuto veramente molto, tanto da andare subito in libreria a cercare il romanzo d’esordio “Le Osservazioni” … consiglio vivamente la loro lettura!

"I Gillespie" di Jane Harris
Ed. Neri Pozza – 508 pp.
€. 18,00

Scritto da Ares

Venerdì, 28 Novembre 2014 22:37

Una fiaba e una torta

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Considerato che oggi sono in vena di una classica ricetta di montagna, mi son detta : “perché non accompagnarla con una bella fiaba tipica” ?! 
Allora, tutti a sedere ad ascoltare la fiaba davanti ad una bella fetta di Torta di grano saraceno!! Una fiaba e una torta...
I Monti Pallidi
C’era una volta, a Sud delle Alpi, un regno ricco, fortunato e suoi abitanti vivevano tutti felici.
Solamente uno, il figlio del re, era tormentato da un ardente desiderio: voleva andare sulla luna.
Un giorno, durante una caccia, il principe si smarrì nel bosco.
A sera inoltrata si distese su di un prato coperto da rossi rododendri ed ebbe uno strano sogno: su di un prato coperto di fiori a lui sconosciuti, incontrò una bellissima fanciulla - la figlia del re della Luna -; lui le regalò un mazzo di rossi rododendri.
Svegliatosi sentì una immensa gioia per questo sogno.
La luna era alta nel cielo e la sua luce argentea ricopriva le vette delle montagne.
Ad occhi aperti continuò a sognare e a immaginare di incontrare la figlia del re della Luna.
Incominciò a raccogliere rododendri fino a formarne un bel mazzo.
Improvvisamente gli parve di sentire da lontano delle voci. Queste provenivano da una bianca nuvola in cima ad una vetta. Il principe si avvicinò e all’interno della nuvola incontrò due uomini molto vecchi - due abitanti della Luna -.
Il principe raccontò loro che il suo desiderio più grande era quello di potere andare sulla luna.
I due uomini esaudirono il suo desiderio e portarono il principe sulla luna. Qui tutto era bianco – la terra, le montagne, i prati -. Questo candore era accentuato da strani fiori bianchi che ricoprivano tutto il paesaggio. Anche le case, i campanili e le torri della città erano bianche. Il principe teneva ancora in mano il mazzo di fiori rossi e con immenso stupore gli fu chiesta la provenienza di fiori così belli. Quando disse di essere un abitante della Terra, fu subito portato dal re della Luna. Il re era un uomo vecchio con una lunga barba bianca; al suo fianco vi era sua figlia. Il principe riconobbe in lei la bellissima fanciulla del suo sogno; come nel sogno regalò a lei il mazzo di rossi rododendri.
Il principe abitava ormai da molto tempo sulla Luna, però si accorse che di giorno in giorno l’intensa luce argentea della luna danneggiava la sua vista. Temendo di diventare completamente cieco, si sentì costretto a ritornare sulla Terra. Portò con se, come sua sposa, la bella figlia del re della Luna. Questa si distingueva dalle donne della Terra per il fatto che il suo corpo emanava un leggero splendore e una tenue luce.
Molto stupore destarono anche i bianchi fiori portati dalla sposa sulla Terra.
Questo fiore si diffuse con il tempo su tutte le Alpi: ancora oggi le sue lucenti stelle si possono ammirare sulle alte vette; il fiore fu chiamato STELLA ALPINA.
La principessa provava immenso piacere nella ricchezza variopinta dei prati, nell’intenso blu dei laghi di montagna e nel fresco colore verde dei prati. Però il colore scuro e tetro delle alte vette, che si ergevano come bui mostri verso il cielo, incombevano sull’animo della principessa come pesanti pensieri. Così accadde che lei si ammalò gravemente per la forte nostalgia verso il bianco paesaggio lunare e dovette tornare sulla Luna. Nella sua patria subito guarì, ma la nostalgia per il suo amato sposo sulla Terra la portò in fin di vita. Anche il principe, rimasto da solo sulla Terra non trovava pace per la dolorosa lontananza della sua sposa: da solo vagava come un selvaggio per i boschi e nelle notti di luna piena restava sveglio, assorto in una instancabile contemplazione della Luna.
Una notte incontrò nel bosco uno gnomo – il re dei Salvans – che gli raccontò del suo crudele destino: il suo popolo era stato combattuto a lungo e sconfitto da genti straniere. Adesso vagava con il suo popolo, senza trovare dimora, di vallata in vallata. Anche il principe aprì al re degli gnomi il suo cuore e gli riferì del suo crudele destino. Appena ebbe finito di parlare, il re degli gnomi gridò ad alta voce:“Principe rallegrati, perché entrambi abbiamo trovato fine al nostro crudele destino!” Spiegò al principe che i gnomi sarebbero stati in grado di dipingere le montagne, che tanto avevano rattristato la principessa, con il colore della luna, così che lei non avrebbe mai più provato nostalgia della sua patria. In compenso il principe avrebbe dovuto dare il permesso al popolo degli gnomi di prendere dimora nel suo regno.
Così accadde che gli gnomi si stabilirono nel regno del principe e nella prima notte di luna piena questi si misero al lavoro: sette gnomi, disposti a cerchio, iniziarono una strana danza: le loro piccole mani si agitavano nell’aria come mosse da forti onde; iniziarono così a filare la luce della luna. Dopo un pò di tempo si poté intravedere nel mezzo del cerchio un gomitolo che emanava una tenue luce. Altri gnomi iniziarono a tirare i fili lucenti di questo gomitolo dalle cime verso il basso, da poi attorno alle montagne così da avvolgerle in una rete di luce.
Scomparve il colore scuro e le vette brillavano di una bianca-argentea luce lunare.
Il principe riportò la sua sposa sulla Terra; lei non ebbe mai più nostalgia della sua patria, poiché ormai il paesaggio dei Monti Pallidi era molto più bello di quello bianco-lunare della sua patria.
I Monti Pallidi si possono ammirare ancora oggi e sono denominati DOLOMITI.
Il regno del principe ormai non esiste più, ma i Salvans dimorano tutt’ora nelle rocce e nei boschi di questa incantevole terra.
( tratto da: K.F. Wolf, Dolomitensagen )

Torta di grano saraceno - ingredienti:

- 250 gr mandorle spellate e frullate
- 250 gr zucchero
- 250 gr farina di grano saraceno
- 4 uova
- 250 gr di burro
- un pizzico di sale
- 1 bustina di lievito
- marmellata di mirtilli rossi o di more
- zucchero a velo

Per prima cosa frullate le mandorle con 100 gr di zucchero riducendole in farina.
In un recipiente lavorate il burro ( a temperatura ambiente) con 150 gr di zucchero e, uno alla volta, unite i tuorli d’uovo mescolando fino ad ottenere un composto liscio e spumoso.
Aggiungete la farina di grano saraceno, la farina di mandorle ed un pizzico di sale. Montate a neve, ben ferma, gli albumi ed incorporateli delicatamente all’impasto precedentemente ottenuto.
Imburrate e infarinate una tortiera a cerniera del diametro di 24/26 cm, versateci il composto e infornate (forno già caldo) per 35/40 minuti a 170° C.

Scritto da Ares

Domenica, 02 Novembre 2014 14:39

Todo se convierte, todo se recupera.

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Todo se convierte, todo se recupera.
E' il motto che caratterizza la vita dei cubani costretti dalla miseria all'arte di arrangiarsi.
Se circolano ancora auto americane degli anni '50 non è perché i cubani siano amanti delle auto d'epoca ma perché ad un cubano benestante servirebbero 30 anni di risparmi per acquistare un'auto moderna di piccola cilindrata. Ammesso che venisse importata.Va di moda nei concerti notturni di spegnere l'illuminazione e accompagnare la musica con le fiammelle degli accendini. Quando sono esauriti vengono raccolti (dai centri sociali sinistri) e spediti a Cuba dove vengono ricaricati e venduti ai turisti.
Todo se convierte, todo se recupera.
Ma nell'antichità questo motto è stato applicato anche in campo religioso.
La triade babilonese Nimrod-Semiramide-Tammuz si trasformò nella triade egizia Osiride-Iside-Horus e, più tardi in Israele, Giuseppe-Maria-Gesù.
Se si confrontano le vite di Tammuz , Horus e  Gesù le somiglianze sono strabilianti:
Il Dio Babilonese Tammuz fu crocifisso con un agnello ai suoi piedi, e deposto in una grotta.
Dopo tre giorni, la pietra che ostruiva l’ingresso della grotta fu trovata rimossa e il suo corpo non fu mai più ritrovato.
Todo se convierte, todo se recupera.
Horus nasce il 25 dicembre –  quanto il sole inizia pian piano a risalire l’orizzonte nell’emisfero boreale, dando la sensazione di rinascere. La sua nascita  è annunciata dalla stella d’oriente, e tre uomini saggi gli recano i loro doni (I tre saggi rappresentano tre stelle della cintura di Orione che, il 25 dicembre, assistono alla nascita del sole).
Horus è battezzato a 30 anni da Anup il battista (Giovanni) nel fiume Eridanus.
Horus combatte nel deserto per 40 giorni contro il demone Set.
Horus ha 12 discepoli.
Horus resuscita Al-Azaurus e cioè Lazzaro tre giorni dopo la sua morte.
Horus viene crocifisso insieme a due ladroni e dopo tre giorni resuscita.
Vi ricorda qualcosa questa storia? 

Giovedì, 30 Ottobre 2014 09:32

i-Diots

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Comodi per chi lavora ed ha bisogno di tenersi in contatto con clienti e/o fornitori.
Utili per rappresentanti che in 100 grammi possono condensare cataloghi del peso di decine di Kg. Sovradimensionati e inutili per il 90% degli utilizzatori. Ma fanno tendenza, sono oggetti del desiderio, se non ne hai uno all'ultimo grido non sei nessuno. E costano cifre folli! Per le esigenze del 63% degli utilizzatori (documentato da statistiche reali) sarebbe sufficiente un Nokia da 15 Euro ma, per i motivi citati sopra, la gente spende 200-300-500 Euro e oltre.
Fino alla follia di passare la notte a dormire in strada per essere i primi ad avere l'onore di spendere 1.000 Euro per l'ultimo arrivato, il top dei top, l'iPhone 6 Plus. Per poter immediatamente lanciare la notizia su Twitter, Facebook, Watsapp, Instagram e chi più ne ha più ne metta... la "lieta novella". Con messaggi  che ricordano tanto il Marchese Del Grillo del mitico Alberto Sordi: "Io so' io e voi nun siete un cazzo!"
In Italia manca il lavoro, mancano (dicono) i soldi ma non mancano i costosissimi smartphone. Infatti siamo, nel mondo, i maggiori consumatori di questi aggeggi. Al punto che sono diventati la causa di una patologia psichiatrica nota come F.O.M.O. - fear of missing out, la paura di essere tagliati fuori - il malessere che attanaglia quando non si riesce a mettersi in contatto con gli altri sfigati del "branco".

Non poteva mancare chi, guardando a queste follie, le prendesse amabilmente in giro con un video che sta facendo il giro del mondo. Un video con un titolo che è un giudizio brutale: i-Diots

 

 

Venerdì, 17 Ottobre 2014 12:55

ITALIANS DO IT BETTER - La Ferrari

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A volte non è la più veloce di tutte, qualche altra sportiva ha più tenuta in curva, altre sono più affidabili, altre ancora costano di più... ma "La Rossa" è sempre la più desiderata: la FerrariNon basta avere il portafoglio pieno per averla, se ne vuoi una su misura devi metterti in coda e aspettare il tuo turno... anche se sei un Emiro arabo con i petrodollari che ti escono dalle orecchie! Che sia il marchio più amato nel mondo lo dimostra la vendita di un Ferrari 250 GTO dei primi anni '60, venduta alla cifra record di oltre 38 milioni di Euro (52 milioni di $ ) L'automobile più costosa di tutti i tempi. Altro modello indimenticabile e indimenticato di quel periodo è la Ferrari Testarossa Un nome che venne riproposto negli anni '80-90 con un modello che stupisce ancora oggi per la sua modernitàTantissime le cilindrate ma il simbolo autentico della Ferrari è il V12 - 12 cilindri a V. Oggi è il motore più potente che sia mai stato montato su un'auto di serie: LA FERRARI800 cavalli dal V12 e 150 dal Kers, il motore elettrico che utilizza l'energia elettrica accumulata nelle frenate e nelle decelerazioni. Parente stretto di quello montato sulle vetture di Formula 1

Mercoledì, 08 Ottobre 2014 21:46

SINISTRO - dal dizionario della lingua italiana

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SINISTRO E DERIVATI. Dal vocabolario della lingua italianaSinistro - aggettivo figurato
Infausto, sfavorevole, avverso [per il prevalere, nelle antiche tradizioni popolari, della credenza che gli auspìci provenienti da sinistra fossero di cattivo augurio]: presagi sinistri, tempi sinistri; che fa presagire sventure e danni, lugubre: un uomo sinistro., una luce sinistra, [gli pareva d’aver negli occhi que’ sinistri tocchi a martello (Manzoni)]; [egli ha la sensazione di essere al centro di una trama poderosa di infamie mirabili (Giorgio Manganelli)]; bieco, torvo, minaccioso: un’occhiata, una risata sinistra; sguardo sinistro; un sinistro figuro.

Sinistro - sostantivo  maschile
Incidente grave, disastro, sciagura (specie con riferimento a mezzi di trasporto e alle persone e alle cose trasportate): accertare le responsabilità di un sinistro; sinistro ferroviario, sinistro stradale, sinistro aereo, sinistro marittimo; nel linguaggio delle assicurazioni, l’evento che corrisponde al rischio assicurato: in caso di sinistro, la società assicuratrice risponde ...; con riferimento a infortuni marittimi: sinistro maggiore, sinistro minore, a seconda che si tratti di naufragio o di semplice avaria.

sinistraménte - avverbio
in modo sfavorevole, infausto: la beffa si concluse sinistramente; in modo torvo e cattivo, che esprime odio e minaccia, o con sinistro presagio, con malaugurio: ridere sinistramente; guardare qualcuno sinistramente; [il passo di due alti carabinieri risuonò sinistramente sul lastrico del Corso (Grazia Deledda)]; malamente, con grave danno:[sinistramente sì l’altro percosse, che la spalla e la schiena insieme ruppe (Ariosto)]

sinistrare - verbo intransitivo e transitivo [derivato da  sinistro]. (v. aus. avere)
Andare a traverso, anche nel significato figurato di andare male, prendere una brutta piega, avere un esito sfavorevole. Colpire, danneggiare con un sinistro: l’alluvione ha sinistrato centinaia di famiglie.

sinistrato – aggettivo  e sostantivo maschile [participio passato di sinistrare].
Come aggettivo: colpito, danneggiato da un sinistro, specie per eventi bellici o per calamità pubbliche: famiglie, case sinistrate da bombardamenti aerei; una zona sinistrata dall’alluvione;
come sostantivo: il governo ha approvato una serie di provvidenze per i sinistrati

sinistrosità - sostantivo femminile [derivato da sinistro (nel significato di «infortunio, incidente»)].
Nel linguaggio statistico, sinistrosità delle strade, la maggiore o minore pericolosità che le singole strade urbane o extraurbane presentano, in rapporto agli incidenti stradali che in esse si sono verificati in un determinato periodo. Analogamente, nel linguaggio delle assicurazioni, il numero di sinistri denunciato da un assicurato in un dato periodo di tempo, in relazione al quale può variare il premio di assicurazione.

sinistròsi - sostantivo femminile [derivativo di sinistro, nel suo valore sostantivato («incidente» e simili), col suffisso medico -osi].  
Nel linguaggio medico, sindrome di tipo nevrotico, osservabile in soggetti che hanno subito un trauma in seguito a un infortunio, determinata dall’aspirazione a un congruo indennizzo; si manifesta con una sintomatologia varia (essendo in rapporto con il tipo di infortunio sofferto), tendente ad accreditare la supposta menomazione subita.

I saggi lo dicono in tutti i modi e in tutte le salse: votare  i "sinistri" porta sfiga!

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